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Gondolier Inside? - ovvero, come cambiare la storia di Venezia con un colpo di remo
di Lucilio Vianello - inviato il 16/08/2003
Vogare la gondola è un’arte, un mestiere, un sapere che si apprende, ancora oggi nel terzo millennio, attraverso un apprendistato di stampo “medievale”.Un aspirante gondoliere segue un iter didattico che, non solo dovrebbe renderlo in grado di manovrare la sua imbarcazione in qualsiasi luogo e con qualsiasi tempo, ma anche di essere riconosciuto e accettato come membro di quella che è una vera e propria corporazione d’altri tempi, un vero reperto di archeologia sociale.Per molti secoli il mestiere di barcaiolo è stato di precipuo appannaggio maschile, avvolto di leggende e dicerie, ma ciò non significa che le donne veneziane non sapessero all’occorrenza vogare, la città viveva sull’acqua molto meglio di quanto non faccia ora e anzi ci sono molti esempi documentati delle capacità vogatorie delle signore (ancora viva e vegeta e brillante di ricordi e simpatia è Margherita Citton di S. Erasmo, che aiutava la famiglia portando quintali di ortaggi in sandolo dalla sua isola al mercato di Rialto tutte le mattine all’alba).Tuttavia, l’arte del gondoliere continuava ad essere una “stregoneria” alla quale venivano iniziati gli uomini.Nella città che diede i natali alla prima donna laureata della storia ed ebbe la popolazione femminile più disinibita del mondo secentesco e settecentesco (mai sentito parlare delle prostitute veneziane?), ma che tutt’ora costituisce un baluardo di “machismo” a buon mercato e immobilismo patriarcale, il tempo passa e, anche se ai veneziani sembra strano, il mondo evolve senza di loro e molto più velocemente di quanto potrebbero aspettarsi.Così un bel giorno spunta all’orizzonte dell’esame per la licenza di gondoliere (nel frattempo la corporazione si è data una vernice di democrazia istituendo un sistema di selezione basato su esami di teoria e pratica sulla cui efficacia ed imparzialità non oseremo soffermarci) una donna ORRORE! Straniera ORRORE e SPAVENTO!In una città straordinaria per molti versi, capace di nutrire grandi sentimenti ma anche profonde arretratezze, la poverina le aveva proprio tutte contro e per giunta era anche sfrontata (o incosciente o indecentemente egocentrica) da credere di avere, pretendere di avere un esame equo.E il punto è proprio questo, l’equità.L’arte della voga, nella sua spietata meritocrazia, è profondamente equa: dato un minimo di muscolatura e peso, diciamo 1,65m di altezza per 65-70kg di peso, chiunque abbastanza esperto può portare a spasso una gondola, con notevole soddisfazione economica e foto dei turisti.Chiunque, uomo o donna, giovane o vecchio, parzialmente menomato, con pancia adiposa, colesterolo ed età da infarto sicuro, sobrio o alticcio, perfino gente che la vedi e ti chiedi chi gli abbia dato la patente, tanto fanno pietà a vogare (l’estetica è proprio un’opinione).Allora, perchè una donna no? Perchè le donne a Venezia sono vogatrici, regatanti, lavoratrici del remo di serie B?Un ultimo aspetto da considerare, qualcosa che effettivamente potrebbe far pendere la bilancia a favore dello status quo e rimettere definivamente al suo posto e magari al suo paese la pretenziosa aliena, è la passione.Possiamo chiederci se essere gondoliere richieda particolari risorse che si posseggono solo se si è maschi e specificamente lagunari, se essere gondoliere significhi qualcosa di diverso, se esiste una superiore coscienza di sè della propria straordinarietà e questa sia ad esclusivo appannaggio di un sesso, se quello che Janet Winterson, scrittrice inglese (di nuovo orrore!!!), ha descritto come “una certezza che viene con i remi, con la sensazione di generazione dopo generazione in piedi a remare così con ritmo e naturalezza” sia una specie di pezzo hardware con marchio registrato, come l’Intel Inside dei personal computers.Conosco alcuni gondolieri, con alcuni ho rapporti di simpatia, uno di loro è “il mio eroe” proprio come quando andavo alle elementari e adoravo Spider Man, mai mi è capitato di cogliere in loro l’urgenza del bisogno fisico, l’aspirazione di trovare un posto nel mondo, la traccia del proprio karma attraverso la vicinanza con l’acqua, la sfida alle proprie capacità, la determinazione e la passione di essere gondoliere così come l’ho sentita in questa donna fuori dal comune.Il prossimo inverno porterà, oltre alle acque alte, un nuovo esame per la licenza, speriamo che stavolta, dopo tanti anni di indifferenza quando non ostilità, i priviliegiati gentiluomini diano un’occhiata nei propri cuori e mostrino di possedere la virtù della giustizia, portando finalmente il loro pezzo di Venezia nel futuro.E, anche se siamo grandi e non ci crediamo più, accendiamo una candela a San Marco perchè il “Pax Tibi” funzioni una volta tanto, per Alex.

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