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Strategia di lavoro per la Repubblica: i partiti attaccano l'Artigianato
di Umberto Sartori - inviato il 17/04/2011 (letto 1274 volte - 0 commenti)

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Strategia di lavoro per la Repubblica: i partiti attaccano l'Artigianato

L'attacco all'artigianato e alla piccola impresa con le aberrazioni fiscali e legislative

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Riprendiamo il sommario degli Articoli Costituzionali infranti dal sistema caotizzante dei partiti.


L’Articolo 45 della Costituzione, come abbiamo visto, pone la tutela Repubblicana sull’artigianato.
La frenesia massificante dei partiti non riesce però a penetrare la spiccata individualità che le attività artigiane prevedono, inducono e supportano. Si escogita allora un vero e proprio genocidio di questa e altre categorie affini, servendosi di un bastone e di una carota.

Il bastone prende la forma di un legiferare normativo e tributario mostruoso che rende praticamente impossibile una onesta attività in proprio.   La tassazione è esosa, presuntiva e persino talvolta anticipata; le norme di assunzione al lavoro innaturali.

L’attività burocratica necessaria all’artigiano viene resa talmente fumosa e complessa, con sanzioni per semplici errori formali tanto esorbitanti, da costringere anche un semplice ciabattino ad avvalersi della consulenza almeno di un commercialista, più spesso anche di un consulente del lavoro e di un avvocato, senza che questi aiuti siano sufficienti a garantirlo sulla “regolarità” della propria impresa.
È chiaro che i costi di questa struttura inutile, improduttiva e dannosa vengono a riflettersi sul prezzo effettivo di una riparazione alle scarpe, con il risultato di far costare quella riparazione più che un paio di scarpe nuove, facendo sparire il “ciabattino” e la sua spiccata individualità.

A questo punto entra in campo la carota, sotto forma dell’offerta al “ciabattino”, in cambio della sua sottomissione a “massa”, di un posto fisso come dipendente, a stipendio basso ma garantito, con la promessa di assistenza e pensione; sul piatto dell’offerta brilla la liberazione dall’odiosa e pericolosa farragine burocratica imposta a ogni scelta indipendente dalla tirannia dei partiti.

Ho con i miei occhi potuto vedere la stragrande maggioranza del corpo artigiano della mia città scivolare individuo dopo individuo nella massa che affolla e ingombra gli uffici paga di Comune, Provincia, Regione, Ministeri e altre aziende pubbliche e private occupate impunemente dall’arroganza dei partiti.

Non si tratta soltanto dell’artigianato di servizio, ma anche di quello artistico, da secoli fiore all’occhiello di Venezia e della Penisola Italica.

Agli artigiani irriducibili non viene lasciata che la scelta tra l’impopolarità generata dall’alto costo delle loro prestazioni o lo svolgere clandestinamente il loro lavoro.

Attaccando e distruggendo le botteghe artigiane e il piccolo commercio, i partiti hanno ottenuto non soltanto la massificazione faziosa dei singoli imprenditori, ma anche di danneggiare gravemente la rete naturale di unità popolare che in ogni civiltà si tesse attorno alle botteghe artigiane e di commercio al minuto.
Un atto gravissimo che, oltre a ledere l’Art. 45, è in sé antidemocratico, in quanto danneggia l’unità del Popolo nelle sue strutture antiche e naturali.

L’asocialità in cui il legiferare partitico ha costretto le oneste professioni ha fatto sì che queste si tingano di colori antisociali ovvero si mescolino sempre più spesso con attività illegali, le sole in grado di produrre ricavi capaci di far fronte alle spese burocratiche di gestione dell’impresa.

In questo il sistema partitico si mostra estremamente incline a quella tutela che dovrebbe invece all’artigianato: nel tutelare le azioni criminose svolte sotto la parvenza di una lecita attività.   Ovvero le azioni private simili a quelle che pubblicamente i partiti compiono per mantenere il loro dissennato potere.

Così facendo i partiti demoliscono quella rete virtuosa e di fiducia reciproca che le botteghe piccole e grandi supportano, per installare al suo posto precarie reti di complicità criminosa a completo danno dei singoli Cittadini, della Repubblica e della Civiltà.


Riguardo all’Articolo 52 della Costituzione,
La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. ... ,
vediamo quanto la difesa della Patria sia sacra ai partiti, dalle leggi che abbiamo esposto e dalle abrogazioni della tutela legislativa della Patria stessa che potete trovare descritte nell’Appendice 1.


