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Caro Enzo - Riflessioni su graffiti e degrado
di Umberto Sartory - inviato il 19/08/2005
Caro Enzo, dicevoI tuoi ripetuti articoli sull'imbrattamento dei muri e dei marmi veneziani mi impongono di chiederti un'estensione dell'analisi.In particolare vorrei che guardassimo più da vicino quei graffiti. Non al microscopio, ma a distanza ravvicinata.Noteremo, su scritte che abbiano un qualche mese, che esse sono ormai a rilievo rispetto alla superficie su cui originariamente erano state stilate.Paradossalmente, caro Enzo, quelle brutture pur effimeramente proteggono, il materiale su cui sono applicate, dalla corrosione solforica e nitrica.Non intendo sostenere una loro effettiva utilità protettiva del manufatto, ma per certo le scritte, e la loro veloce scomparsa per abrasione, ci danno un indice efficace della velocità con cui gli edifici si stanno sgretolando.Ormai i muri non vengono più ripuliti o reimbiancati, tanto le scritte se ne vanno da sole nel giro di pochi mesi, appena un poco dopo lo strato del muro o del marmo su cui erano state tracciate.Oltre all'indice sulla velocità di decoesione delle nostre pietre, il fenomeno del graffitismo così come lo vediamo, ci fornisce a mio modo di vedere altre informazioni sociali.Nel caso dei graffiti ''poveri'' e diffusi (firme, sigle etc), si può leggere una tribalizzazione dell'adolescenza che non trova educazione né rispetto a una Autorità serenamente e meritatamente costituita e quindi tende ad affermare la propria, segnando il territorio e i percorsi.Quando il graffito è invece ''ricco'', (veri e propri progetti grafici, spesso egregiamente eseguiti) si può leggere facilmente di una aspirazione alla bellezza e alla decorazione che non trova ''luoghi deputati'', e adolescenzialmente aggredisce le brutture prodotte, con denari pubblici e volontà private, dalle immeritate e conflittuali ''autorità'' che hanno segnato l'Italia soprattutto negli ultimi trent'anni. Ancora il graffitismo può raccontarci dell'inefficienza del nostro sistema scolastico, in particolare riguardo all'educazione artistica. Dico questo perché, anche nei casi in cui si riscontrino tecniche eccellentemente apprese, spesso manca la sensibilità necessaria a distinguere il valore simbolico e artistico del supporto scelto.Personalmente trovo encomiabile che un giovane decida di decorare con impegno un oggetto anche pubblico che è però manifestamente e ineluttabilmente brutto. Sappiamo quante brutture vengono quotidianamente distribuite nel Paese. Per parlare solo delle tue foto, le cose davvero più brutte che vi ho notato sono i raccoglitori di immondizie e le centraline enel-telecom-etc. Gli uni perché incongruenti, inutilmente differenziati nella forma per conseguire comunque un intollerabile livello di efficienza. Le altre perché espressione di quella peggior forma della tecnologia che si crede bastare a sé stessa, quindi efficienza e basta, ovvero ricerca della sola efficienza (raramente conseguita del resto), senza riguardo al contesto ambientale, storico ed esteticamente creativo.In questo ambiente socio-mentale, la ribellione intrinseca del giovane non viene allacciata alla radice della storia dell'espressione, è lasciata deflagrare in un gioco pirotecnico di effimero e di anarchia.Un punto a favore dei graffitisti comunque, è che belle o brutte, le loro opere le realizzano a proprie spese, mentre le centraline, le biglietterie di vetro, i terrapieni stradali in scorie di metalli pesanti, come infinite altre brutture, vengono realizzate con i soldi di tutti i cittadini, graffitisti inclusi.

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