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Vita Civile ..:Torna indietro:..
Ponte di Calatrava e barriere architettoniche
di Umberto Sartory - inviato il 10/12/2005 (letto 6559 volte - 6 commenti)

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Ponte di Calatrava e barriere architettoniche
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Sempre in attesa di questo fantomatico ponte di Calatrava, e in chiara luce pre-elettorale, a fianco della testa di ponte lato Piazzale Roma, sono state aperte al traffico le rampe per il superamento delle barriere architettoniche.
Come spesso avviene con questi Amministratori un tanto corrotti e un tanto cialtroni, le soluzioni sono spesso più inopportune o pericolose dei problemi. Nello specifico, le rampe sono state aperte al pubblico qualche giorno or sono, del tutto prive di protezioni o corrimani.

É già molto dubbio che le rampe inclinate siano un efficace aiuto ai disabili e non costituiscano piuttosto, come quella sul ponte delle Guglie, un serio pericolo per la loro incolumità e quella dei passanti, a causa della pendenza necessaria.
Ma che si arrivi ad aprirle al calpestio senza neppure munirle di corrimani e parapetti è davvero tragicomico... Poi qualcuno deve essersi accorto, che c’era questa piccola dimenticanza, e in fretta e furia ha pensato di rimediare nel modo raffazzonato che potete vedere dalle foto.

Hanno piazzato dei paletti in acciaio inox di bassa qualità (per resistere al salso veneziano ci vuole inox di qualità specifica, quello messo in opera già mostra segni di ruggine), dei quali tra l’altro avevano anche sbagliato la misura, tanto da costringere ad aggiunte e rabberciamenti davvero indecorosi.

Le frecce rosse nelle foto 2, 4, 5 e 6 indicano la sicumera con cui qualcuno, professionalmente pagato per farlo, ha usato una saldatrice, pur con tutta evidenza possedendo meno dimestichezza col lavorare in acciaio di quanta ne abbia io, che in tale arte non sono nemmeno un dilettante.
Misure sbagliate, aggiunte, e il tutto pasticciato:petonà, come diciamo noi Veneziani. Chi mai accetterebbe a casa sua un lavoro consegnato in quelle condizioni?
Le frecce bianche nell’immagine 5 evidenziano la soluzione adottata per fissare in altezza il cavo di riempimento su un paletto angolare. Avendo con ogni probabilità dimenticato di appiccicare, pur maldestramente come sugli altri pali, degli occhielli mezzi storti e acciaccati, hanno pensato di sostituirli con fascette in plastica, convinti probabilmente con ciò di realizzare un capolavoro estetico pre-moderno...

A ciliegina sulla torta, le frecce nere nelle immagini 1, 2 e 3 mostrano come le teste dei cavi d’acciaio tesi per riempire i vuoti siano unite al corpo della corda con giri di nastro adesivo. La durata di questa protezione è estremamente effimera: qualche giorno di Sole e pioggia e le spinose estremità dei cavetti saranno esposte ad altezza degli occhi di un bambino e delle mani dei passanti.

Se è così che costruiscono i parapetti, chissà cosa sarà il ponte di Calatrava, sempre che mai si giunga a collocare un ponte tra i due iceberg di cemento già affondati nelle gengive del Canal Grande. E volevano anche costruire una teleferica, per far superare il ponte a chi non può camminare! Se è così che sanno giuntare i cavi d'acciaio, poveri paralitici!

Maledetti idioti, come si permettono di fare cose simili a Venezia? Nella città che sempre è stata fra le più accorte e attente all’abilità progettuale e manuale?

E gente così vorrebbe cimentarsi con la costruzione di un ponte, e per di più un ponte in tensostruttura? Ma scherziamo o cosa?
Bisogna fermare questi perniciosi inetti, esautorarli dall’interagire con la geofisica del sistema veneziano e con il suo patrimonio artistico.
Essi non sono in grado di comprenderlo e men che meno di tutelarlo. A tutti gli effetti lo stanno distruggendo moralmente e fisicamente.

Popolo Veneziano, se non ti svegli sei fottuto, e per sempre, e fottuta con te è anche la meraviglia che i tuoi Padri hanno saputo creare e che difficilmente si potrà ripetere nella storia di questa Civiltà.

