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Vita Civile ..:Torna indietro:..
Ponte di Calatrava? Ponte de le Zonte! (English version available)
di Umberto Sartori - inviato il 02/03/2011 (letto 9555 volte - 17 commenti)

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Ponte di Calatrava? Ponte de le Zonte! (English version available)

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Questo articolo è stato ripristinato in seguito alla violazione del sistema VeniceObServer in data 2 Marzo 2011



Io non sono mai stato ne mai sarò contrario alla costruzione di un ponte. Non mi importa che esso sia effettivamente utile al transito.
Da sempre il ponte rappresenta una delle attività più altamente civili e significanti dell'uomo. Non si dimentichi che il massimo titolo spirituale nella nostra Civiltà è proprio quello di "Pontefice".

Ma i ponti bisogna saperli costruire.
Accingersi a simile opera in una città come Venezia richiede inoltre l'essere all'altezza del livello professionale ed estetico dichiarato dalla città storica nella quale ci troviamo a vivere.

Ogni pietra lavorata di questa città dimostra la perizia e l'impegno verso la perfezione di artefici e committenti.

La barbarie che occupa oggi la città, invece, non fornisce che prove di inettitudine e nocività al Patrimonio storico, culturale ed edilizio di Venezia.

Ogni piccolo o grande "restauro" applicato ai ponti storici, grandi o piccini che siano, risulta in un immediato grave dissesto della struttura. Posso citare il Ponte della Paglia o quelli lungo il rio del Malpaga, o quello dietro la Fenice, ma il fenomeno si riscontra in pressocché tutti i manufatti recentemente interessati da "restauri".
In molti anche l'ordine di riassemblaggio dei pezzi originali non è stato rispettato, dando luogo a evidenti salti di spessore nelle pietre bianche degli archi e delle murette.

Basso, chiatto di una pinguedine che dissecca le spalle ed enfia il ventre e le gambe, con le caviglie che trabordano da due strette scarpe ingemmate, il nuovo ponte sul Canal Grande sembra esternare proprio la bruttura morale in cui è stato concepito e realizzato.


Vero e proprio monumento al malcostume, all'insipienza e al pressapochismo, l'arco nato fatiscente è finalmente percorribile in questo settembre 2008, a 14 anni dal suo concepimento.

Avesse questo interminabile e dispendioso travaglio partorito un bel ponte! Invece ci hanno incastrato in volta di Canalazzo questa specie di rottame industriale più volte rimaneggiato (vedi documentazione fotografica), dalla vaga similitudine con una lisca di baccalà paleozoico.

Il ponte di Calatrava non riesce ad essere esile, slanciato e ardito come quelli della Stazione o dell'Accademia, né possente e monumentale come quello di Rialto.
Stà lì, con il suo ventre obeso mal supportato da rachitiche e sbilenche spalle, esattamente come le Zonte che lo hanno voluto od osteggiato: le Zonte Comunali.

"El Ponte de le Zonte", che di Costituzione non mi pare il caso di parlare. L'idea non è mia ma di un anziano imprenditore mestrino.

"Zonte" di tutti i tipi: da quelle Comunali, appunto, a quelle di materiale, di appalti e subappalti, "Zonte" di bilanci e "Zonte" per rimediare agli errori costruttivi. "Zonte" di cemento a tonnellate su rive che di tutto avevano bisogno fuorché di peso.

"Ponte Zonte": semplice, assonante, facile da ricordare, significativo. Perché disturbare Ruini e la Costituente? Se di Costituzione si dovesse parlare il riferimento andrebbe a una "Costituzione deforme", forse addirittura invalidante al servizio pubblico.

O forse proprio questo si è voluto fare? Racchiudere in un monumento l'atmosfera di sfiducia verso i Principi e l'autorità della Costituzione che sempre più spessa serpeggia fra il Popolo?

Il ponte a questo si presterebbe: con i suoi molteplici archi mal raccordati tra loro, ben esprime le fumose negoziazioni, gli accordi sottoscritti ma non condivisi che furono il crogiolo di quel Testo Costitutivo dell'Italietta democratica.

