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Vita Civile ..:Torna indietro:..
Che ne sarà della Punta della Dogana - E` giusto puntare sulla Guggenheim?
di simone - inviato il 19/03/2002 (letto 1508 volte - 0 commenti)

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Sulla questione Guggenheim silenzio di tomba. Tutto congelato, a parte qualche sparuta sparata del Gazzettino, del genere da cui tutti prendono le distanze, aspiranti vincitori e semi-rassegnati vinti.La futura destinazione della Punta della Dogana è miseramente arenata sulla (inattesa?) indisponibilità della più golosa porzione del complesso, di cui è proprietario il Seminario Patriarcale, che, contariamente a quanto si sente dire, non ha alcuna intenzione di allontanarsi da dov’è.O tutto o niente dice Guggenheim. Il progetto Gregotti non prevede compromessi per quanto riguarda la destinazione di tutti gli spazi disponibili.Costretto al dunque, il direttore della Guggenheim veneziana ha ammesso che non esistono progetti di ripiego. Men che meno è percorribile l’ipotesi di una convivenza con la Società Canottieri Bucintoro, casomai si rendesse necessaria la revisione del progetto. La “memoria storica” che aveva in mente di riservare alla gloriosa società sportiva veneziana e con cui per anni ha illuso un po’ tutti è ridotta, per sua stessa ammissione, alla dedica di una sala del futuro museo al nome “Bucintoro”. Dr Rylands, ci prende in giro o cosa?Finora ho sempre ritenuto che la fiducia incondizionata riposta da coloro che ci amministrano sulla Fondazione Guggenheim per concretizzare il progetto di recupero dell’area della Dogana fosse basata, oltre che sull’innegabile spessore culturale, anche sulla disponibilità delle sue risorse economiche illimitate.Niente di più sbagliato. In un recente articolo apparso sul New Yok Times (“The Guggenheim's Scaled-Back Ambition; A Museum Director's Risk-Taking Approach Gets a New Look in Hard Times” By Celestine Bohlen), che ho letto inarcando le sopracciglia, ho appreso che la Guggenheim non se la sta passando affatto bene da questo venale punto di vista, soprattutto dopo l’11 settembre. Altro che consistenza economica… il giornalista parla di una “house of cards”. Insomma un bel castello di carte.Non credo ingiustificato, allora, dubitare sull’effettiva capacità della Guggenheim di portare a termine il grandioso progetto che verrà realizzato in non meno di quattro anni. O, se volete, sulla fondatezza della ferma convinzione dei nostri amministratori di puntare tutto su questo cavallo.

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