Sono volgare? Bene. La volgarità si addice al Popolo e io sono uomo del Popolo. Anche con la volgarità ci si difende dal perverso scempio che viene perpetrato sulle nostre case e la nostra memoria.
Chi questo scempio mette in atto, chi lo permette e chi lo copre non merita il rispetto di una pacata argomentazione, solo il dileggio e il più volgare e popolaresco insulto.

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Commenti a questo articolo
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Inviato da: alessandro (emoglobin@libero.it)

Penso che il ponte possa essere utile a molti dei pendolari che, come me, devono allungare il giro per il ponte degli scalzi per arrivare a piazzale roma. Ma se, come è scritto nell'articolo, i parapetti già montati sono così indecenti (le foto sono un pugno nell'occhio per un muratore) il ponte come lo appoggiano su quei plinti di cemento o affonda insieme a loro, o si crepa in due, per la felicità di tutti. Se mai lo costruiranno.

Inviato il 24-12-2005 12:03
Inviato da: Umberto Sartory (venetian@ombra.net)

Se mai lo costruiranno, appunto. Perché la crepa da noi segnalata in un precedente articolo è stata maldestramentye stuccata, ma nel frattempo se ne è aperta un'altra sulla riva di fronte agli ex magazzini Parisi, e questo sembra indicare un cedimento dell'intero angolo su cui si è posizionata la spalla dell'ipotetico ponte verso il Canal Grande. Appena posso fare un servizio fotografico ve lo faccio vedere.

Inviato il 05-01-2006 00:10
Sito web: http://ourvenice.org
Inviato da: Natale (natavian@libero.it)

ritengo che se quel ponte fosse stato utile, lo avrebbero già costruito in maniera giustamente appropriata.ritengo quest'opera solo un esercizio progettual-estetico e basta,e sperovivamente che non succeda assolutamente nulla quando lo trasporteranno e monteranno,perchè è meglio che mi dicano:"visto? te l'avevo detto che non succedeva nulla??!!", piuttosto che magari si rovesci durante il trasporto e/o il montaggio,e allora si che qualcuno non potrà più nascondersi dietro un dito o un oartito,perchè i soldi per la costruzione sono anche i miei, e voglio un rendiconto!! In quanto al suo uso,penso che saranno ben in pochi ad utilizzarlo,perchè la percentuale di persone che da p.Roma alla Ferrovia sono ben poche in confronto a quelli che vanno ben oltre.Si poteva però coinvolgere di più la popolazione sull'argomento e non spacciarlo per chissachè.Non sono contro al progresso e alle novità,ma se ci fosse più partecipazione e dialogocon un sereno dibattito,si eviterebbero sprechi ed imposizioni impopolari fatte solo per scopi pseudo-politici e/o perchè qualcuno ha mangiato pesante e la notte ha avuto gli incubi.

Inviato il 07-01-2006 13:11
Inviato da: Davide (daveef@libero.it)

Un ponte i cui fondi sembrano esser stati alimentati da un capitolato speciale destinato alla ristrutturazione degli immobili e alla manutenzione della città. Una città che ormai è diventata sede di faraonici cantieri che sembrano voler dare dimostrazione di quanto si stia facendo per risanare molte piaghe che sarebbero in procinto di piegare i beni architettonici della città stessa. Cantieri fermi, morti, abbandonati (Punta della Dogana per citarne uno); lavori che vedono difficilmente raggiungere l'obiettivo prefissato ma che costituiscono per alcune "stimate" persone, che meritano tutto tranne che vivere Venezia, un'esauribile fonte dalla quale attingere giorno dopo giorno. Francia, Giappone costruiscono ponti sospesi ad unica campata in tempi record di 2 anni affrontando difficoltà inimmaginabili mentre qui ci si vanta quasi nel detenere i record di durata .. ci si affeziona quasi. Un ponte che i veneziani , e mi riferisco ai VERI VENEZIANI, non hanno mia chiesto! Soldi che avrebbero potuto contribuire in modo non indifferente anche a fermare il continuo esodo dele veneziano verace verso la triste terraferma. Ma l'etica, la morale qui non conta più ... poco importa se a malincuore il cittadino deve lasciarla perchè ormai uccisa da infinite speculazioni e tantomeno importante il fatto che quel ponte indecente, agli occhi del veneziano, sia costato più del doppio di quanto previsto. Sono schifato, disgustato, indegnato dall'insensibilità degli uomini di potere che all'evidenza dei fatti negano quanto più di immorale e ridicolo sta (forse) prendendo forma, spingendo e promuovendo una campagnia di apertura mentale ed urbana per non confinare Venezia e per non ridurla a diventare una protesi malfunzionante dell'Italia (anzi italia in minuscolo). E alle balle loro ci credono!
Dico NO con tutta l'ANIMA da VENEZIANO a questo inutile ponte a questo vedere VEnezia continuamente violentata senza che nessuno ne sconti la pena!