Con i suoi scalini fuori bolla a ritmo arbitrario, il ponte di Calatrava lumeggia nell'affresco epocale la caotizzazione delle gerarchie morali e statali.

La struttura è pregna di simili messaggi: quale miglior significato per la ridondanza di costole, se non la farragine amministrativa e burocratica, intesa come quelle a sostenere un arco costituzionale sbilenco e rappezzato?

La stessa forma prediletta dal Calatrava, quella a buccia di melone, non addita l'inciviltà di abitanti e visitatori nel gettare immondizie nell'acqua?

Mi si dirà che esagero, eppure nemmeno ancora ho preso in considerazione ciò che la costruzione di simile monumento ha indotto nella produzione letteraria, cronachistica e giudiziaria veneziana degli anni a cavallo tra i millenni.

Centinaia di articoli sui giornali e nelle riviste, migliaia di fascicoli e filze nei tribunali e negli archivi pubblici, un rifiorire della satira popolare, faranno coro al Ponte nel raccontare ai posteri che razza di gente abitasse a Venezia in questi anni.

Nella foto a destra un foglietto affisso in un'osteria, qui sotto una poesiola: due esempi della satira popolare.

Queo de Calatrava a Venessia sé un ponte
Che, i ne conta, sara fato tuto a sonte

I Veneti intanto ga fato carte mate
Co un ponte traversà solo che dae fate

El ga do spae ma niente testa e arco
Che sora l'acqua fassa varco

Dopo quei dei pugni, miga piavolae
A Venessia i ga fato el ponte dee peae

Che'l Canalasso a peae in culo faria traversar
A tuti quei che'l ponte ga fato guadagnar

El n'à costà sto ponte, dito in euro
Bastansa da mandarne tuti a la neuro

Invesse de pagar sti magansesi
Par anni a maca fasevimo nialtri i portoghesi

E quei che'l calatrava no g'à calmà la tenia
Desso i s'à butà su queo de l'Academia

Par ogni travo messo in opera finia
Ghe ne sé diese messi in berta da no se sa chi sia

Chi dise i sia Tajani, romani, nostrani o pur massoni
Mi i ciamaria, una tantum, mascalsoni.

satira su Calatrava

La lettura del ponte come affresco di un'epoca sarebbe sostenibile da un impassibile punto di vista nella Storia dell'Arte se solo il ponte promettesse di durare con la città.
Purtroppo sempre più evidente è invece il breve destino non solo del ponte ma della città tutta. Il violento spostamento dello spartiacque di marea, causato dallo scavo e continuo approfondimento del Canale dei Petroli, sta trasformando in regimi torrentizi i principali rii trasversali di Venezia, e questo fenomeno ormai rivaleggia con quelli erosivi della solfatazione a fissare nel prossimo futuro la cancellazione di Venezia e della Laguna.

Non merita quindi considerazioni "sub speciae Aeternitatis" il Frankestein ingegneristico in questione.

Ponte dee Zonte", e finché el dura, ha ragione Angelo, l'arguto geometra mestrino.

Finché dura, perché come fidarsi che siano stati ben calcolati i periodi di oscillazione?

Forse non tutti sanno che i ponti sono come dei pendoli in oscillazione. Sotto effetto del vento, e soprattutto sotto effetto di un marciare ritmato l'oscillazione può divenire risonante, ovvero entrare in un fenomeno di amplificazione parossistica che porta alla disgregazione della struttura.

Gente che si permette di sbagliare misure sull'arco per oltre due metri complessivi, davvero offre garanzia di avere attuato tutti gli accorgimenti antirisonanza nel progetto e nella realizzazione?

Per certo sappiamo solo che anche nel caso di un fallimento catastrofico sarebbe pressocché impossibile risalire ai responsabili se non per procedimento sommario.
Tutti gli strumenti legali nati per tutelare i Cittadini da mali amministratori sono vanificati e volti a nascondere e proteggere le responsabilità e le colpevolezze.

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This Article has been ripristined after the violation of Venice ObServer system on March 02 2011



I've never been and I shall never be against the building of a bridge. I do not care if it might or not be useful to transit.
Since the beginnings the bridge represents one of the highest and most significant conquers of Human Civilizations. We must not forget that the highest degree in the spiritual jerarchy of our civilization is the one of "Pontifex" (Latin for "bridge maker").

