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La Festa della Sensa a VeneziaLo Sposalizio col Mare |
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È una delle più antiche celebrazioni veneziane.
Nacque infatti nell´anno 1000 per festeggiare e tramandare l´impresa navale del Doge Pietro Orseolo II.
Il Doge partì nel giorno dell´Ascensione di quell´anno con la flotta della Serenissima per correre in aiuto alle popolazioni della Dalmazia minacciate dai pirati slavi che infestavano le coste istriane.
La famosa pur se temporanea vittoria (non smisero infatti mai, i pirati Schiavoni di infestare l´Adriatico, pur subendo ferocissime repressioni) della flotta veneziana diede inizio alla rapida espansione dell´influenza politica, commerciale e militare della Serenissima.
La festa della Sensa seguiva allora un rituale piuttosto semplice: il Doge, a bordo della galea Dogale (che in seguito divenne il famoso Bucintoro) seguita da un corteo d´imbarcazioni, si portava all´imboccatura di porto del Lido; là il Vescovo di Olivolo (Castello) benediceva le acque marine in segno di pace e gratitudine.
Molto più complessa e sfarzosa divenne la cerimonia della Sensa quando con la stessa ricorrenza si volle ricordare anche una successiva importantissima vittoria diplomatica dell´allora Stato da Mar.
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È l´anno 1177 quando le due massime autorità europee dell´epoca firmano a Venezia la pace che pone fine alla secolare lotta tra Papato e Impero. Un risultato cui concorre in misura determinante la mediazione del Doge Sebastiano Ziani.
In segno di riconoscenza il Papa Alessandro III consegna al Doge un anello benedetto pronunciando le parole: "Ricevilo in pegno della Sovranità che Voi e i successori Vostri avrete perpetuamente sul Mare", e poi impone le nozze tra Venezia ed il Mare: "Lo sposasse lo Mar sì come l´omo sposa la dona per essere so signor".
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Con un viatico di quella portata, concesso addirittura dal rappresentante terreno della Divinità, la semplice cerimonia della Sensa (N.d.E.) diviene la più importante rappresentazione popolare e istituzionale del mito della Serenissima Regina dei Mari.
Con cadenza annuale il Doge sposa il Mare in segno d´eterna fedeltà e lancia ieraticamente in mare l´anello benedetto.
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A rafforzare ulteriormente la rilevanza della Sensa nel calendario delle ricorrenze veneziane viene un altro Beneficio Papale. Il Pontefice infatti, grato " per la poderosa assistenza e per il cortese ospizio donatogli nella persecuzione da esso patita per Federico Barbarossa Imperatore", concesse indulgenze a tutti coloro che avessero visitato la "Cappella Ducale" (la Basilica di San Marco), negli 8 giorni (poi divenuti 15) seguenti la festa.
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L´incentivo religioso di poter ottenere perdono per i peccati, fece giungere ogni anno in laguna per l´occasione dello Sposalizio di Venezia col Mare, una grande folla di pellegrini.
L´indole veneziana a integrare Sacro e profano portò a istituire, nel 1180, la Fiera della Sensa, dove alle merci esotiche provenienti dai commerci veneziani si affiancavano i prodotti raffinati dell´artigianato locale.
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Allestita dapprima su barche in legno e poi ospitata in Piazza San Marco nel recinto di botteghe disegnato dal Sansovino nel 1534, la Fiera della Sensa divenne una delle maggiori esposizioni europee.
Al giorno d´oggi la Festa della Sensa continua a sopravvivere seppur in forma minore. Il Sindaco nel giorno dell´Ascensione raggiunge, a bordo della "Bissona Serenissima" usata nel Corteo della Regata Storica, la bocca di porto di San Nicolò al Lido per lanciare, affiancato dalle barche a remi delle Società di Voga veneziane, la vera d´oro che ancor oggi simboleggia l´eterna unione tra Venezia e il Mare. Saltuariamente ancor oggi viene allestita la Fiera della Sensa utilizzando quel recinto in legno dipinto che viene anche usato a Carnevale in campo Santo Stefano.
Sebastiano Giorgi
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N.d.E - Ci sembra interessante rilevare qui una curiosa convergenza linguistica: se è vero infatti che "Sensa" in veneziano significa Ascensione, è altresì chiaro che il lemma è lo stesso di "senseria", mediazione, percentuale sull´affare. Il che, in una Repubblica a forte connotazione mercantile come quella Veneziana restituisce, volenti o nolenti, un´ambiguità di fondo.
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