L’Articolo 52 è strettamente legato al concetto dell’inalienabilità del Demanio, che mostra ogni vendita di Bene Pubblico Storico o essenziale come chiara omissione di difesa della Patria.


Art. 54 - Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.
I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge
”.

Le Leggi sono state rese innumeri e illeggibili al comune Cittadino, la fedeltà alla Repubblica non è più richiesta neppure nei servizi a Questa essenziali, con la legalizzazione dello sciopero estortivo selvaggio.
Quanto a disciplina e onore degli eletti a Cariche Pubbliche, tutti gli sforzi mediatici di lavaggio del cervello non bastano a occultare l’infamia pubblica e privata che usurpa le prescritte doti di onore e disciplina.


Art. 98 - I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione”.
È di dominio pubblico che i partiti hanno lottizzato e contrattano tra di loro, in percentuali variabili a seconda del maggiore o minore successo momentaneo della loro fazione, tutte le cariche decisionali cui spetterebbe un servizio alla Nazione.

Interi settori della Magistratura attuano campagne di fazione che, assai prima che agli avversari, arrecano grave danno all’immagine internazionale e all’economia nazionale italiana.   Ricordiamo per esempio gli “avvisi di garanzia” recapitati a un primo ministro precisamente in occasione di una sua presenza al massimo summit internazionale dei Capi di Stato.
Possiamo osservare i più spregiudicati fra questi avventurieri della funzione pubblica usare persino i seggi di tribunale per lanciarsi in proprio come nuovi commensali al banchetto partitico sul corpo della nostra Repubblica.


Art. 99 - Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive,..”
Da quando i partiti hanno steso più pesantemente la loro cappa clientelare, vediamo disatteso anche questo dettame Costituzionale.

Il “consiglio economico” del paese appare sempre più affidato a sedicenti esperti e consulenti che non rappresentano affatto il fior fiore delle categorie produttive, ma una categoria a sé, completamente parassitaria e strettamente legata alle attività criminose antirepubblicane dei partiti.
Non è la selezione qualitativa all’interno delle professioni a esprimere i consiglieri dello Stato, ma scelte arbitrarie imposte dai partiti in base a forme di lottizzazione come quelle che abbiamo visto imporre al Pubblico Impiego.


Art. 139 - La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”.
La forma repubblicana, quindi l’impostazione che la Repubblica assegna ai suoi metodi democratici e politici.

Il concetto e la forma di governo repubblicano vengono ribaditi come il cuore dela Nazione Italica ; prima di ogni altro valore civile viene posta questa scelta, l’esistenza di un Bene Comune del Popolo il cui diritto va difeso prima di quello di ogni singolo Cittadino.

Questa consapevolezza, che già lo apre nell’Articolo 1, viene a concludere il Testo costituzionale con una accezione ancor più perentoria, eppure i partiti del tutto la ignorano, ponendo spesso, come abbiamo visto nelle “leggi” e purtroppo anche in alcune “sentenze” Costituzionali, l’interesse della persona e della fazione al di sopra di quello della Repubblica.   Quest’ultima è lasciata in balia di bande ciascuna impegnata nel trasformare porzioni di Res Publica in possedimenti di res privata.


Questa sommaria disamina dell’attività legiferante di un Parlamento in balia delle fazioni è da sola più che sufficiente a dimostrare che le attuali associazioni di partito svolgono, singolarmente e in concorso tra loro, gravi attività antirepubblicane e antidemocratiche.


All’attività di usurpazione della territorialità del Parlamento e di intorbidamento delle leggi fa riscontro quello che ogni comune Cittadino quotidianamente verifica nell’andamento della vita civile:

  • - Inefficienza dell’Amministrazione della Giustizia sia civile che penale che, soprattutto, amministrativa;
  • - pessima conduzione delle Opere Pubbliche, soprattutto nei settori più delicati, come la tutela del patrimonio artistico e culturale e delle parti più deboli della Popolazione;
  • - Alienazione e depauperamento sistematici dei beni demaniali al fine di mantenere le clientele sempre più vaste e improduttive di ciascun partito;
  • - Il sistema fiscale e quello assicurativo sono divenuti esosi e non disdegnano di disattendere onestà e rettitudine nel loro comportamento verso i cittadini.

