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Vita Civile ..:Torna indietro:..
Ponte di Calatrava? Ponte de le Zonte! (English version available)
di Umberto Sartori - inviato il 01/03/2011 (letto 9445 volte - 17 commenti)

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Ponte di Calatrava? Ponte de le Zonte! (English version available)

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Questo articolo è stato ripristinato in seguito alla violazione del sistema VeniceObServer in data 2 Marzo 2011



Io non sono mai stato ne mai sarò contrario alla costruzione di un ponte. Non mi importa che esso sia effettivamente utile al transito.
Da sempre il ponte rappresenta una delle attività più altamente civili e significanti dell'uomo. Non si dimentichi che il massimo titolo spirituale nella nostra Civiltà è proprio quello di "Pontefice".

Ma i ponti bisogna saperli costruire.
Accingersi a simile opera in una città come Venezia richiede inoltre l'essere all'altezza del livello professionale ed estetico dichiarato dalla città storica nella quale ci troviamo a vivere.

Ogni pietra lavorata di questa città dimostra la perizia e l'impegno verso la perfezione di artefici e committenti.

La barbarie che occupa oggi la città, invece, non fornisce che prove di inettitudine e nocività al Patrimonio storico, culturale ed edilizio di Venezia.

Ogni piccolo o grande "restauro" applicato ai ponti storici, grandi o piccini che siano, risulta in un immediato grave dissesto della struttura. Posso citare il Ponte della Paglia o quelli lungo il rio del Malpaga, o quello dietro la Fenice, ma il fenomeno si riscontra in pressocché tutti i manufatti recentemente interessati da "restauri".
In molti anche l'ordine di riassemblaggio dei pezzi originali non è stato rispettato, dando luogo a evidenti salti di spessore nelle pietre bianche degli archi e delle murette.

Basso, chiatto di una pinguedine che dissecca le spalle ed enfia il ventre e le gambe, con le caviglie che trabordano da due strette scarpe ingemmate, il nuovo ponte sul Canal Grande sembra esternare proprio la bruttura morale in cui è stato concepito e realizzato.


Vero e proprio monumento al malcostume, all'insipienza e al pressapochismo, l'arco nato fatiscente è finalmente percorribile in questo settembre 2008, a 14 anni dal suo concepimento.

Avesse questo interminabile e dispendioso travaglio partorito un bel ponte! Invece ci hanno incastrato in volta di Canalazzo questa specie di rottame industriale più volte rimaneggiato (vedi documentazione fotografica), dalla vaga similitudine con una lisca di baccalà paleozoico.

Il ponte di Calatrava non riesce ad essere esile, slanciato e ardito come quelli della Stazione o dell'Accademia, né possente e monumentale come quello di Rialto.
Stà lì, con il suo ventre obeso mal supportato da rachitiche e sbilenche spalle, esattamente come le Zonte che lo hanno voluto od osteggiato: le Zonte Comunali.

"El Ponte de le Zonte", che di Costituzione non mi pare il caso di parlare. L'idea non è mia ma di un anziano imprenditore mestrino.

"Zonte" di tutti i tipi: da quelle Comunali, appunto, a quelle di materiale, di appalti e subappalti, "Zonte" di bilanci e "Zonte" per rimediare agli errori costruttivi. "Zonte" di cemento a tonnellate su rive che di tutto avevano bisogno fuorché di peso.

"Ponte Zonte": semplice, assonante, facile da ricordare, significativo. Perché disturbare Ruini e la Costituente? Se di Costituzione si dovesse parlare il riferimento andrebbe a una "Costituzione deforme", forse addirittura invalidante al servizio pubblico.

O forse proprio questo si è voluto fare? Racchiudere in un monumento l'atmosfera di sfiducia verso i Principi e l'autorità della Costituzione che sempre più spessa serpeggia fra il Popolo?

Il ponte a questo si presterebbe: con i suoi molteplici archi mal raccordati tra loro, ben esprime le fumose negoziazioni, gli accordi sottoscritti ma non condivisi che furono il crogiolo di quel Testo Costitutivo dell'Italietta democratica.

Con i suoi scalini fuori bolla a ritmo arbitrario, il ponte di Calatrava lumeggia nell'affresco epocale la caotizzazione delle gerarchie morali e statali.

La struttura è pregna di simili messaggi: quale miglior significato per la ridondanza di costole, se non la farragine amministrativa e burocratica, intesa come quelle a sostenere un arco costituzionale sbilenco e rappezzato?

La stessa forma prediletta dal Calatrava, quella a buccia di melone, non addita l'inciviltà di abitanti e visitatori nel gettare immondizie nell'acqua?

Mi si dirà che esagero, eppure nemmeno ancora ho preso in considerazione ciò che la costruzione di simile monumento ha indotto nella produzione letteraria, cronachistica e giudiziaria veneziana degli anni a cavallo tra i millenni.

Centinaia di articoli sui giornali e nelle riviste, migliaia di fascicoli e filze nei tribunali e negli archivi pubblici, un rifiorire della satira popolare, faranno coro al Ponte nel raccontare ai posteri che razza di gente abitasse a Venezia in questi anni.