But building bridges requires civilized building skills and will.
To put hand at such a work in a city like Venice, further requires to be able enough to pair with the professional aestetichal and moral skills declared by the historical city where we are living.

Each worked stone in this city declares the ability and the engagement toward perfection of craftmans and committents.

The barbarity which actually occupies Venice, on the contrary, only gives proofs of ineptitude, becoming more and more harmful to the historical, cultural and constructed Patrimony of Venice.

Each small or wide "restoration" applied to the historical bridges, small or big they are, results in a immediate severe ruin of the structures. I can name the ponte della Paglia, or those along the Malpaga rio, or the one behind the Fenice Theatre, but this kind of phenomena can be observed in almost all the manufacts recently "restored".
In many of these not even the assembling order of stones was respected, produceing blatant thickness discrepancy in the white stones lineing the arches and the parapets..

Podgy, pot-bellied of a obesity which dessiccates the shoulder while swelling abdomen and and legs, with the ankles constricted in two tight shoes, the new Calatrava bridge on the Grand Canal of Venice seems to show off exactly that moral ugliness in which it has been projected and realized.

Out and out monument to the immorality, to the malpractice, to the coarseness, the born-deformed arch is at least opened to transit in this September 2008, fourtheen years after its conceiving.

Might this high cost - long run labour give birth to a beautiful bridge! Instead they wedged across the Grand Canal such a industrial wreck, more and more times rehashed (see photographic evidences), slightly looking like an enormous paleozoic cod fishbone.

The Calatrava's Bridge does not perform slender elegance like the Railway and Accademia ones, nor it reaches the monumental impressiveness of Rialto Bridge.
There it stays, with its obese womb badly supported by its rickety and lopsided shoulders, exactly like the Zonte Comunali (district councils) which wanted or fighted the Calatrava bridge construction.

"El Ponte de le Zonte" (the Bridge of Adjuncts): not the case to call the Constitutional Act in case. This name does not come from my pocket, but from an aged enterpreneur from Mestre.

All sorts of "Zonte" (adjuncts): from the disrtict councils to the adjuncts of materials, of contracts and outsources, adjuncts of budget and adjuncts to remedy projecting and building errors. Adjuncts of concrete by the tons on banks that where needing averything but not heavy weight.

"Ponte Zonte" (Adjuncts Bridge): simple, assonant, easy to remember, significant. Why disturb Mr. Ruini and the Constituent? If of a constitution might we have to talk, it would be a "deformed constitution", perhaps even invalidateing to the Public Service.

Or was it this, the real deep aim of the Calatrava bridge? To enclose in a monument the athmosphere of distrust towards principles and authority of Italian Constitution which thicker and thicker snakes across Population?

The Calatrava bridge in Venice perfectly suits this aim: with its multiple archesroughly joined between them, well it recalls the smokey negotiations, the pacts signed but not agreed, which has been the melting pot of that Italian democratic Republic Constitutive Text.

With the arbitrary rhythm of its out of level steps, the Calatrava bridge enlightens the chaotization of moral and statal hierarchies in the epochal fresco.

The structure is fullfilled with such messages: Which better significate, for the redundancy of ribs, than the bureaucratic and administrative muddle, intended, like the ribs of the bridge, to sustain a lopsided and patched constitutional arch?

The same Calatrava’s favourite shape, that of the mellon skin, does it not point out the rudeness of inhabitants and visitors in throwing garbage into the water?

Some might say I exagerate, but I did'nt yet considered the effect of Calatrava bridge constructions on literary, chronicle and legal production in the years straddleing the Millennium.

Hundreds of articles and lead stories, thousands of strings in the Tribunals and Public Offices, a reflourishing of popular mockery, will chorus to the Calatrava bridge in telling to the posterity which kind of rabble was inhabiting Venice in this years.

The picture on the left shows a piece of paper billed in a pub, here below a small poem: two examples of popular satira.