Inviato il 21-02-2006 03:30
Sito web: http://xoomer.virgilio.it/daveefarte
Inviato da: Davide (daveef@libero.it)

(Nella fretta avevo commesso degli errori .. la "riposto" corretta")
Un ponte i cui fondi sembrano esser stati alimentati da un capitolato speciale destinato alla ristrutturazione degli immobili e alla manutenzione della città. Una città che ormai è diventata sede di faraonici cantieri che sembrano voler dare dimostrazione di quanto si stia facendo per risanare molte piaghe che sarebbero in procinto di piegare i beni architettonici della città stessa. Cantieri fermi, morti, abbandonati (Punta della Dogana per citarne uno); lavori che vedono difficilmente raggiungere l'obiettivo prefissato ma che costituiscono per alcune "stimate" persone, che meritano tutto tranne che vivere Venezia, un'inesauribile fonte dalla quale attingere giorno dopo giorno. Francia, Giappone costruiscono ponti sospesi ad unica campata in tempi record di 2 anni affrontando difficoltà inimmaginabili mentre qui ci si vanta quasi nel detenere i record di durata .. ci si affeziona quasi. Un ponte che i veneziani , e mi riferisco ai VERI VENEZIANI, non hanno mia chiesto! Soldi che avrebbero potuto contribuire in modo non indifferente anche a fermare il continuo esodo dele veneziano verace verso la triste terraferma. Ma l'etica, la morale qui non contano più ... poco importa se a malincuore il cittadino deve lasciarla perchè ormai uccisa da infinite speculazioni e tantomeno importante il fatto che quel ponte indecente, agli occhi del veneziano, sia costato più del doppio di quanto previsto. Sono schifato, disgustato, indegnato dall'insensibilità degli uomini di potere che all'evidenza dei fatti negano quanto più di immorale e ridicolo sta (forse) prendendo forma, spingendo e promuovendo una campagnia di apertura mentale per non confinare Venezia e per non ridurla a diventare una protesi malfunzionante dell'Italia (anzi italia in minuscolo). E alle balle loro ci credono!
Dico NO con tutta l'ANIMA da VENEZIANO a questo inutile ponte a questo vedere VEnezia continuamente violentata senza che nessuno ne sconti la pena!

Inviato il 21-02-2006 14:08
Sito web: http://xoomer.virgilio.it/daveefarte
Inviato da: Luciano (comitato17settembre@yahoo.it)

Mercoledì, 25 Aprile 2007 da “IL GAZZETTINO”

A giugno la perizia. Aumentano i costi e Cacciari è critico sull’appalto: «Un’opera così non si può affidare in base al ribasso»
Ponte di Calatrava, nuovo rinvio
Nessuna certezza per il varo del quarto passaggio sul Canal Grande, le sponde potrebbero non reggere il peso

Il sindaco di Venezia Massimo Cacciari ha spiegato ieri che per il ponte di Calatrava sono sorti altriproblemi sulla tenuta delle rive. Dopo 11 anni di infiniti rinvii il quarto ponte sul Canal Grande non è ancora a posto, i costi sono lievitati da 2 a 6,5 milioni e le perizie si sono moltiplicate. Il lavoro del prof. Giorgio Romaro, che sta simulando in cantiere la posa del ponte (finirà entro giugno), evidenzia che le spalle del ponte subiranno una spinta di 1.500 tonnellate ciascuna al momento della posa. Poggiano però sul fango e serviranno quindi 16 martinetti per bloccare la struttura (con costi aggiuntivi di un milione e 200mila euro). Il sindaco, nel difendere il progetto, ha duramente criticato la legge che obbliga a scegliere le imprese solo sulla base dei ribassi: «Per quest'opera servivano ditte specializzate».