Nella foto a destra un foglietto affisso in un'osteria, qui sotto una poesiola: due esempi della satira popolare.

Queo de Calatrava a Venessia sé un ponte
Che, i ne conta, sara fato tuto a sonte

I Veneti intanto ga fato carte mate
Co un ponte traversà solo che dae fate

El ga do spae ma niente testa e arco
Che sora l'acqua fassa varco

Dopo quei dei pugni, miga piavolae
A Venessia i ga fato el ponte dee peae

Che'l Canalasso a peae in culo faria traversar
A tuti quei che'l ponte ga fato guadagnar

El n'à costà sto ponte, dito in euro
Bastansa da mandarne tuti a la neuro

Invesse de pagar sti magansesi
Par anni a maca fasevimo nialtri i portoghesi

E quei che'l calatrava no g'à calmà la tenia
Desso i s'à butà su queo de l'Academia

Par ogni travo messo in opera finia
Ghe ne sé diese messi in berta da no se sa chi sia

Chi dise i sia Tajani, romani, nostrani o pur massoni
Mi i ciamaria, una tantum, mascalsoni.

satira su Calatrava

La lettura del ponte come affresco di un'epoca sarebbe sostenibile da un impassibile punto di vista nella Storia dell'Arte se solo il ponte promettesse di durare con la città.
Purtroppo sempre più evidente è invece il breve destino non solo del ponte ma della città tutta. Il violento spostamento dello spartiacque di marea, causato dallo scavo e continuo approfondimento del Canale dei Petroli, sta trasformando in regimi torrentizi i principali rii trasversali di Venezia, e questo fenomeno ormai rivaleggia con quelli erosivi della solfatazione a fissare nel prossimo futuro la cancellazione di Venezia e della Laguna.

Non merita quindi considerazioni "sub speciae Aeternitatis" il Frankestein ingegneristico in questione.

Ponte dee Zonte", e finché el dura, ha ragione Angelo, l'arguto geometra mestrino.

Finché dura, perché come fidarsi che siano stati ben calcolati i periodi di oscillazione?

Forse non tutti sanno che i ponti sono come dei pendoli in oscillazione. Sotto effetto del vento, e soprattutto sotto effetto di un marciare ritmato l'oscillazione può divenire risonante, ovvero entrare in un fenomeno di amplificazione parossistica che porta alla disgregazione della struttura.

Gente che si permette di sbagliare misure sull'arco per oltre due metri complessivi, davvero offre garanzia di avere attuato tutti gli accorgimenti antirisonanza nel progetto e nella realizzazione?

Per certo sappiamo solo che anche nel caso di un fallimento catastrofico sarebbe pressocché impossibile risalire ai responsabili se non per procedimento sommario.
Tutti gli strumenti legali nati per tutelare i Cittadini da mali amministratori sono vanificati e volti a nascondere e proteggere le responsabilità e le colpevolezze.

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This Article has been ripristined after the violation of Venice ObServer system on March 02 2011



I've never been and I shall never be against the building of a bridge. I do not care if it might or not be useful to transit.
Since the beginnings the bridge represents one of the highest and most significant conquers of Human Civilizations. We must not forget that the highest degree in the spiritual jerarchy of our civilization is the one of "Pontifex" (Latin for "bridge maker").

But building bridges requires civilized building skills and will.
To put hand at such a work in a city like Venice, further requires to be able enough to pair with the professional aestetichal and moral skills declared by the historical city where we are living.

Each worked stone in this city declares the ability and the engagement toward perfection of craftmans and committents.

The barbarity which actually occupies Venice, on the contrary, only gives proofs of ineptitude, becoming more and more harmful to the historical, cultural and constructed Patrimony of Venice.

Each small or wide "restoration" applied to the historical bridges, small or big they are, results in a immediate severe ruin of the structures. I can name the ponte della Paglia, or those along the Malpaga rio, or the one behind the Fenice Theatre, but this kind of phenomena can be observed in almost all the manufacts recently "restored".
In many of these not even the assembling order of stones was respected, produceing blatant thickness discrepancy in the white stones lineing the arches and the parapets..

Podgy, pot-bellied of a obesity which dessiccates the shoulder while swelling abdomen and and legs, with the ankles constricted in two tight shoes, the new Calatrava bridge on the Grand Canal of Venice seems to show off exactly that moral ugliness in which it has been projected and realized.

Out and out monument to the immorality, to the malpractice, to the coarseness, the born-deformed arch is at least opened to transit in this September 2008, fourtheen years after its conceiving.

Might this high cost - long run labour give birth to a beautiful bridge! Instead they wedged across the Grand Canal such a industrial wreck, more and more times rehashed (see photographic evidences), slightly looking like an enormous paleozoic cod fishbone.

The Calatrava's Bridge does not perform slender elegance like the Railway and Accademia ones, nor it reaches the monumental impressiveness of Rialto Bridge.
There it stays, with its obese womb badly supported by its rickety and lopsided shoulders, exactly like the Zonte Comunali (district councils) which wanted or fighted the Calatrava bridge construction.

"El Ponte de le Zonte" (the Bridge of Adjuncts): not the case to call the Constitutional Act in case. This name does not come from my pocket, but from an aged enterpreneur from Mestre.