Queo de Calatrava a Venessia sé un ponte
Che, i ne conta, sara fato tuto a sonte

I Veneti intanto ga fato carte mate
Co un ponte traversà solo che dae fate

El ga do spae ma niente testa e arco
Che sora l'acqua fassa varco

Dopo quei dei pugni, miga piavolae
A Venessia i ga fato el ponte dee peae

Che'l Canalasso a peae in culo faria traversar
A tuti quei che'l ponte ga fato guadagnar

El n'à costà sto ponte, dito in euro
Bastansa da mandarne tuti a la neuro

Invesse de pagar sti magansesi
Par anni a maca fasevimo nialtri i portoghesi

E quei che'l calatrava no g'à calmà la tenia
Desso i s'à butà su queo de l'Academia

Par ogni travo messo in opera finia
Ghe ne sé diese messi in berta da no se sa chi sia

Chi dise i sia Tajani, romani, nostrani o pur massoni
Mi i ciamaria, una tantum, mascalsoni.

satira su Calatrava

Reading the Calatrava bridge like an epochal fresco would be sustainable from a impassive point of view in art history, if only the bridge would promise to last with the city.
Unfortunately, more and more is evident the short destiny not only of the Calatrava bridge but of the whole Venice. The violent deflection caused in Venice Lagoon tides dynamic by the excavation of the so called "Canal dei Petroli" is transforming the quiet rios of the city in torrents, and this phenomenon is now challenging the sulphuric crumbling of the stones in placeing nearer and nearer in the future the deletion of Venice and her Lagoon.

The engineering Frankenstein we are talking about is not really worth any sub speciae aeternitatis consideration.

Ponte dee Zonte" (bridge of the Adjuncts), and just untill it lasts: Angelo, the witty surveyor from Mestre is right.

Till it lasts, because how to trust that oscillation cycles were well calculated?

Maybe not everyone knows that bridges are like oscillating pendulums. under effect of the winds, and overall under a rhytmic marching of people, oscillation can become resonant, as is enter in a phenomenon of parossistic amplification of the wave, which lead the structure to disintegration.

People which copes with error of meters in measurements, really guarantees of haveing took deep care of such complicate matter in projecting and realizing the Calatrava bridge of Venice?

For sure we have that even in the case of a catastrophic event, it would be nearly impossible in a regular trial, to distribute responsabilities and faults.
All legal instruments intended to protect citizens from bad administrators are voided and turned to hide criminal behaviours and attitudes of the so called "administrators".

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Inviato da: Joe (clomer@inwind.it)



Inviato il 01-10-2008 06:16
Inviato da: elb@so



Inviato il 01-10-2008 10:51
Inviato da: Yvonne (ytab36@hotmail.com)

Uffa! After reading theses comments and seeing the photos, I don't think I'll bother walking on this bridge. I can't swim!

Inviato il 02-10-2008 07:18
Sito web: Australia
Inviato da: Fra.Cas.



Inviato il 02-10-2008 14:55
Inviato da: Newest E-Side



Inviato il 27-01-2009 14:10
Inviato da: Umberto Sartori



Inviato il 03-02-2009 04:16
Inviato da: mr x



Inviato il 03-02-2009 09:47
Inviato da: Alexander Bonivento



Inviato il 03-02-2009 10:21
Sito web: http://www.ourvenice.org
Inviato da: Umberto Sartori

Quello di sottovalutare l'acume degli interlocutori deve essere allora una caratteristica che avete in comune. Pensava che non si fosse capito?

Quello che non sospettavo era che fosse, come ingegnere, tanto di vecchio stampo da far annunciare i suoi titoli a mezzo di apposito valletto.

Inviato il 03-02-2009 10:22
Inviato da: mr x



Inviato il 03-02-2009 11:16
Inviato da: Umberto Sartori



Inviato il 03-02-2009 11:33
Inviato da: mr x



Inviato il 03-02-2009 11:47
Inviato da: Umberto Sartori



Inviato il 03-02-2009 14:01
Inviato da: da Tello Culone evviva il gran posteriore



Inviato il 03-02-2009 15:40
Inviato da: Newest E-Side



Inviato il 03-02-2009 19:25
Inviato da: Umberto Sartori



Inviato il 03-02-2009 21:32
Inviato da: Giacomo (gparise@libero.it)



Inviato il 09-08-2009 10:53
 


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