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Barche veneziane Venetian Boats

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Sc'iopon
Barca da caccia molto piccola e dal pescaggio bassissimo (5-10 cm.). La sua lunghezza era misurata su quella di una grossa spingarda che vi si adagiava da prua a poppa. Il fucilone, non di rado lungo oltre i quattro metri, veniva caricato con polvere nera e mitraglia (piccoli rottami di ferro, chiodi, frammenti di vetro e ceramica, ghiaino...). La barca così armata, grazie al suo bassissimo profilo poteva avvicinarsi non vista ai grandi stormi di oche e anitre mentre erano posati nelle barene. La rosa di sparo copriva un diametro di molte decine di metri, mentre la barca subiva un rinculo di decine di metri, ammortizzato da un sacco imbottito di paglia che imbrigliava il calciolo dell'arma. Un vero e proprio strumento di sterminio che, curiosamente, era del tutto identico a quello in uso nella baia americana di Chesapeake (Filadelfia), dove portò gli stormi di oche migranti vicini all'estinzione. Messo fuorilegge negli Stati Uniti nella prima metà del 1900 (la lunga caccia alle ultime spingarde di frodo è magistralmente descritta nel libro "La Baia" di James A. Michener), nella laguna veneta il fucilone o sc'iopon continuò a sparare fino ai tardi anni '60.
Quello che vediamo nella foto in alto esposto nell'osteria "da Seppa" alla Giudecca, tra il ponte Piccolo e il ponte Longo.
La barca è ancora piuttosto diffusa in città, e si riconosce per la sua forma simile alla "mascareta" caratterizzata dall'assenza di ferro di prua sulla quale si notano invece sedi a V per l'alloggiamento della canna dell'arma.