All sorts of "Zonte" (adjuncts): from the disrtict councils to the adjuncts of materials, of contracts and outsources, adjuncts of budget and adjuncts to remedy projecting and building errors. Adjuncts of concrete by the tons on banks that where needing averything but not heavy weight.

"Ponte Zonte" (Adjuncts Bridge): simple, assonant, easy to remember, significant. Why disturb Mr. Ruini and the Constituent? If of a constitution might we have to talk, it would be a "deformed constitution", perhaps even invalidateing to the Public Service.

Or was it this, the real deep aim of the Calatrava bridge? To enclose in a monument the athmosphere of distrust towards principles and authority of Italian Constitution which thicker and thicker snakes across Population?

The Calatrava bridge in Venice perfectly suits this aim: with its multiple archesroughly joined between them, well it recalls the smokey negotiations, the pacts signed but not agreed, which has been the melting pot of that Italian democratic Republic Constitutive Text.

With the arbitrary rhythm of its out of level steps, the Calatrava bridge enlightens the chaotization of moral and statal hierarchies in the epochal fresco.

The structure is fullfilled with such messages: Which better significate, for the redundancy of ribs, than the bureaucratic and administrative muddle, intended, like the ribs of the bridge, to sustain a lopsided and patched constitutional arch?

The same Calatrava’s favourite shape, that of the mellon skin, does it not point out the rudeness of inhabitants and visitors in throwing garbage into the water?

Some might say I exagerate, but I did'nt yet considered the effect of Calatrava bridge constructions on literary, chronicle and legal production in the years straddleing the Millennium.

Hundreds of articles and lead stories, thousands of strings in the Tribunals and Public Offices, a reflourishing of popular mockery, will chorus to the Calatrava bridge in telling to the posterity which kind of rabble was inhabiting Venice in this years.

The picture on the left shows a piece of paper billed in a pub, here below a small poem: two examples of popular satira.

Queo de Calatrava a Venessia sé un ponte
Che, i ne conta, sara fato tuto a sonte

I Veneti intanto ga fato carte mate
Co un ponte traversà solo che dae fate

El ga do spae ma niente testa e arco
Che sora l'acqua fassa varco

Dopo quei dei pugni, miga piavolae
A Venessia i ga fato el ponte dee peae

Che'l Canalasso a peae in culo faria traversar
A tuti quei che'l ponte ga fato guadagnar

El n'à costà sto ponte, dito in euro
Bastansa da mandarne tuti a la neuro

Invesse de pagar sti magansesi
Par anni a maca fasevimo nialtri i portoghesi

E quei che'l calatrava no g'à calmà la tenia
Desso i s'à butà su queo de l'Academia

Par ogni travo messo in opera finia
Ghe ne sé diese messi in berta da no se sa chi sia

Chi dise i sia Tajani, romani, nostrani o pur massoni
Mi i ciamaria, una tantum, mascalsoni.

satira su Calatrava

Reading the Calatrava bridge like an epochal fresco would be sustainable from a impassive point of view in art history, if only the bridge would promise to last with the city.
Unfortunately, more and more is evident the short destiny not only of the Calatrava bridge but of the whole Venice. The violent deflection caused in Venice Lagoon tides dynamic by the excavation of the so called "Canal dei Petroli" is transforming the quiet rios of the city in torrents, and this phenomenon is now challenging the sulphuric crumbling of the stones in placeing nearer and nearer in the future the deletion of Venice and her Lagoon.

The engineering Frankenstein we are talking about is not really worth any sub speciae aeternitatis consideration.

Ponte dee Zonte" (bridge of the Adjuncts), and just untill it lasts: Angelo, the witty surveyor from Mestre is right.

Till it lasts, because how to trust that oscillation cycles were well calculated?

Maybe not everyone knows that bridges are like oscillating pendulums. under effect of the winds, and overall under a rhytmic marching of people, oscillation can become resonant, as is enter in a phenomenon of parossistic amplification of the wave, which lead the structure to disintegration.

People which copes with error of meters in measurements, really guarantees of haveing took deep care of such complicate matter in projecting and realizing the Calatrava bridge of Venice?

For sure we have that even in the case of a catastrophic event, it would be nearly impossible in a regular trial, to distribute responsabilities and faults.
All legal instruments intended to protect citizens from bad administrators are voided and turned to hide criminal behaviours and attitudes of the so called "administrators".

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Commenti a questo articolo
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Inviato da: Joe (clomer@inwind.it)