Il prof. Giorgio Romaro, che simula la posa dell’opera in cantiere, dovrebbe concludere il lavoro entro giugno. Intanto aumentano i costi
Calatrava, il ponte gioiello ha "male ai piedi"
Il sindaco: servono calcoli complessi per avere la certezza che le sponde potranno reggere il peso della struttura
Venezia
NOSTRA REDAZIONE
Dopo 11 anni di paziente attesa e di infiniti dibattiti il quarto ponte sul canal Grande non è ancora al suo posto, i costi sono lievitati da 2 a 6,5 milioni di euro e le perizie si sono moltiplicate. Solo i colpevoli di questa vergognosa vicenda si sono ridotti sempre più. Non i progettisti, non i costruttori, non l'amministrazione comunale: la colpa è del "sistema", che ha costretto il Comune di Venezia a scegliere l'impresa in base al ribasso presentato rispetto al capitolato d'appalto.
Lo ha detto ieri il sindaco Massimo Cacciari, che ha relazionato sull'incontro con il professor Giorgio Romaro, il quale ha il compito di simulare in cantiere la posa del ponte così da ridurre al minimo i rischi e i tempi. Su questi ultimi ormai non ci si sbilancia più, se non per annunciare che il lavoro di Romaro sarà concluso entro giugno. Poi si vedrà.
«La struttura in acciaio - ha detto il sindaco - non presenta problemi. Le spalle del ponte (le uniche opere visibili attualmente) subiranno una spinta di 1.500 tonnellate ciascuna al momento della posa e pertanto sarà necessario eseguire una serie complessa di calcoli per avere la totale sicurezza sulla tenuta della struttura. Il problema è che le spalle non possono subire un arretramento superiore ai due centimetri, e poiché esse non poggiano sulla roccia ma sul fango che compone le isole veneziane, occorrerà fronteggiare questa spinta. Romaro ha suggerito l'utilizzo di sedici martinetti che permetteranno anche una manovra di blocco in caso di necessità. Tutto ciò comporterà un costo aggiuntivo di un milione e 200mila euro, già stanziato dalla giunta».
Precedenti perizie avevano evidenziato carenze progettuali e costruttive e anche il capitolato, a detta di molti, sarebbe potuto essere un poco più selettivo. A sfavore di Venezia, del sistema Italia e delle sue imprese rimane però il fatto che ovunque l'architetto valenciano Calatrava ha realizzato opere importanti in tempi ragionevoli e ben più complesse di un ponte (ne ha progettati oltre 60). E la città di Calatrava in soli tre anni è stata rivoltata come un calzino per ospitare la Coppa America di vela. Mentre il quarto ponte veniva abbozzato nel 1996, Calatrava iniziò la costruzione della monumentale "città delle scienze e delle arti" che sul letto prosciugato del fiume Turia occupa 350mila metri quadrati. Tutto è stato completato, è fruibile ed è diventato il simbolo della nuova Valencia.
«Romaro - ha continuato il sindaco - mi ha anche detto che questo è il più bel ponte fatto da Calatrava e proprio per questo non poteva essere affidato con una gara semplice. Col suo arco ribassato e il suo singolare sistema di sostegno è molto complesso e quindi doveva essere realizzato da aziende con esperienza specifica in questo campo. Un'opera unica al mondo - ha proseguito - il "Cupolone" di Michelangelo non può essere affidata al primo che capita solo perché si offre di costruirla a meno soldi. Purtroppo la famigerata legge sulle opere pubbliche ci obbliga a seguire questo tipo di impostazione. Di qui discendono i ritardi, i maggiori costi e tutte le perizie».
Nel frattempo, lo ricordiamo, è stata aperta un'inchiesta della Corte dei conti per verificare l'eventuale danno erariale dal momento che il ponte è pagato con soldi pubblici. Ricordiamo inoltre che che la direzione dei lavori è stata seguita direttamente dal Comune per evitare l'assurdo obbligo di una gara europea per scegliere il progettista di un'opera già scelta. Infine le imprese costruttrici, la Cignoni Srl di Lendinara (vincitrice dell'appalto) e la Lorenzon Techmec Spa di Noventa di Piave (la costruttrice del ponte vero e proprio) sono ai ferri corti. All'inizio di quest'anno il Tribunale ha costretto quest'ultima azienda a consegnare i pezzi anche se non avrebbe ricevuto un euro per le modifiche effettuate. «C'è stato un errore di progettazione: le parti estreme del ponte, i conci denominati 5 e 6, non reggevano - avevano detto i fratelli Lorenzon nel febbraio scorso - e l'avevamo segnalato al Comune già il 3 marzo 2003, ma solo il 21 ottobre 2004 abbiamo avuto il benestare per la realizzazione dei nuovi conci. Li abbiamo disegnati e pagati noi, maa è un costo che dovrebbe essere pagato da Calatrava».
Michele Fullin

