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IL RAPPORTO GENITORI-FIGLI
di ENZO PEDROCCO - inviato il 04/03/2009
L'ETERNA QUESTIONE
DEL RAPPORTO GENITORI-FIGLI


Diceva Freud che compito dei genitori, nel loro rapporto con i figli, è quello di risultare, con il tempo, superflui. E accettare che i figli, una volta conseguita la pienezza dello sviluppo e della maturità, possano compiere da sé, nella più totale autonomia e senza ingerenza alcuna, le loro scelte. Nonostante la fama e l’autorevolezza del fondatore della psicoanalisi, è da supporre tuttavia che, salvo rarissime e improbabili eccezioni , nessun genitore al mondo abbia mai messo e metta in pratica tale suo insegnamento, per quanto fondato e condivisibile, sotto il profilo razionale, esso possa apparire ai suoi occhi.

Dacchè mondo è mondo, infatti, assai raramente i genitori hanno rinunciato a plasmare e controllare pervicacemente i figli, che per essi rimangono in genere sempre tali, e cioè bisognosi della loro guida e dei loro consigli, vita natural durante.

E tutto ciò sulla base della convinzione, ricorrente in ogni generazione di padri, dell’eternità e dell’assolutezza dei valori in cui sono cresciuti. Senza venire benchè minimamente sfiorati dal dubbio che, non fosse che per l’enorme divario che invariabilmente si determina tra vecchie e nuove generazioni, i figli potrebbero anche essere dell’avviso di infischiarsene altamente dei valori dei padri – con tutto l’amore a essi dovuto - e di non sapersene fare assolutamente alcunché, privilegiando altri valori sorti spesso proprio in opposizione a essi.

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