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Vita Civile ..:Torna indietro:..
Le fogne sono a norma - ma le narici pare di no...
di Umberto Sartory - inviato il 04/04/2002 (letto 4835 volte - 0 commenti)

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Premetto che chi scrive è un fumatore inveterato, il quale ha coltivato la propria indulgenza al tabacco per oltre trent'anni, e non è quindi un esteta dell'odorato, anzi, una persona le cui facoltà olfattive sono presumibilmente inferiori alla media.
Ciononostante, da qualche anno ho cominciato a soffrire per un odorino leggero ma oltremodo sgradevole e persistente che sta diventando il ''leit-motif'' aromatico dei locali pubblici di Venezia. Questo odore rivela immediatamente la propria provenienza fognaria anche all'annusatore meno attento.

A quanto mi risulta, Venezia fu tra le prime città a dotarsi di impianti di smaltimento dei liquami neri attraverso sistemi di fosse settiche. Gli scolmatori di queste fosse sboccano nei canali, poco sotto il livello del medio mare; Venezia e i suoi frequentatori sono da secoli abituati a gratificarsi ai lezzi organici esalati da questi scolmatori in occasione di basse maree pronunciate che ne lascino scoperti gli orifizi.
Questo odore tipico di molte notti estive veneziane è persino noto in tutto il mondo con nomignoli ironici e quasi affettuosi come ''profumo notte di Venezia'' o ''eau du canal''. È un odore forte e non si può dire che sia piacevole, ma neppure che lo si percepisca come qualcosa di sottilmente infetto e che permane nel naso dopo essersi allontanati dalla sua origine.

Al contrario, quello che si percepisce oggi in molti locali si presenta come un odore sottile, per quanto mi riguarda appena sopra la soglia di percezione, ma la sua capacità di impregnare e rimanere, per così dire, incollato alle narici, è davvero straordinaria. Al punto che il solo scriverne lo sta già evocando alla mia memoria olfattiva.
Questo odore è positivamente infetto, perché il liquido che lo esala, a differenza di quello scolmato nei canali, non ha subito l'azione battericida e riducente dell'acqua salata, esso infatti emana direttamente dalle nuove fosse settiche, quelle installate dopo i decreti di ''messa a norma''.
Ora io mi chiedo: possibile che una normativa motivata principalmente da ragioni igieniche ed ecologiche produca come effetto fognature che esalano direttamente in locali destinati all'uso alimentare? Viviamo in un mondo con un alto livello di confusione, d'accordo, ma possibile che si debba mangiare mentre il naso ci racconta già il destino ultimo del nostro cibo?
A detta di un architetto esperto nell'adeguamento delle fognature, l'origine di questo ''odorino'' va ricercata non nel nuovo modello di fosse, ma nella loro messa in opera e manutenzione. Gli impianti otterrebbero la serie di nulla osta edilizi e igienici necessari perché il collaudo viene eseguito a ultimazione lavori, quando cioè le fosse non hanno ancora avuto il tempo di riempirsi e fermentare.

Lo stesso esperto sostiene che il nuovo modello di decantazione abbisogna di svuotamenti semestrali per non generare inconvenienti. Personalmente trovo questo intervallo di manutenzione troppo frequente. Considerando il numero di locali pubblici in esercizio a Venezia, finiremmo con il trovarci quotidianamente alle prese con barche per l'espurgo in attività e con la conseguente giornaliera diffusione di aromi in tutta la città; senza contare il costo di tali operazioni, che con quella frequenza diviene una voce importante nel bilancio di un piccolo bar o ristorante.

Le vecchie fognature richiedevano questo servizio con intervalli pluriannuali, e non mi risulta che negli ultimi secoli abbiano dato luogo ad alcuna epidemia o endemizzazione. Neppure mi risulta di aver mai sentito prima un odore di fogna così penetrante in alcuna sala di ristorante o pasticceria.
Ancora non si può dire che queste nuove fogne abbiano eliminato il profumo notte di Venezia durante le basse maree, visto che comunque gli scolmatori continuano a sfociare in rio.
Tutto da verificare poi è il comportamento in occasione delle acque alte. Ho forti dubbi che le fosse a norma sapranno davvero impedire il tracimare dei pozzi neri, degli scarichi e dei water dei piani terra.
Il cosiddetto adeguamento non sembra dunque apportare migliorie rilevanti al vecchio sistema, anzi; sorge allora la domanda sul perché lo si sia introdotto come obbligo di legge.
Da italiano quasi cinquantenne che si è sorbito i lingotti d'oro nei divani della sanità, i ministri nel libro paga dei sindacati e delle industrie, i milioni nei cestini degli alti magistrati, non riesco a non scorgere un piano razionale, dietro l'apparentemente dissennato obbligo di legge a far puzzare le fognature.

Non mi può sfuggire il fatto che una simile legge, che di fatto ha costretto migliaia di imprenditori a sborsare grosse cifre per radicali lavori di adeguamento (notare che l’importanza dell’investimento necessario ha causato la chiusura di molte piccole attività, che non erano in condizione di affrontarlo), giova ad alcune particolari categorie di persone e ditte. Ovvio che parlo di quei settori produttivi che si occupano di edilizia e materiali connessi.
Ovvero anche di quei professionisti e imprese che meglio di chiunque altro avrebbero potuto e dovuto rilevare e denunciare i saccheggi di materiali storici in atto sul territorio nazionale e in particolare a Venezia, come ben documentato sul sito delComitato per la difesa di Venezia.
La mia sensazione è che con simili leggi una certa parte della società italiana paghi la complicità di un'altra parte, al fine di realizzare azioni che vanno a discapito dell'intera comunità (trattandosi di città internazionali d'arte come Venezia, o Urbino, possiamo ben affermare che tali azioni nuocciono alla comunità non solo locale, ma anche globale, dal momento che tutte le parti sociali, ivi incluse quelle dei saccheggiatori, sembrano attribuire grande valore alle tangibili testimonianze della storia di cui queste città sono monumento).

Ancora una volta la disonestà rivelerebbe la sua vera natura di difetto intellettivo prima che morale. Solo la stupidità, intesa come miopia dell’intelletto, si illude infatti che un individuo possa trarre profitto da azioni che nuociono alla collettività. In questo caso, per esempio, forse qualcuno avrà più denaro da spendere per andarsene ogni sera al ristorante, ma si troverà anche lui a dover mangiare con la puzza di fogna nel naso, e non solo quella proveniente dalla sua cattiva coscienza.

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