Scartata la «soluzione geniale» ora sarà difeso da martinetti
Venezia
(m.f.) La storia del "quarto ponte" sembra essere davvero infinita, neppure i più brillanti progettisti di strutture, hanno voluto dare giudizi definitivi sugli eventuali problemi dell'opera. Se la diatriba che ha tenuto banco fino a qualche settimana fa è stata quasi interamente legata alla costruzione dei conci e alla robustezza della struttura in acciaio, oggi torna alla ribalta la questione sulla solidità delle fondazioni, che poi fu la prima a emergere. Se Calatrava pensò fondazioni in cemento armato a forma di "C" allungata profonde 20 metri e spesse 1, il Comune preferì irrigidire la struttura chiudendola fino a trasformare la "C" in una scatola. Il prof. Giuseppe Creazza, che aveva fatto da consulente per Calatrava all'inizio del progetto, propose di fare fondazioni normali, non sovradimensionate come le attuali, collegate da una "catena" in calcestruzzo sotto il canale che sarebbe potuta diventare un tunnel. Tale soluzione, definita "geniale ed elegante" dal direttore dei lavori (nel frattempo andato in pensione) Roberto Scibilia non fu alla fine adottata perché arrivata a progetto esecutivo approvato e perché costava 770mila euro in più (bazzecole, di fronte agli aumenti poi registrati). Basti pensare che solo l'operazione del varo in bianco costerà 1 milione e 200mila euro.
Il problema della fortissima spinta laterale dovuta all'arco a sesto ribassato era stato già affrontato in sede di collaudo dal professor Enzo Siviero, docente di Tecnica delle costruzioni allo Iuav di Venezia. «Sapevamo benissimo che c'era questo problema - commenta - la sensibilità del ponte dipende dal fatto che le spalle debbono essere rigide. La questione è stata risolta con l'adozione di martinetti, che saranno utilizzati al momento del varo per contrastare la spinta del ponte e poi saranno riposti nelle vicinanze, pronti per essere utilizzate in caso di bisogno. È una precauzione, che può essere approntata in poco più di un'ora. La cittadinanza stia tranquilla: quel ponte sarà un'opera d'arte e non creerà problemi».

