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Cultura e Arte ..:Torna indietro:..
Sulla conoscenza di sé - Il tutto e la teoria del linguaggio
di Alexander Bonivento - inviato il 11/01/2001 (letto 2007 volte - 0 commenti)

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Siamo... non importa dove.In realtá non importa nemmeno il quando, né il chi o il cosa, nulla.Parlare della conoscenza di sé purtroppo per i piú implica tutto e niente.É tranquillamente escludibile anche sé!Il motivo? Semplicemente una riflessione sul fatto che, nel mondo fisico, nulla assume importanza se non confrontato con qualcos'altro. L'elemento ''singolo'' non avrebbe riferimenti oltre a sé stesso, pertanto tutto andrebbe bene.Ma non é il mondo fisico quello nel quale ci troviamo. É il mondo immaginario e vastissimo che l'elemento singolo puó creare grazie agli influssi del mondo fisico.Vediamo di capirci: disco volante. Cosa richiama questo termine in noi, come ''singoli''?Forse cose diverse, ma con una matrice comune: vola. Geniale!!! Vola, che scoperta!!!Ma, se avessi detto 'disco vigertante' cosa avrebbe fatto? Vigertato?Il punto iniziale é questo: un disco volante vola, solo per il fatto che é volante?Non potrebbe essere ''passeggero'', come é altra definizione di volante?Ma non é solo volante: é anche disco. Allora potrebbe essere:- Ordigno rotondo che vola- Ordigno rotondo che compare ogni tanto- un 33 giri lanciato da una finestra- un 33 giri che non ha successo- ecc.ecc.ecc....Perché allora la prima cosa che viene in mente é l'ordigno che vola? Ecco, questo é l'apporto del mondo fisico che ci circonda, dove culturalmente il disco volante é immaginato come astronave, preferibilmente aliena.Cosa avrebbe potuto significare disco volante per il singolo che é sempre stato singolo?Nulla, in realtá. A meno che, da solo, egli non abbia sviluppato il nostro stesso linguaggio e le nostre stesse terminologie. E giá, da soli non si impara una lingua che serve per comunicare con ''altri'', dato che questi non esistono.Tuttavia non tutto ció che ci circonda, anche nel mondo fisico, parla la ''nostra'' lingua.Un albero puó comunicare con noi?Certo che sí, ma non di sicuro dicendoci -''Ciao. Come va oggi?'', pare?In ogni caso ora si puó meglio comprendere la natura del mondo nel quale andremo ad avventurarci, nel quale dovremo distruggere, nei limiti del possibile, i legami sopra accennati. Qui il disco vigertante puó tranquillamente essere il nome di quello che per noi é il piede. Solo un termine che deve permettere a me, e solo a me (inteso come singolo), di riferirsi a quella parte del mio corpo che normalmente si appoggia a terra.Purtroppo, per poterne parlare, dovró infrangere questa regola, ma almeno sappiate come porvi di fronte a questo testo.Ora andiamo oltre.Rispondete a questa domanda: sareste in grado di immaginare qualcosa che NON sia descrivibile ESATTAMENTE ad altri a parole? Immagino di sí, sarebbe sufficente immaginare un particolare stato d'animo dettato da un'esperienza che appartenga a noi soltanto.Ora provate con questa: sareste in grado di ragionare senza l'uso della parola, cioé usando solo il ''puro pensiero'' e il ''puro ragionamento''? In natura questo é possibile, lo dimostrano ad esempio gli esperimenti coi topini messi nei labirinti. Essi ragionano, ricordano la strada. Oppure sanno che per evitare di prendere la scossa devono pigiare due volte quel dannato cirugozo (bottone, per noi).Due volte... due?!? E che é? Provate a spiegarlo a uno che non ha il concetto di numero!Tornando alla domanda: il topino ha capito cosa é ''due'' da solo, intuitivamente.Magari gli dá un senso tutto diverso dal nostro, ma due volte sono e due volte restano, fisicamente parlando.Ma ora ragioniamo e proviamo a rispondere alla domanda universalmente data come la piú stupida: 2+2. Dobbiamo peró farlo senza l'uso della parola, nemmeno a livello di pensiero. Dobbiamo cioé intuire e dare un senso a:- due;- piú;- il concetto di quattro come due piú due;Dobbiamo riuscire a ''convincerci'' che 2+2 (non lo scriveró piú in lingua) sia 4.