L' altra mattina (30 settembre 2008 ore 7.15) attraversando per la prima volta il famigerato ponte mi sono proprio convinto dell' enorme (scusate la volgarità) inculata che l' amministrazione comunale a tirato a questa città.
Dopo centinaia di articoli nei giornali sulla bellezza del ponte , dopo la pomposa autocelebrazione delle istituzioni pubbliche sulla 'LORO' opera degna di essere esposta alla biennale ed altre centinaia di puttanate scritte o dichiarate in tv per dare una ragione all'enorme sperpero di denaro, sono sempre più convinto che ci abbiano preso per il sedere.
Leggendo questo articolo mi sono tolto dei dubbi che pensavo fossero solo miei.
Io non sono un ingegnere e tantomeno un architetto , ma sono nipote di muratore di vecchia scuola veneziana (da bimbo andavo spesso nei cantieri dove mio nonno lavorava affascinato dai lavori edili), e a mio parere non ho mai visto tanti "sbrodeghi" come quelli che ci sono sul ponte e che il Sig. Sartori a fotografato.
Le 'zonte' di ferro dell' arcata le ho viste qui su questo articolo, ma i "pettoni di stucco" sui parapetti ,gli scalini un po sconnessi, ed altri lavori fatti proprio male li ho visti con i miei occhi, per cui proprio non mi capacito per l' enorme costo di questa struttura.
Poi ci mancava l' ultima sparata dell' ideatore del ponte ossia l 'architetto Calatrava (Gazzettino del 2/10/08) dove propone dopo solo 15 giorni di vita del ponte la sostituzione dei gradini per via dei numerosi incidenti che si sono verificati.
Ci dobbiamo aspettare qualche altro milioncino di euro di spesa per questo ponte?
Ognuno tragga le proprie conclusioni , io le mie le ho gia tratte.
Distinti saluti

Inviato il 01-10-2008 05:16
Inviato da: elb@so

E pensa che nonostante la banana di quasi 100mt
di acciaio nel sedere gli abitanti della città ( indegni
di essere chiamati Veneziani) nessuno , tranne
qualche fazione politica che si muove per racimolare
voti , reagisce e si sveglia ( come noi del Comitato
che abbiamo aperto gli occhi oramai da anni )
tutti chiusi nel loro piccolo miserevole mondo di
chincaglierie , maschere albanesi e vetro cinese....

elb@so

Inviato il 01-10-2008 09:51
Inviato da: Yvonne (ytab36@hotmail.com)

Uffa! After reading theses comments and seeing the photos, I don't think I'll bother walking on this bridge. I can't swim!

Inviato il 02-10-2008 06:18
Sito web: Australia
Inviato da: Fra.Cas.

Io continuo a farmi quello degli Scalzi, ovvero il Ponte Miozzi. Almeno quando lo attraverso, non mi sentiro sobbalzato, quasi saltellando, e non proverò quella sensazione di vuoto e di spossamento che sento sull'altro ponte appena terminato.
Lo attraversato due volte, e tutte e due le volte, fermandomi al centro, ho sentito sotto i miei piedi l'arco che si muoveva, provocandomi una sensazione fastidiosa e di sbattimento, che non ho mai sentito in nessun'altro ponte di VENEZIA, nè tantomeno su quelli più lunghi ed importanti, quali quello di Rialto o dell'Accademia. Anzi, dico oltre: per me potrebbero proprio chiuderlo: primo, per il giro che faccio, anche se arrivo da o a P.Le Roma da o a Lista di Spagna, posso perdere quel minuto e mezzo che non mi cambia la vita quotidiana facendo il Miozzi e la fondamenta di S.Simeon piccolo; secondo, perchè visto i costi che continuerà ad avere, anche una volta terminato, di manutenzione, di monitoraggio, di riparazioni future e di pulizia , almeno lo preserveremo nei decenni il più possibile, magari facendolo passare come quell'arte becera che qualcuno continua a pagare il biglietto in qualche museo del nostro capoluogo.

Inviato il 02-10-2008 13:55
Inviato da: Newest E-Side

E' la prima volta che capito qui dentro.
Leggo con piacere letterario questo scritto, magari appena prosaicamente affannato, ma evidentemente scritto di getto col cuore e non elucubrato a dovere col cervello.
Posso affermarlo senza remore in quanto non mi capacito di come una persona capace di esprimersi in modo arzigogolato e volutamente complesso si abbassi a tali ragionamenti da volgo di basso rango.
Senza aggiungere nulla a quanto scritto e dibattuto in questi 11 anni, mi limito a constatare che i tre punti su cui si può attaccare nel suo insieme la costruzione del ponte di Calatrava sono:
1- L'aver sottovalutato (solo inizialmente però) il tipo di progetto che necessitava tale opera.
2- Lo sbaglio (anche questo iniziale) di indirizzo della gara d'appalto per la sua costruzione, che poi ha portato in conseguenza e a cascata tutti i problemi economici e di continuo rinvio dell'opera, di gestione e di realizzazione di molti "aspetti tecnici" che certe ditte non erano, incolpevolmente, capaci di risolvere.
3- La mancanza di una soluzione progettuale iniziale per inserire un percorso idoneo agli handicappati. La soluzione più ovvia, constatato che qualsiasi opera riparatoria alla "dimenticanza" abbruttisce (se non addirittura cambia la concettualità espressa dalle linee architettoniche), era imbarcare i non normodotati sui battelli ACTV gratuitamente.

