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SEGNALETICA ACQUEA
di ENZO PEDROCCO - inviato il 17/03/2007
UTILE E FUNZIONALE MA ESTETICAMENTE INCOMPATIBILE CON LO SPECIFICO CONTESTO VENEZIANO E, NON DI RADO, ANCHE PIUTTOSTO INVASIVA

Frutto di un lungo lavoro di concertazione tra enti diversi ed elaborata in seguito ad uno specifico concorso di idee, la nuova segnaletica relativa alla circolazione acquea, varata alcuni anni addietro, ha indubbiamente il merito di aver posto fine al caos e all’anarchia che caratterizzavano il complesso ed eterogeneo traffico urbano nei canali e rii cittadini prima del suo arrivo, disciplinandolo in maniera univoca e inequivocabile, con grande vantaggio, oltre che per la sua sicurezza, per il suo ordinato svolgimento.

In considerazione della specificità di Venezia, e delle energie profuse nella fattispecie, ci si sarebbe però legittimamente attesi una segnaletica assai diversa, che fosse anzitutto maggiormente in armonia con il particolare contesto in cui veniva inserita e che, inoltre, non si limitasse a scimmiottare in tutto e per tutto la segnaletica stradale: come se l’assenza di remore estetiche, valida in genere per le anonime arterie stradali della terraferma, potesse valere anche per i caratteristici canali e rii di Venezia.

L’utilizzo intensivo e scriteriato della pletora di segnali di cui è costituita – analogo, né più e né meno, a quello obbligatorio per la circolazione stradale – fa sì, infine, che tale segnaletica risulti, oltretutto, anche non poco invasiva: non c’è imbocco di canale, infatti, in cui il numero di cartelli di colori vistosi apposti non risulti invariabilmente ridondante ed eccessivo finanche agli occhi di molti di coloro che sono favorevoli a essa.

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