Il sistema fiscale merita alcune precisazioni.   Abbiamo già visto che i partiti hanno ampiamente abusato di questa struttura per distruggere la funzione sociale e repubblicana dell’artigianato, ma altri e più esplicitamente avidi abusi essi commettono contro il buon rapporto dei Cittadini con l’Erario.
Per citare solo alcuni dei più noti abusi fiscali imputabili all’esosa gestione partitica delle risorse:

  • - i fenomeni delle “cartelle impazzite” frutto di “errori” di calcolo e attribuzione di tributi indebiti su larga scala;
  • - la riscossione predeterminata e talvolta anticipata dei tributi in base a calcoli presuntivi;
  • - la diretta ingerenza dell’erario sui conti bancari del Contribuente;
  • - l’arrogazione al sistema partitico degli accantonamenti aziendali per i trattamenti di fine rapporto;
  • - la comminazione di sanzioni ingentissime in caso di errori formali, anche quando questi, a garanzia della buona fede del contribuente, si risolvono in un vantaggio per lo Stato.
  • - l’applicazione di norme con valore retroattivo per mezzo di “circolari interne” cui viene attribuita facoltà di sovrascrivere non solo leggi vigenti ma addirittura Principi fondanti della Logica prima che del Diritto naturale e di quello repubblicano, come la non retroattività delle leggi.
  • - l’utilizzo deviato dei poteri di Forza Pubblica dell’Erario per estorcere sempre e comunque qualsiasi pagamento richiesto, prima che ne venga accertata la liceità e la correttezza, anche dove messe in dubbio con regolare procedimento di ricorso legale.
  • - L’utilizzo deviato di quella stessa Forza nella conflittualità intimidatoria dei partiti verso la libera iniziativa individuale e nella dinamica concorrenziale delle aziende a essi collegate.

Tali comportamenti, lesivi degli elementari diritti del Cittadino Repubblicano, vanno a tutto detrimento del rapporto di stima e fiducia che dovrebbe legare il Cittadino alle Istituzioni Repubblicane e in particolare a quella Erariale.   L’uso di addebiti presuntivi e anticipati si stà velocemente estendendo anche nel pagamento dei consumi alle grandi aziende di servizio che i partiti si infeudano.

Non si tratta soltanto del un fattore di danno economico reciproco, ma di una ben più grave conseguenza morale nella percezione naturale del Diritto da parte del Cittadino.

È opportuno a questo punto ricordare la ragione per cui la scienza che studia e informa le Leggi si chiami “Diritto” e non “Dovere”. Le Leggi sono infatti partorite dalla Civiltà allo scopo di tutelare gli elementi più deboli dalla sopraffazione dei più forti, a trasformare cioé lo stato di branco animale in quello di società civile umana.

È più che evidente che le Leggi impongono Doveri e comminano sanzioni ai trasgressori, ma questo atteggiamento si fonda non sui doveri che si vanno a imporre bensì sul proteggere con essi il Diritto umano proprio della Civiltà stessa e del singolo Cittadino, anche quando fisicamente debole, mediante la potenza dello Stato.

È un principio che il Cittadino repubblicano non deve mai perdere di vista.   Se una “legge” nasce priva di un chiaro diritto da tutelare e tuttavia impone “doveri” o, peggio, se viene concepita al fine di difendere il malcostume e di procurare illeciti guadagni agli usurpatori della Repubblica, essa non merita il nome di Legge, ma quello suo proprio di - sopruso.

Alle Leggi che dovrebbero tutelare il Diritto i partiti vanno sostituendo innumerevoli norme che attuano soprusi.

La percezione innata del sopruso, tipica del Cittadino Repubblicano, provoca nello stesso comportamenti di tipo difensivo, che, in assenza di una tutela legale efficiente, lo spingono nella fittizia illegalità instaurata dai partiti, sotto la personale copertura morale del diritto alla legittima difesa.

I partiti non sanno infatti garantire alcun assetto legislativo stabile e chiaro nemmeno a livello erariale, e questo tiene il Cittadino, oltre che esposto ai soprusi, in una condizione di forzata incertezza sulla propria onestà e lealtà verso lo Stato, mentre sempre più pesantemente vede lo Stato stesso allontanarsi da quegli obblighi nei suoi confronti.