Per il resto, qualsiasi critica o sospetto relativi all'estetica del ponte, al suo inserimento nel contesto di Venezia o alla sua stabilità sono aria fritta. Cose dette senza sapere nulla di Architettura, Storia dell'Arte, Tecnica delle Costruzioni, Scienza delle Costruzioni.
La leggerezza estetica del ponte c'è ed è data proprio dalla sua struttura portante, estremamente filante e che, grazie alle vertebre che la compongono, la rendono quasi "viva".
I materiali utilizzati ricalcano quelli da sempre utilizzati a Venezia nella costruzione di opere pubbliche (trachite, pietra d'Istria) con l'inserimento di altri materiali atipici, ma sempre veneziani d'uso (vetro e bronzo) e richiami alla modernità (ferro della struttura). Il calcestruzzo neanche lo nomino perché usato solo come elemento strutturale, poi ricoperto.
Il ponte si inserisce in una zona di Venezia dove l'unica opera di una certa importanza recente è il garage comunale e la bretella del Tronchetto. Gli altri edifici di tipo industriale risalgono tutti al massimo ai primi del '900.
La chiesa di S.Simeon Piccolo e il Ponte degli Scalzi sono defilati e fuori vista. E in questo senso il Ponte di Calatrava segna finalmente una zona poco caratterizzata con un'opera che ammodernizza la città in modo preciso e codificato.
Che senso avrebbe studiare la storia dell'architettura se nessuno avesse mai costruito (o osato costruire) cose esteticamente nuove?
Ed è anche vero che l'uomo è poco avvezzo alle novità (specialmente noi Italiani e per quanto ne vedo io, noi veneziani), per cui non c'è da stupirsi se adesso l'opera di Calatrava viene criticata in modo prevalentemente negativo e magari in futuro verrà osannata.
E' chiaro che il gusto estetico di ognuno di noi sia relativo e quindi opinabile, comunque la si pensi.
Non sono invece opinabili altre verità legate all'aspetto tecnico.
Inevitabilmente la forma scelta ad arco estremamente ribassato porta complicazioni aggiuntive nella realizzazione del progetto strutturale del ponte, in quanto le forze di reazione ai vincoli esterni sono prevalentemente parallele al piano campagna, portando a far "muovere" (solo se mal dimensionate) le fondazioni verso l'esterno, andando successivamente a formare una cerniera plastica in prossimità del centro dell'arco.
Problemi questi che sono stati risolti dopo la prima fase "errata" di progetto, ma che erano stati ingigantiti dalla stampa locale (sapientemente forse?).
Sui calcoli relativi alla struttura neanche mi esprimo. Leggo parole come "periodo" e "antirisonanza". Vorrei solo ricordare che le analisi di calcolo sono ben più complesse e prevedono analisi statica lineare e non lineare, analisi dinamica (frequenze naturali, analisi della risposta spettrale e armonica e in altri casi si procede oltre, con altri tipi di controlli). In pratica si analizza la struttura in qualsiasi condizione possibile.
Inoltre un certo "abbassamento" del ponte è previsto dai calcoli. Ricordo che una struttura in c.a. lavora correttamente per le tensioni per le quali è progettata. Con "lavora correttamente" intendo che entro certi limiti si "deforma" per attuare al suo interno le tensioni previste. E che i cedimenti previsti sono stati quelli effettivamente riscontrati in fase di collaudo.
Senza un valido progetto dei calcoli per il c. a. non si costruisce nulla. E se il collaudo non avesse dato i risultati previsti, si sarebbe dovuto fermare tutto e trovare una soluzione.
Ragione per cui non ha senso credere a chi discredita il progetto strutturale realizzato.

L'aspetto importante invece da tenere conto è che quest'opera necessita di costante manutenzione, come lo necessiterebbero molte altre. Se vogliamo, è questo l'aspetto più preoccupante, visto che in Italia deficitiamo del concetto stesso di "manutenzione".

Come già detto in principio, le preoccupazioni espresse da Umberto Sartori sono forse solo il frutto di paura delle novità, paura di aprirsi col mondo che ci circonda, ignoranza (nel senso di "ignorare" determinati aspetti tecnici e/o architettonici attuali). In questo senso, ho trovato divertente quanto scritto. Di come determinate situazioni stimolino le persone a lasciare la propria impronta, a esprimere le proprie idee. Insomma per chi non vede bellezza e/o utilità nelle novità, almeno servono a mantenersi vivi, a parlare e a discutere (magari in modo sterile), ma comunque sono uno strumento socialmente utile.

Inviato il 27-01-2009 13:10
Inviato da: Umberto Sartori

Io sarò anche ignorante, ma non sono corrotto. E, come bene ha intuito Newest E_Side, il grido di dolore per l'obbrobrio scaricato in volta di Canalazzo mi sorge dal cuore.
E trova atroci conferme nel ragionamento.
Tutte le mie affermazioni sono supportate da evidenza fotografica, come spero avrà visto nel fotoservizio allegato all'articolo.
Questo sia detto come articolista.

Come moderatore di Venezia ObServer, invito formalmente Newest E_Side a non avvalersi su queste pagine di sistemi denigratori. Descriva a suo piacimento le bellezze che trova nel rottame e chissà che non riusciamo anche noi a trarne una qualche effimera consolazione, ma si astenga dal supplire alla carenza di argomenti con il tentativo di screditare l'interlocutore.

Inviato il 03-02-2009 03:16
Inviato da: mr x

il denigratore è mil fratello che è un ingegnere edile, le basta?

