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“COCAI” E “MAGOGHE”
di ENZO PEDROCCO - inviato il 16/09/2006
Fintantochè i gabbiani di dimensioni più grandi e ragguardevoli - le cosiddette “magoghe” – si limitavano per lo più a starsene tranquilli in laguna, nei posti meno frequentati e remoti, la convivenza tra gabbiani e veneziani non presentava, si può dire, problema alcuno.

I gabbiani comuni, o “cocai”, ancorchè numerosi e presenti un po’ ovunque – in specie nelle vicinanze di qualche generoso pescivendolo - erano infatti ben accetti un po’ da tutti. E non pochi erano coloro che, da qualche riva o dal proprio balcone di casa affacciato su un canale, provvedevano quotidianamente a rimpinzarli di cibo per la soddisfazione di vederli volteggiare spettacolarmente.

Quando poi, spingendoci al largo in barca nelle acque lagunari, ci si imbatteva in qualche piccola colonia di magoghe seraficamente appollaiate in cima alle bricole, o maestosamente in volo ad ali interamente dispiegate, solitamente ci si compiaceva dello spettacolo offerto dalla loro presenza, che in un certo qual modo rendeva ancor più bella e suggestiva la nostra laguna.

Da alcuni anni a questa parte, però, tale “idilliaca” convivenza pare irrimediabilmente compromessa dal fatto che sono sempre più numerose le magoghe che, alle acque lagunari, preferiscono le calli e le fondamenta del Centro Storico, dove ormai sono solite nidificare sui tetti delle case e a farla letteralmente da padrone, non solo nei confronti delle altre specie di volatili locali – colombi in primis - con effetti, talora, a dir poco grandguignoleschi, ma finanche nei confronti dell’uomo, come testimoniano eloquentemente alcuni recenti e curiosi episodi di cronaca. Fra cui, come più di qualcuno ricorderà, il caso di quella anziana donna che non poteva accedere alla sua altana perché, ogniqualvolta tentava di farlo, veniva invariabilmente assalita da un’enorme magoga a guardia dei suoi piccoli.

Alcuni etologi, nel tentativo di spiegare tale inopinato e inusitato comportamento, non hanno esitato a ipotizzare una sorta di mutazione genetica in atto nella specie. Ma, senza alcuna pretesa di invadere il loro terreno, scarterei senz’ altro questa loro cervellotica ipotesi e propenderei per una spiegazione molto più semplice e concreta.

È noto che in laguna, in questi ultimi anni, il numero dei gabbiani è aumentato notevolmente mentre il cibo è rimasto quello che era, se non diminuito. Si imponeva perciò per la parte eccedente di essi, al fine di sopravvivere, di mettere in conto l’ eventuale migrazione verso altri lidi dove poterne trovare. Ma perché avrebbero dovuto sobbarcarsi la fatica di volare, con ogni probabilità, per chilometri e chilometri quando a soli due passi dalla laguna, fra le calli e le fondamenta del Centro Storico, complice un sistema di asporto dei rifiuti tutt’altro che razionale ed efficiente, è loro possibile trovare ogni sorta di cibo? Ai rifiuti urbani infatti, complice un’ Amministrazione comunale invariabilmente loquace e intraprendente nell’esporre e trattare i problemi, ma affatto inconcludente nel risolverli, si affianca una quantità di colombi di cui poter far razzìa a proprio piacimento, grazie alle precarie condizioni in cui per lo più versano e sono lasciati.

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