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Di quegli anni infatti è una delle prime leggi emanate dalla Repubblica Serenissima in tema di Carnevale: Le maschere non girino di notte per la città.
In seguito come tutti sanno il Carnevale divenne periodo in grado d'attirare forestieri da tutta Europa, tra cui molti principi che sceglievano le trasgressioni lagunari per consumare parte delle loro fortune.
Durante il Carnevale le occasioni che la città offriva per spendere denaro erano innumerevoli, non c´era che l´imbarazzo della scelta tra ridotti e casini (piccole case in cui si giocava d´azzardo e si potevano trovare procaci donne per licenziosi incontri), teatri, botteghe del caffé, malvasie (botteghe dei vini venuti per mare), magazzeni da vino, trattorie e altri casotti in cui a pagamento si potevano ammirare animali esotici, funamboli e prestigiatori. |
Le calli e i campi si riempivano di persone mascherate che si mescolavano senza alcuna differenza tra nobili, coperti da tabarro e bauta, e popolani. C´erano poi le compagnie mascherate, formate da uomini e donne, che giravano per la città talvolta anche su delle specie di carri allegorici.
Disseminati per i campi gli artisti di strada, e i cantastorie che intonavano i loro versi al suono della cetra. |
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Iniziato e vissuto dissacrando la morale, il Carnevale manteneva tale veste fino all´ultimo giorno quando alcuni mascherati prendevano di mira i pulpiti che si stavano preparando per le predicazioni del primo giorno di Quaresima, giorno successivo alla chiusura del carnevale.
Va peraltro ricordato che in alcune epoche a Venezia fu permesso girare mascherati per larga parte dell´anno, a iniziare dal giorno di S.Stefano fino a tutto il periodo di Carnevale (escluse le feste della Circoncisione, della Purificazione e delle Marie) che terminava con l´inizio della Quaresima. Quindi era ancora permesso dal giorno della Sensa fino al 10 giugno, nel giorno della incoronazione dei Dogi, nei solenni banchetti pubblici e nelle altre feste occasionali, nonché dal 5 ottobre al 16 dicembre. |
Il travisamento delle identità era componente efficiente sia al ludismo moralista della nobiltà che all'interclassismo sul quale Venezia fondava la propria integrità di popolo.
Della storica tradizione del Carnevale veneziano non resta molto al giorno d'oggi. Questa festa rinvigorì spontaneamente la sua presa popolare attorno agli anni '80, ma fu presto trasformata in una kermesse a uso e consumo dei turisti e della pubblicità, dalle Amministrazioni comunali e dai contratti di sponsorizzazione. |
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Dopo quei primi anni in cui la città era corsa da bande di giovani infarinatori, sgradevoli per le vittime ma sinceramente allegri e scanzonati, il carnevale sembra essersi ingessato in una passerella di costumi elaborati e costosissimi portati con un sussiego degno davvero di miglior causa. Non mancano iniziative ludiche e di spettacolo interessanti oltre a feste di gusto veramente veneziano che però rimangono troppo spesso totalmente sconosciute al grande pubblico, che viene invece spinto a vivere la trasgressione carnevalesca nella sua dimensione più commerciale. |
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Feste a pagamento e negozi di souvenir sono ancora purtroppo la più facile deriva in cui cadono i foresti. Nonostante tutto questo non ce la sentiamo di non invitarvi a vivere comunque almeno una volta nella vostra vita l'esperienza del carnevale di Venezia, con un´unica raccomandazione: cercate di farvi scorazzare per la festa da qualcuno del posto!Sebastiano Giorgi |
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