Inviato il 03-02-2009 08:47
Inviato da: Alexander Bonivento

Gentile sig. X (ma x é il nome o il cognome?),

Con tutto il rispetto per la famiglia, il fatto che si tratti di suo fratello non basta proprio.
Invece, il fatto che sia ingegnere edile lo porrebbe in condizione di dialogare con una certa cognizione di causa.

Non é certo la paura del nuovo a preoccupare, infatti trovo spunti interessanti nel discorso di Newest E_Side.
Purtroppo peró gli interlocutori non si conoscono e quindi possono fraintendersi: ma sará certamente utile lasciare che si spieghino a vicenda come meglio credono, il quadro complessivo non potrá che giovarne.

Chi legge saprá decidere da sé, se i commenti sono motivati.
A modo loro, tanto i commenti di Sartori che quelli di Newest E_Side lo sono: ma certamente il suo no.

Un intervento come il suo suona altamente offensivo e volto a scatenare polemica, per uno che scrive con uno pseudonimo e cala sentenze dall'alto.

Quindi, se Newest E_Side é effettivamente ingegnere edile, lasci che sia lui a dialogare, oppure per cortesia intervenga scrivendo qualcosa di piú utile di uno sterile "le basta?".

Inviato il 03-02-2009 09:21
Sito web: http://www.ourvenice.org
Inviato da: Umberto Sartori

Quello di sottovalutare l'acume degli interlocutori deve essere allora una caratteristica che avete in comune. Pensava che non si fosse capito?

Quello che non sospettavo era che fosse, come ingegnere, tanto di vecchio stampo da far annunciare i suoi titoli a mezzo di apposito valletto.

Inviato il 03-02-2009 09:22
Inviato da: mr x

1)nessuno mi ordina qualcosa, credo di avere una certa autonomia

2)"Come moderatore di Venezia ObServer, invito formalmente Newest E_Side a non avvalersi su queste pagine di sistemi denigratori. Descriva a suo piacimento le bellezze che trova nel rottame e chissà che non riusciamo anche noi a trarne una qualche effimera consolazione, ma si astenga dal supplire alla carenza di argomenti con il tentativo di screditare l'interlocutore": questo mi suona offensivo, sia per i toni con cui ci si rivolge ad un interlocutore, sia perchè il commento del fratello non è stato per nulla offensivo.

3) cancellate pure sto commento (se volete, fate come credere), è una puntualizzazione

4) ve la prendete un pò troppo, o avete i nervi a pezzi o vi piace anche a voi "Quello di sottovalutare l'acume degli interlocutori" perchè anche nel vostro caso mi sembra che "deve essere allora una caratteristica che avete in comune"

Inviato il 03-02-2009 10:16
Inviato da: Umberto Sartori

Centro. Abbiamo i nervi a pezzi. Stanno deturpando, disgregando e diffamando la nostra Città Madre.

Inviato il 03-02-2009 10:33
Inviato da: mr x

senta io credo che venezia non si debba fermare al 1800, quando i futuristi provocarono parlando di interrare i canali e metterci la macchine, stavano già dicendo una sola cosa "questa città sta morendo". Non credo poi che calatrava sia un neo laureato che progetta edifici, e in più in mezzo a stazione e piazzale roma il ponte di calatrava ha una sua bellezza. Venezia durante il suo periodo di vita (diaciamo che già nel verso la fine del 1700 venezia comincia a subire uno "stop" in ogni campo: politico, economico, culturale, costruttivo, abitativo,ecc...) ha buttato giù e riedificato palazzi, ponti, calli, campi per riedificare sopra, perchè le esigenze abitative, costruttive cambiano di epoca in epoca, ne è la prova la mescolanza di tipi costruttivi diversi che coesistono nella nostra città.
L' unico discorso che accetto su calatrava è quando il comune afferma di non avere soldi per tante emergenze, eppure per calatrava li ha trovati tutti.

Inviato il 03-02-2009 10:47
Inviato da: Umberto Sartori

Ma ce le illustri queste certe sue bellezze, poiché noi non le vediamo, eppure almeno alcuni di noi sono sinceri e appassionati cultori del Bello. Ci illustri e raffiguri gli arcani accordi proporzionali e numerici che solo rendono la grande architettura degna di questo nome.

Non tema d'intimidirci, troverà orecchie disposte a seguirla in volo Pindarico da Platone a Buckminster Fuller passando per Palladio, Panofsky, Croce, Pareyson. Ometto l'Alberti, sa intuire perché?

Oppure ci istruisca Lei su altre dottrine estetiche altrettanto congruenti pur se magari a noi ignote che siano in grado di far risonare quello che a noi tuttora appare brutto e dolente come un elefante rachitico, obeso e presto lebbroso per via di solfatazione.

Ci sia guru, ci mostri la luce che ottusamente ottundiamo allo splendido rottame.

Ma prima di accingersi a questo compito esegetico, sia gentile, raddrizzi quegli archi sbilencati e polimorfi, realizzi per alchimia la fusione in monoblocco di tutte quelle raffazzonature saldate. Non ultimo cancelli dagli archivi della storia la conclamazione di malcostume che ha incorniciato la vicenda costruttiva.