Questa situazione favorisce la diffusione tra i cittadini di attitudini sostanzialmente criminali, per forzarli alla complicità e alla connivenza con i crimini delle bande partitiche.

  • -Il sistema legislativo è divenuto estremamente farraginoso e ciascuna legge è resa illeggibile, quindi negatrice del proprio significato, da questa farragine di rimandi e modifiche.
  • -Sempre più imposizioni e decreti si allontanano dalla natura del Diritto, che stabilisce il nascere della legge in funzione della tutela di un diritto.
    Le leggi che i partiti sfornano in gran numero e confusione, sempre più smaccatamente impongono tout-court degli obblighi e degli oneri, anche dove non vi sia alcun ravviso del diritto altrui leso.   Essi non usano di questo evanescente e arbitrario panorama “legislativo” solo per confondere l’etica civile a vantaggio della loro barbarica attività antirepubblicana. Le “leggi” confuse e perennemente reinterpretate e reinterpretabili, introducono gravi difficoltà nella possibilità di rispettarle.
    Questo stato di indeterminatezza del Diritto è ancora più palese nel campo dei doveri.   Così il sistema partitico, manovrando le leve della Forza Pubblica, si riserva un ulteriore e cospicuo bacino di riscossione coatta dalle risorse individuali per mezzo di multe e contravvenzioni.
    Il timore di queste ultime già gli mantiene quelle clientele elettorali improduttive, che proprio da pseudo-leggi sono state introdotte e sostenute come necessarie a ogni minima attività civile, produttiva, associativa o individuale.


L’osservazione di Venezia

Riteniamo che le prove di quel che abbiamo affermato sull’infedeltà dei partiti verso la Costituzione Repubblicana possano essere facilmente evidenziate, oltre che nelle legiferazioni che abbiamo visto, nelle cronache giornalistiche degli ultimi decenni: una organizzazione di dati reali, rilevati localmente su Venezia negli ultimi 12 anni, è consultabile presso: http://www.ourvenice.org.

Ben più che dalle cronache e dalle campagne falsificate dei mass-media, infatti, noi abbiamo tratto conclusioni politiche generali dall’osservazione diretta di un modello specifico.
Così come per il suo passato repubblicano, Venezia si mostra adatta a fare da modello anche per la valutazione della condizione presente:  in Venezia si verificano le condizioni migliori per mettere a nudo la reale natura del problema partitico italiano.

Essa è infatti città ricchissima e al contempo pressocché spopolata, condizioni che la pongono come terra di conquista per chiunque, partiti e persone, abbia in spregio il Popolo, la Repubblica e la Civiltà.
Per chiunque sia civilmente abbietto al punto tale da non rispettare il più duraturo e significativo esempio di Repubblica Democratica che Venezia conserva nelle sue pietre e nella sua Storia.

Qui, oggi, le risorse vengono razziate dai partiti per mantenere le loro clientele, in maniera più grossolana ed evidente che altrove: i razziatori si sentono infatti coperti sia dalla fama incantatrice che la città ha sul resto del mondo sia dall’essere lontani dagli occhi di un qualunque elettorato numericamente significativo.

Al contempo, la natura profondamente repubblicana di Venezia non può sopportare tale ondata di barbarie e la indica e denuncia a chiare lettere con il suo stesso decadimento fisico-artistico, prima che con le mie parole che quel decadimento interpretano.

Il comportamento del sistema partitico da noi osservato e documentato in oltre dieci anni su questo campione sociale, ci consente di affermare che le associazioni di partito non applicano la Sinergetica in funzione Nazionale, e per lo più nemmeno come metodo interno. Pascendosi di malaffare e di saccheggio, esse generano oclocrazie.

Oclocrazie, ovvero sistemi in cui le decisioni collettive vengono affidate ai peggiori tra i cittadini, a coloro cioé che si sono mostrati eccellere nella dinamica criminale dei partiti, ovvero quelli tra coloro più abili nello “sporcarsi le mani” sporcando al contempo gli altri con le proprie calunnie o delazioni.
Ai più abili nel distogliere risorse comuni Repubblicane a illecito ed effimero vantaggio della propria clientela personale, incuranti del detrimento di tutti gli altri e della Nazione intera.   Ai più abili nel lavare il cervello altrui assieme alle proprie mani, luride di questi e altri gravi delitti contro il Popolo e la sua Repubblica.