É un pó come il sesto senso: si ha la netta sensazione di qualcosa, ci si sente emotivamente illumintati, preoccupati o quant'altro ma non si riesce a spiegarselo. Come quando si dice ''sento che c'é qualcosa che non va'': lo sappiamo, lo sentiamo ma non riusciamo a dargli una forma concreta. Non riusciamo cioé a ''trovare le parole'', ma sentiamo ugualmente (e a ragione) l'angoscia che ne deriva.Il sesto senso viene generalmente definito intuizione. Non é detto che sia questo, perció assegnamogli un significato e cerchiamo di fare 2+2 sestosensorialmente.Dobbiamo insomma trovare la soluzione (ed esserne convinti) avendo coscienza di non usare un linguaggio noto. Anche definire 2 diventa un problema. Non é facile come sembra, vero?Inoltre, se ci riusciamo non potremmo mai spiegare ad altri come abbiamo fatto, dato che non abbiamo usato elementi della comunicabilitá nota ad ''altri singoli''.Questo é anche il motivo per il quale non posso darvi altri suggerimenti utili per raggiungere la ''pura conoscenza'' di 2+2, ma solamente idee.Ma riuscire in questo insensato esercizio a che cosa puó servire?Fondamentalmente a due (2) cose:1) permette di superare la barriera imposta dalla terminologia, di ideare qualcosa di totalmente slegato da altro, che viva solo in sé e grazie a sé;2) permette la comunicazione ad un livello diverso da quello verbale anche con individui molto diversi da noi (intendendo cose tipo uomo e scoiattolo, non europeo e asiatico) ed elementi apparentemente inanimati (tipo un cristallo).Questo ci permette di acquisire dal mondo fisico molto di piú di quanto normalmente si faccia. Con questo bagaglio di conoscenza, ''disco volante'' ha senso in una fascia ristrettissima del mondo che ci circonda, questo é chiaro.Torniamo al nostro mondo immaginario. Qui abbiamo pienamente acquisito questo bagaglio, sappiamo ascoltare e capire qualsiasi cosa. Qui soltanto potremo pienamente comprenderci in rapporto al tutto, perché solo qui lo sappiamo ascoltare e perció rapportarci ad esso. Ritorniamo nel mondo fisico...Come prima per la domanda universalmente piú stupida, proviamo ora con la domanda esistenziale piú nota: chi sono io?Wow! Si potrebbe partire in quarta e scrivere enciclopedie sull'argomento, senza tuttavia riuscire a dare una risposta che convinca tutti. Ne sono prova i testi filosofici dalla Grecia antica a noi: se qualcuno avesse dato LA risposta, l'argomento si sarebbe ritenuto chiuso, invece...Ma se, invece di scrivere chilometri quadri di fogli pieni di parole, provassimo a ripetere la procedura di 2+2?Non sapremmo spiegare a nessuno chi sono io, ma noi lo sapremmo benissimo. Certo, lo sapremmo sestosensorialmente o cos'altro, ma ne saremmo pienamente convinti, cosí come eravamo convinti che 2+2=... .E questo é ció che implica la conoscenza di sé: consapevolezza di noi per noi, non per gli altri. Raggiunto questo traguardo il rapportarsi con gli altri assume un sapore totalmente diverso.Puó anche risultare frustrante notare che ''gli altri'' non notano cose che a noi sembrano ora cosí ovvie e naturali, ma personalmente credo che questa frustrazione sia il motivo che necessariamente ci spingerá a cercare di spiegar loro come vedere il tutto con questa nuova obiettivitá, restando comunque coscienti del fatto che tutta questa strada non l'abbiamo percorsa fino in fondo nemmeno noi.Credo sia anche il motivo che mi spinge a scrivere queste poche righe.Infine: mai, dopo aver acquisito quanto sopra, ci si dovrá porre come esempio di punto di arrivo. Questo anche perché, se abbiamo percorso la strada ''corretta'', non dovremmo nemmeno essere in grado di spiegarlo a parole!!!Di piú non saprei dire, spero solamente di essere riuscito a comunicare qualcosa di utile a me e a chi stava solo cercando il modo di fare 2+2 senza andare a squola :)))Alex

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