Dopo, solo dopo, queste piccole integrazioni al discorso Suo e di Suo fratello, accetterò di parlare seriamente di estetica con Voi.

Inviato il 03-02-2009 13:01
Inviato da: da Tello Culone evviva il gran posteriore

Cala sententenze anche dal basso per questo. Ops, scusate, forse non è inerente all'argomento. Si sa, è una realta, Cepu ha fatto moli danni nella nostra società. Comunque commento che forse come il mio grande posteriore, anche Cala. paga è grande. Non si sa in che senso, ma credo che queste paroli possono bastare. Le basta? Personalmente ad un deludente ing.(Direct), preferisco senza ombra di dubbio Miozzi ed il Ponte Littorio. Almeno per una questione posteriore, quel ponte oltre ad essere meritevole di considerazioni, artisticamente migliore senza ombra di dubbio di Cala.Paga and friends, presenta archi perfetti, ha realmente una forma delicata, ed è sopratutto costruito con materiali che sono presenti nella tradizione di Venezia, e non solo nei grandi culoni. E poi senza offese, nel Ponte translagunare, dalle linee delicate, ci passano oggi anche le bighe. Ma sappiamo tutti, che al tempi del ing.Miozzi, il Cepu doveva ancora nascere, ed i Ponti come quello del Littorio, come i 7 del Rio Novo, per non parlare delle altre opere al Lido di Venezia, venivano costruiti ancora senza interessi di partito, ma sopratutto con un nesso, Che poi, se mal fatti o mal costruiti, venivano condannati anche e sopratutto dai familiari. Saluti a posteriori.

Inviato il 03-02-2009 14:40
Inviato da: Newest E-Side

Che dire...
Non pensavo di scatenare polemiche così accese con un solo intervento. Tra l'altro non è mia abitudine passare il tempo (poco) che ho a disposizione a leggere forum su internet e/o a fomentare inutili e spesso volgari discussioni che non portano a nulla di pratico e sicuramente non fanno riflettere nessuno. Anzi si ottiene il risultato opposto, cioè che ognuno si arrocchi dietro la sua posizione ostacolando a proposito il dialogo.
In più la rete dà poche garanzie riguardo alla verificabilità di quanto viene affermato.

A dir la verità non avevo intenzione di scrivere altri commenti, ma casomai, mi sarei riservato in futuro la possibilità di inserire un nuovo post su Venezia ObServer, come tra l'altro consigliato da Umberto Sartori che in ogni caso considero un erudito interlocutore, nonostante la pensiamo in modo parzialmente opposto riguardo al Ponte della Costituzione.
Mi vedo però costretto a intervenire in quanto sono volate parole, ben oltre quello che può definirsi uno scambio di opinioni, ledendo in primis la mia immagine (pur sempre "nascosta" da uno pseudonimo che però forse in molti conoscono) e portando l'entità del mio intervento su livelli che non rispecchiano il mio modo di essere e di pormi.
L'unico commento degno di essere considerato tale e al quale vorrei solo replicare specificando che senso aveva il mio intervento, evidentemente frainteso è quello di Umbero Sartori Inviato il 03-02-2009 04:16.

Prima però sono costretto a chiarire che prendo le distanze da MR X e dal suo intervento ottuso.
Evidentemente se dice di essere mio fratello saprà di esserlo, a meno che non si tratti di una persona che vuole millantarsi tale, ma che ad ogni modo evidentemente mi conosce (seppur magari solo di nome e non di persona). E anche se l'indirizzo IP combaciasse non significherebbe nulla, in quanto il punto di accesso al web dal quale scrivo è accessibile da molte utenze. Diciamo solo che potrei restringere la cerchia di persone, ma questo conta poco.
Conta poco perché diffido chiunque a prendere le mie difese in modo così inappropriato e volutamente offensivo. Che si tratti di MR X o di mio fratello. Lo ritengo solo un ostacolo a qualsiasi tentativo di dialogo.
Un conto sarebbe esprimere un accordo (o un disaccordo) di idee con quanto espresso nel mio commento, un conto è porsi in modo offensivo nei confronti degli altri, compreso il sottoscritto, seppur in modo indiretto. Effettivamente io non ho bisogno di valletti che mi annuncino.

Detto questo posso finalmente commentare la risposta di Umberto Sartori al mio intervento.