Questi soggetti non sono, purtroppo, i più abili nel guidare un Popolo nella prosperità e nella democrazia della Repubblica, anzi sono i meno adatti.   Per questa ragione il loro sistema economico è bancarottiero e catastrofico.   Non si contano le catastrofi ambientali causate dall’insipienza e dalla mancata lungimiranza della barbarie partitica. Questo discorso non vale solo per l’Italia e le sue innumerevoli discariche tossiche, basti ricordare le due centrali atomiche fuori controllo e gli sversamenti inarrestabili di petrolio da navi e piattaforme.

Proprio mentre effettuo la revisione definitiva di questa Strategia, nel Marzo 2011, il Giappone paga un tributo tremendo all’insipienza delle sue classi dirigenti formate in partiti o lobby di stampo consumistico filo-occidentale.   I partiti e i loro mass-media, assieme alle componenti più barbare del capitalismo privato, sono accesi sostenitori di questa teoria economica demenziale, perché l’incentivazione dei consumi si traduce in una esponenziale crescita del gettito da imposte indirette, dette appunto imposte sui consumi, che assieme a quelle sui servizi sono la principale causa dell’inflazione e della lievitazione dei prezzi, pur a fronte di un costante avvilimento della qualità dei beni acquistati o consumati.

Da Veneziano concordo con il Governatore di Tokyo, che identifica nella catastrofe naturale senza precedenti l’ira del Cielo per l’indegnità ed egoismo materialista degli uomini.
Ma peggiore del terremoto e dello tsunami è la punizione che l’uomo ha approntato per se stesso.   L’onda è passata, gli Elementi ci hanno dato il loro scappellotto e ci lascerebbero a meditare, rimediare e ricostruire.   Invece la tragedia si complica, si estende a tenere l’umanità intera con il fiato sospeso sulla propria sorte.   Scelte scellerate di tracotanza umana hanno acceso fuochi che non sono capaci di spegnere, fuochi ai quali nemmeno la terribile onda Tsunami potrebbe impedire di ardere.
Voglia il Cielo, così severo ma così infinitamente pietoso aiutare quegli uomini che tenteranno di porre rimedio alla scelleratezza dei loro simili, e possano essi riuscire, o la barbarie avrà partorito una nuova preistoria.

In questo particolare caso, paradossalmente, il sistema di lavaggio del cervello e di manipolazione dell’informazione ci lascia una incertezza che possiamo trasformare in speranza.
Unica certezza che abbiamo, infatti, e quella di non avere i dati reali né sullo stato di Three Miles Island, né su Chernobyl, né tantomeno sugli sversamenti di petrolio o sulle centrali nucleari giapponesi.

Se è possibile che questi disastri siano stati minimizzati, è assai più probabile, a mio modo di vedere, che siano invece stati pompati, sia nell’ottica del conflitto interno alle parti (“petrolieri” contro “nucleari”), sia soprattutto con l’intento di diffondere la paura fra i Cittadini.
La paura, come l'alternanza di stress e rilassamento, è un altro stato di grave alterazione delle normali soglie di attenzione e Buon Senso: anche questa condizione ritorna molto utile a coloro che intendono manipolare “masse” attraverso le “notizie”.


La perdita dell’appartenenza territoriale causata nei rappresentanti del popolo dalle loro militanze di parte priva il Territorio dei suoi dominus.   La scelta di vita materialista ed egocentrica, che caratterizza gli oclocrati, li rende estranei non solo alla Repubblica, ma anche alla tutela del loro Territorio natale.
Essi non hanno cittadinanza altra da quella nelle vaste reti di malaffare che i partiti tessono ormai internazionalmente.   Ogni terra e acqua, per loro, è soltanto oggetto di bottino e di saccheggio.

Ancora Venezia è oggi in sé prova evidente di quel che affermo, ma non per questo è nata questa città.
Se le sue vestigia denunciano e condannano il presente senza appello, esse ancora ammoniscono e tracciano una via possibile perché tutto non sia perduto nella canea barbarica.
Esse dimostrano cosa possa per la grandezza, il prestigio e la prosperità di un Popolo, la volontà unita di quel Popolo stesso nella Morale.


Le vestigia di Venezia sono paradigma di Buon Governo e di Repubblica, e da esse trae nutrimento questa Nuova Strategia, che vuol ricondurre i Popoli Italici all’armonia repubblicana che essi si sono auspicata e sancita nella Costituzione.


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