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Proposta per il nuovo porto di Venezia - Bozza di proposta per la creazione del nuovo porto integrato di Venezia, pe
di Umberto Sartory - inviato il 09/04/2003 (letto 2860 volte - 0 commenti)

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Proposta per il nuovo porto di Venezia - Bozza di proposta per la creazione del nuovo porto integrato di Venezia, pe
Legenda:
Linea rossa: argini
Frecce blu: bocche di distribuzione della marea in laguna
Freccia rossa: direzione Idrovia Padova-Venezia
Zona rossa: Porto Industriale
Zona blu: Porto Commerciale
Zona gialla: Porto Passeggeri.

Comitato di Salute Pubblica a Venezia

Esiste oggi una sola vera improrogabile urgenza nella città: l’arresto del traffico a motori diesel/benzina in tutto lo specchio lagunare sopravvento e interno al Centro Storico. Soprattutto deve essere interdetto l’uso dei canali interni e sopravvento alle grandi navi e ai traghetti, che bruciano combustibili a bassissimo costo (bunker fuel), con altissima emissione di inquinanti solforici e nitrici, prive di qualsivoglia filtro o marmitta per la riduzione di tali inquinanti.

Per una più dettagliata comprensione del problema e dei suoi effetti devastanti sui nostri edifici, rimando a precedenti articoli su Venezia ObServer e alla documentazione pubblicata suOurVenice.org.

In questa relazione mi propongo di esporre come sia possibile, in alternativa al demenziale progetto di portelloni mobili noto come MOSE, dotare la nostra città di un porto efficiente, espandibile e che non implichi, come quello attuale, la totale distruzione degli edifici a causa dei fenomeni di solfatazione e idrolisi generati dagli inquinanti.
Il sistema di argini per la nuova portualità da noi proposto fornisce un efficace strumento di controllo sul flusso di marea e un attivo dilavamento dei fondali lagunari più inquinati in passato. E’ inoltre probabilmente utilizzabile per la produzione di energia elettrica e di enormi quantità di aria compressa.
Come si vede dalla cartina, il progetto si basa su allargamento, approfondimento e arginatura del cosiddetto “canale dei Petroli”, con la creazione di una ampia zona portuale polivalente ( turismo, industria, merci ) nell’area compresa tra l’idrovia Padova-Venezia e Marghera.
Questa intera area portuale dovrà essere arginata e separata dal corpo lagunare, e costituirà l’unico spazio interno in cui si consentirà l’uso di motori diesel/benzina, almeno fino a quando questi saranno tollerati nel mondo extralagunare.
Questa amplissima zona portuale, oltre a soddisfare le attuali esigenze, lascerà Venezia preparata alla prevedibile ripresa dei traffici marittimi e più in generale via acqua-ferrovia. L’innesto con l’idrovia Padova Venezia, aprirà sinergie portuali anche con quella città e ridurrà almeno parzialmente la pressione del traffico su gomma nella cintura mestrina.
Le grandi navi da crociera vi faranno scalo e trasborderanno i passeggeri su imbarcazioni locali adeguate come propulsione alla specificità locale, e/o nel sistema centralizzato di trasporto persone su rotaia, simile a quello già allo studio degli attuali amministratori e al quale dedicheremo una nostra prossima relazione.
Il complesso arginato del canale di comunicazione col mare e del suo ampio utero a ridosso della terraferma svolgerà uno straordinario servizio dal punto di vista idrogeologico, sia in maniera passiva (col proteggere il resto della città da eventuali catastrofi navali) sia in maniera attiva.
La presenza di grandi argini che partissero dal centro arretrato della bocca di porto di Malamocco Alberoni, ridurrebbe la veemenza dell’onda di marea spezzandola in tre, di cui quella centrale eserciterebbe maggior risucchio per la maggiore profondità, andando poi a distribuire l’acqua in modo ordinato, frenato e a pettine lungo tutto il percorso del canale.
Lungo tutto l’argine, e in particolare nei tratti a ridosso della terraferma, saranno dunque aperte bocche regolabili di comunicazione con la Laguna, grazie alle quali si potrà dirigere e distribuire acqua fresca proveniente dal mare anche in quelle zone di basso fondale prospicenti la zona industriale, ora tra le più inquinate. La laguna potrà così essere lavata nei punti in cui più è stata offesa.

Questa controcorrente da terra verso il mare, regolabile con sistemi di chiuse e potenziata da un argine a mare (linea rossa nella cartina) che convoglierà l’onda adriatica di marea montante in prevalenza dentro la bocca di Alberoni, potrà essere usata per bilanciare e frenare idrostaticamente la marea in ingresso anche dal porto di San Nicolò e di Chioggia.

L’estensione della diga di San Nicolò, argine speculare e simmetrico a quello offshore di Alberoni, farà in modo di convogliare in quella bocca di porto l’onda adriatica di marea calante, favorendo ulteriormente la respirazione della Laguna.

Dovrà essere a fondo studiata la possibilità di utilizzare il moto ondoso sugli argini e la corrente nelle bocche di distribuzione, per la produzione di energia: aria compressa che potrebbe venire immagazzinata nei corpi centrali degli argini, ed elettricità con turbine installabili sulle bocche di comunicazione con la Laguna.

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