Mi spiace essere stato parzialmente frainteso. Non era mia intenzione screditare e denigrare nessuno, né di dare dell'ignorante ad una persona senza conoscerla, tantomeno rendere nel suo insieme capzioso il mio intervento.
Non spiegherò certamente ad Umberto Sartori (che non ne ha bisogno) il significato della parola ignorante, ma voglio ribadirlo per altri lettori che associano la suddetta parola con l'essere rozzi e necessariamente volgari. Essere ignorante ha il solo significato di "ignorare, non conoscere", non certo altro. Ignorare alcuni aspetti non significa non essere in grado di esprimere pareri e opinioni, sicuramente importanti e di essere personalità di spicco nel proprio campo di lavoro, di studio, di approfondimento.
Per lo stesso motivo io sono ignorante in molti campi dell'umana conoscenza e sicuramente sono globalmente meno istruito di Umberto Sartori che posso supporre conosca molte più sfacettature culturali di me.
Col mio precedente intervento volevo provocare quel senso di "paura della novità" che molti di noi veneziani, in modo particolare e più di altri nostri vicini, abbiamo come innata caratteristica.
Questo aspetto l'ho potuto constatare di persona studiando in una città diversa dalla mia Venezia, studiando Paesi mentalmente diversi dall'Italia e lavorando a cavallo delle province del nostro Veneto.
Per quanto riguarda la documentazione fotografica linkata all'intervento che ho commentato, che avevo visto, devo solo dire che se per alcune osservazioni posso trovarmi d'accordo, per giudicarne altre bisogna conoscere il perché si è arrivati a certi errori. Infatti io non ho detto che il progetto del ponte era immune da sbagli iniziali e ho affermato che "a cascata" certi errori hanno portato a continue modifiche e interventi risolutivi (vedi le giunzioni in opera più lunghe del previsto, ma entro certi parametri di progetto strutturale, non di progetto architettonico).
Ma non mi dilungherò in questa sede a parlare ancora del ponte e su come io lo stimi come opera architettonica sicuramente utile per l'immagine futura di Venezia. Ponte che sarà utile come allo stesso modo lo sono stati in passato altre realizzazioni architettoniche che ora difendiamo (giustamente) come nostro patrimonio caratterizzante e che in nome delle quali denigriamo (in questo caso si denigra proprio) ogni novità che viene proposta alla città.
Ponte che è anche unione nodale, assieme al prossimo people mover, per la zona dei terminal veneziani, che sarà utile in futuro, quando i trasporti verranno riorganizzati correttamente e ricalibrati sull’intera area metropolitana.
In futuro, se potrò verificare che Venezia ObServer è un luogo di civile discussione, potrò cercare di spiegare su quali fondamenti si basino certe mie (e non solo mie fortunatamente) convinzioni e certezze. E magari facendolo, svelerò la mia identità.
Fino a quel momento mi limiterò ad osservare.

Inviato il 03-02-2009 18:25
Inviato da: Umberto Sartori

Birba d'un writer, a me l'aveva fatta, ho pensato davvero che fosse suo fratello... :-)

Vede, io ho fior di amici motociclisti che vanno in giro con moto aggiustate col fil di ferro, non sono uno che si formalizza troppo. Ma se vado da un meccanico, e mi aggiusta la moto con filo di ferro facendomi pagare il prezzo di pezzi di ricambio originali BMW, e non son mica tanto contento...

Il fatto è, caro Ingegnere, che quegli errori progettuali sui quali così volentieri le stende un transeat, errori di progetto, di amministrazione, di finitura, di gestione sono per noi una grave offesa ai dettami dell'Arte, al nostro buon senso e buon gusto di cittadini, al nostro anelito a una vita pubblica morale.
Io non so chi lei sia anagraficamente (le confesso di sospettarla in qualche modo collegata professionalmente al rottame in questione) ma se lei conoscesse me, allora capirebbe come l'accusarmi di temere le novità faccia sbellicare i miei amici più cari.

E nemmeno i nostri Padri, i veri costruttori di Venezia, i soli veri Veneziani filologicamente, temevano il nuovo.

Per dirne una, sa perché il Rinascimento architettonico arriva qui un secolo dopo Firenze? Non perché si temesse il nuovo, ma perché le tecniche in uso mettiamo a Firenze richiedevano ulteriore elaborazione teorica e tecnica per far galleggiare quelle forme in pietra sulle nostre mote.
Un secolo di meditazioni nei laboratori dei Bergamaschi, prima che l'imponenza rinascimentale potesse specchiarsi in Laguna. Bisogna attendere che le nuove teorie prospettiche siano digerite non solo dai Geni dell'Epoca ma anche dai semplici artigiani, che si apprenda ad applicarle alla tarsia, al bassorilievo, all'arco cieco e rampante.
Bisogna ridurre i pesi, calcolare area e spessore degli zatteroni di fondazione.
Non avremo alfine I maestosi colonnati, ma una loro rappresentazione astratta resa possibile dall'implementazione della nuova teoria rappresentativa.
Grande cura e amore per il Bello, i Veneziani, e chi ama il bello non teme il nuovo, poiché sà molto piu rischioso il ristagno.
Ma produrre il Bello richiede pratica di dedizione, buona volontà e Virtù.
Non è questione di tempi, è questione di qualità d'uomini.

Inviato il 03-02-2009 20:32
Inviato da: Giacomo (gparise@libero.it)

In Italia e noi VENETI abbiamo sicuramente la stoffa per risolvere i nostri problemi, a volte risolviamo o ci tocca risolvere anche quelli degli altri... E' che non tutti i veneti sono discendenti della serenissima nel modo di pensare e di agire, sono convinto e mi ci ritrovo nella sua affermazione: Non è questione di tempi, è questione di qualità d'uomini.
Il ponte può piacere o meno, ma la gestione compresa la realizzazione, lasciano alquanto a desiderare.
Questa mia considerando quanto scritto su molte pagine: Lorenzon si è sgolato nel dire che c'erano dei problemi, credo gli siano rimasti in casa i co(n)cci.

Inviato il 09-08-2009 09:53
 


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