Tra un rinvio e l'altro, undici lunghi anni di promesse non ancora mantenute
Se fosse "Scherzi a parte" potrebbe anche divertire, purtroppo è un'opera pubblica.
1996, LA PRIMA - «L'appalto è previsto entro il 1997 e i lavori non dureranno più di 10-12 mesi al massimo». Lo disse proprio l'architetto Santiago Calatrava, davanti a decine di testimoni, il 28 dicembre 1996 commentando il parere positivo della Salvaguardia al "suo" ponte.
Passa il tempo e il 7 settembre 2000 il Comune (sindaco da pochi mesi è Paolo Costa) annuncia: «Abbiamo il progetto definitivo, in pratica già esecutivo. Per il Redentore del 2002 Venezia avrà il quarto ponte sul Canal Grande». E Calatrava annuisce sicuro: «È tutto a posto». Le date sono sempre ad effetto!
Il terzo cambio di "rotta" è sancito dall'assessore comunale ai Lavori pubblici Roberto D'Agostino di fronte al Collegio degli ingegneri. Nel maggio 2002, in preparazione del bando di appalto, parla del dicembre 2003. In effetti l'appalto è andato all'impresa Cignoni di Lendinara (Rovigo) con un'offerta di 3,8 milioni di euro e ha 456 giorni di tempo a partire dal 3 settembre.
ALTRO RINVIO - Nel giugno 2003 appare chiaro che per dicembre non c'è niente da fare e si annuncia una nuova data ad effetto: Ferragosto 2004. L'esigenza di irrobustire le fondamenta e gli scavi archeologici fanno slittare di 4 mesi l'avvio dei lavori. Ferragosto, però, passa in silenzio (è il 5. rinvio) e si parla di settembre-ottobre. A fine ottobre il Comune, non senza imbarazzi, annuncia l'ulteriore slittamento verso fine anno (siamo a 6). Il motivo stavolta è un problema tecnico all'acciaio utilizzato: «Se non sorgeranno altri intoppi - dice l'ing. Roberto Scibilia - la struttura sarà messa in opera entro dicembre 2004 e inaugurata nella primavera 2005».
Nuova marcia indietro nel settembre di tre anni fa, quando si annuncia che l'arco di 81 metri sarebbe arrivato su una chiatta quando le condizioni di marea lo avrebbero consentito. L'assessore ai Lavori pubblici Marco Corsini commenta: «Questo appalto è sfuggito a tutte le regole». Nel febbraio 2005 si fissa comunque il giorno esatto della posa della struttura: la notte tra il 12 e il 13 marzo. Poi il "Calatrava day" slitta al 20 marzo. Sembra tutto fatto quando il 15 marzo arriva un nuovo problema che comporterà il 7. rinvio a fine giugno. Dopo quell'ennesima beffa, la Guardia di Finanza acquisisce negli uffici tecnici comunali tutta la documentazione per verificare l'esistenza di un danno erariale. L'esposto è di Carlo Ripa di Meana che, in campagna elettorale, inaugura l'inesistente manufatto.
Il 20 marzo 2006 è stato lo stesso Calatrava a rassicurare il sindaco Cacciari: «L'opera sarà al livello della città. L'ultimazione? Nei tempi previsti!». Il 10 agosto il manufatto supera le prove di carico nei cantieri Fagioli di Marghera (viene attestato che potrà sopportare fino a mille chili per metro quadrato). Tutti i tecnici assicurano che l'effetto visivo sarà splendido soprattutto per l'illuminazione. E l'effetto tempo? Dopo l'ennesima data (metà marzo) arriva quella del 13 maggio «per evitare i "ponti" festivi di Pasqua, 25 aprile e 1. maggio». Adesso si rinvia ancora: siamo a quota 10. E il 1. marzo scorzo il direttore dei lavori Casarin e l'assessore Rumiz replicavano stizziti agli scettici: «Nessun altro rinvio, inviteremo chi non ci crede alla messa in opera prima di Pasqua». Già, ma di quale anno?
CAPITOLO COSTI - All'inizio erano bazzeccole: 4 miliardi di povere lire. Anzi nel giugno 1996 la giunta Cacciari presentò il progetto addirittura come "a costo zero": «C'è il piano finanziario per 4 miliardi di lire» disse il sindaco. Secondo i calcoli del Comune, i costi sarebbero stati recuperati con oneri di urbanizzazione dopo l'acquisizione dell'ex palazzo delle Ferrovie dove doveva sorgere la nuova sede del Casinò. Progetto poi accantonato. Il bando di gara, base d'asta 4.5 milioni di euro, è del maggio 2002 con importo sotto la "soglia Ue". In piazzale Roma fu anche posto il contagiorni, divenuto simbolo della beffa. Da quella cifra si è saliti a già a 8,5 milioni (210mila euro al progettista) e le sorprese sembrano non finire mai.

(GLI ARTOCOLI SI COMMENTANO DA SOLI)

Inviato il 25-04-2007 22:23
Sito web: www.mestreallagata.altervista.org
 


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