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LE ROSE INCRIMINATE
di ENZO PEDROCCO - inviato il 15/06/2008 (letto 2741 volte - 4 commenti)

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LE ROSE INCRIMINATE
LE ROSE DELLO SFRUTTAMENTO E DELLA POVERTA'


Le rose che i bengalesi o altri, di nazionalità diverse, sono soliti proporci di acquistare con insistenza al bar o per strada - suggerendoci di farne omaggio alle rappresentanti del gentil sesso con cui ci troviamo in compagnia prescindendo dai rapporti, non necessariamente sentimentali o affettivi , che possiamo avere con esse - hanno una lunga storia alle spalle, a dir poco raccapricciante, che sarebbe auspicabile un po’ tutti conoscessero, al fine di non contribuire ad alimentare una forma di commercio alla cui origine - al di là dell’ aspetto mite e gentile che esso assume nella sua fase terminale e delle sollecitazioni caritatevoli e umanitarie che talvolta ciò può suscitare - vi è una bieca e triste realtà di sfruttamento e povertà riguardante alcuni Paesi del Sud del mondo, fra i maggiori esportatori mondiali di fiori, da cui tale commercio prende le mosse.

In un bel libro di Pietro Raitano e Cristiano Calvi, “Rose&lavoro” - Terre di Mezzo Editore - che consiglio a tutti di leggere, tutto ciò viene magistralmente ed eloquentemente messo in luce dai suoi due autori. E, chiunque volesse rendersi edotto sull’argomento, non ha ovviamente che da recarsi in libreria e acquistare il libro.

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Commenti a questo articolo
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Inviato da: Umberto Sartori

Eppure, Lorenzo, non riesco a non riflettere su alcuni aspetti di questa questione.
Il fatto in sé di stimolare lo scambio di fiori fra le persone è ben lungi dall'essere negativo. Non ci vedo nulla di male se un Paese produttore di fiori avvia una campagna di vendita con strategie artigianali.
Tu preferisci quelli che con organizzazioni assai più sofisticate mettono a mercato armi antiuomo o droghe pericolose? Ma già, quelli non vengono a scocciare al bar...

Rintuzzo semmai l'individuo che agisce subdolamente e con insistenza molesta, puoi credermi che non sono affatto tenero con quel genere di "fiorai" con molti di loro ormai mi basta uno sguardo per fargli capire se stanno passando dall'offerta gentile alla molestia.
Ma l'offerta di acquistare un fiore accompagnata da un sorriso gentile e da una pronta comprensione della mia inclinazione a farlo non mi sembra debba essere colpevolizzata.
La presenza di fiorai discreti sempre disponibili può esser grata a più di un cuore sensibile. Se sei di fronte a una donna che ami, il fatto che il fiore non sia freschissimo può essere trascurabile, rispetto all'intensità del gesto.
Lo definirei nettamente un mestiere poetico e auspicabile in Venezia, città dell'amore per eccellenza, purché praticato nel rispetto ferreo di alcune semplici regole... Ma come imporre regole a chi si tiene in clandestinità? Come imporre regole quando non si dispone nemmeno più di un corpus legislativo che sia quantomeno leggibile?


E ancora mi appare frutto di una visione limitata il definire tout-court sfruttamento la posizione dei venditori stessi.
Non conosco il Bangladesh, ma ho visto abbastanza di West Bengala indiano da pensare che quegli uomini, nel loro Paese, si troverebbero in condizioni ben diverse dall'aggirarsi tra tavolini con una camicia sempre stirata e la pressocché certezza di poter fruire di una alimentazione decente e di un tetto o magari di più, magari persino mandar soldi a casa.
Ho centinaia di foto di migliaia di persone seminude abbarbicate ai sopralzi ferroviari per mesi dell'anno, con una unica visione di presente e futuro, fatta dell'alternanza tra la pesca e la vanga.
Io ammiro quei fiorai "sfruttati", perché quello "sfruttamento" si configura comunque come uno sforzo verso l'evoluzione dell'individuo e del Popolo, come una possibilità di mutamento. Ammiro il loro atto di coraggio nel credere che fosse possibile cambiare condizioni millenarie non già di sfruttamento ma di vero e proprio abbrutimento nella consuetudine e nell'inerzia.
Partire, lasciare quel lago immenso che ciclicamente avvolge il tuo mondo e sommerge la tua terra, mare immenso essa stessa quando terra-limo che si dissecca per migliaia di chilometri all'intorno. Dove per quanto peschi o per quanto zappi il tuo pesce e il tuo grano non sono commensurabili al prezzo di un biglietto ferroviario per uscire dal mare. Dove un passaporto deve essere prima una capacità di concepirlo, che un problema burocratico.

Inviato il 14-06-2008 20:02
Inviato da: Enzo Pedrocco (enzopedrocco@gmail.com)

Lo sfruttamento riguarda i braccianti, in genere donne e bambini, che nei Paesi del Sud del mondo si massacrano di lavoro nel coltivare le rose - consentendo alle multinazionali o alle mafie locali di lucrare fortune - per poche decine di dollari al mese e a contatto spesso con pesticidi o sostanze comunque nocive per la loro salute. I bengalesi, ai quali vanno tutte le mie simpatie – sempre che non siano troppo insistenti – queste cose, con ogni probabilità, neanche le sapranno. Nella loro grama situazione di mera sussistenza hanno infatti altro a cui pensare che al commercio equo e solidale. E, francamente, ritengo che si possano anche capire.

Inviato il 14-06-2008 22:20
Inviato da: Umberto Sartori

Forse a quei bambini del "Sud del Mondo" non è presente la luminosa alternativa di racimolare centesimi di dollaro razzolando nelle discariche o lungo i binari, divisi in caste o bande per il raccoglimento di bottiglie piuttosto che di teglie di stagnola.
Cosa è peggiore, lo sfruttamento minorile con i suoi dieci dollari o la morte per inedia o per mano di genitori disperati?

Perché boicottare le rose mandando allo sbando o nelle braccia di criminalità più nostrane gli innocui, anche se a volte fastidiosi, innumerevoli venditori?
Quel fiore appassito aiuta loro e in fondo anche quei bambini bracciante. Non è smettendo di farli lavorare che li aiuteremmo, ma combattendo affinche migliorino le loro condizioni di lavoro. E l'embargo certo non favorisce lo sviluppo.

Inviato il 16-06-2008 08:16
Inviato da: Geppetto (emilio.conti@europe.com)

Un annetto or sono, una lavoratrice, mi par colombiana, tenne una conferenza sul tema, a cui partecipai.

La buona donna, generata la futura manovalanza per le serre dei padroni, era la fondatrice di una associazione sindacale. Con questa attivita' pero' metteva a repentaglio la propria incolumita' personale, viste le condizioni di legalita' del suo paese.

Alla domanda di un ascoltatore se boicottare l'acquisto dei prodotti floreali sudamericani, specialmente rose, rispose chiaramente di non farlo, pena il mettere a repentaglio la propria fonte di sussistenza.

Inviato il 22-06-2008 17:41
 


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