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Storia di Venezia
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Almanacco Storico di Venezia
Almanacco
Storico
di Venezia



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While searching for documents related to the composition of the Venice Public Health Committee's New Strategy, I have found this speech by the Rev. Reuben Parsons, a 19th Century historian belonging as a priest to the Roman Catholic Church.
This Reverend's work is a good contribute to wipe out fabrications and falsifications which have been cumulated above the History and the prestige of Venice in centuries of systematic vilification. So I have took the task to translate it in Italian.

Umberto Sartori

Venezia, il Consiglio dei Dieci - Venice, the so-called Terrible Ten

Il Consiglio dei Dieci - The "Terrible Ten"

Da: Alcuni Errori e Menzogne della Storia, del Rev. Reuben Parsons, D.D.; Notre Dame, Indiana: The Ave Maria; 7a edizione; 1893; pp. 244-260. Courtesy of elfinspell.com

Venezia Malvagia (?!)

Per l'opinione pubblica media, la storia di Venezia un melodramma sanguinoso e oscuro. Prigioni sotto i canali, celle di detenzione esposte al furore di un sole quasi torrido, porte segrete sempre minacciose della comparsa di spie e assassini, virt e valore sempre soccombenti alla spada o al veleno; e tutto ci sotto l'egida di un governo che proclamava se stesso Cristiano e popolare.

Questo il quadro che sorge davanti a chi legge i racconti correnti su Venezia, o a chi assista a una rappresentazione teatrale sulla storia Veneziana.

Fino agli albori del diciannovesimo Secolo, questa idea di Venezia fu in prevalenza effetto di calunnie Inglesi e Protestanti. L'odio ereticale e la rivalit commerciale si erano combinate nell'installare pregiudizi contro quella Repubblica Cattolica che per secoli era stata il pi benestante tra i grandi Stati d'Europa.

Con il nostro secolo venne la necessit, anche da parte della Francia, di giustificare un grande crimine nazionale. La fata Venezia lascia un cadavere ai piedi della tigre rivoluzionaria Francese, ed naturale che i suoi assassini debbano insistere che essa abbia meritato il suo destino.
Ecco, quindi, gli scrittori francesi di grosso calibro accumulare calunnie sulla memoria della Regina dell'Adriatico!

Naturalmente anche autori Germanici si uniscono al coro, in quanto un potere Germanico aveva approfittato del crimine della Francia; un simile commercio di popoli doveva in qualche modo venir giustificato, e lo si fece supponendo la vilt dei barattati. Pertanto il clamore contro la crudelt, la disonest, la tirannia e la maligna astuzia Veneziana, divenne quasi universale.

Venezia, Trattato di Campoformido

L'infame mercimonio di Popoli viene siglato nel
Trattato di Campoformido.
Courtesy of http://www.tor.it/danant/castelli.html

Una delle pi celebri illustrazioni dei misteri di Venezia il dramma "Angelo" di Victor Hugo (ripreso a pi vasta divulgazione da Aristide Ponchielli per la sua "Gioconda", NdT).

Il poeta spinse all'estremo l'uso letterario del veleno e dei pugnali dei Dieci, i passaggi segreti, le disgustose prigioni ecc.; alcuni critici si avventurarono a mettere in dubbio la verosimiglianza della sua messa in scena. In una delle note al suo dramma pubblicato, Hugo si appell all'autorit del conte Daru, lo storico del Primo Impero, e agli "Statuti dell'Inquisizione di Stato" 1 di Venezia, addotti da quello scrittore.

Diamo un riassunto di questi Statuti che, secondo il Daru, portano la data del 12 Giugno 1454:

Nel sedicesimo viene decretato che quando il tribunale ritenga necessario mettere chiunque a morte, l'esecuzione non deva essere pubblica; il condannato deve, se possibile, venir annegato nel Canal dell'Orfano.

Il ventottesimo stabilisce che se un nobile Veneziano rivela di essere stato contattato a fini di corruzione da un ambasciatore straniero, egli sia autorizzato a entrare nella relazione proposta dal corruttore; quando l'affare stia per venire ad effetto, l'agente intermediario deve venir annegato, evitando di colpire l'Ambasciatore di persona o altri diplomatici di riguardo.

Il quarantesimo provvede all'istituzione di spie, non solo nella capitale ma in tutte le principali citt della Repubblica. Questi agenti riporteranno di persona al tribunale, due volte l'anno, sulla condotta dei funzionari nei loro rispettivi distretti.

In un supplemento agli Statuti, viene fatta disposizione che chiunque parli in modo tale da fomentare disordine pubblico, sia diffidato dal farlo; se questi insiste nel farlo, possa essere annegato.

La ventottesima disposizione serve a sbarazzare lo stato di ogni prigioniero che potrebbe essere inopportuno punire apertamente. Un carceriere deve simulare simpatia per il prigioniero e, dopo avergli somministrato un veleno ad azione lenta e non evidente, deve favorirne l'evasione.

Paolo Sarpi, Servita

Paolo Sarpi, Servita

Daru ci racconta di aver trovato questi Statuti, fino ad allora sconosciuti 2, nella Biblioteca Reale di Parigi. Erano rilegati in un volume in quarto, assieme a un'altra opera dal titolo: "Opinione di Fratello Paolo, Servita, Consigliere di Stato, sulla migliore maniera di governare la Repubblica Veneziana, sia negli affari interni che in quelli esteri, affinch possa godere di prosperit perpetua".

Il prete Servita altri non era che Paolo Sarpi, il famoso avversario della Santa Sede nelle occasioni in cui le rivendicazioni temporali del Papa venivano a conflitto con l'ordinamento laico Veneziano; Daru, che naturalmente considerava Sarpi come un'autorit in materia, volentieri abbracci l'idea che il rilegare in unico volume gli Statuti e l'Opinione sul Governo Veneziano, fosse prova che il Servita aveva pubblicato anche gli Statuti.

Vorremmo poter accettare questa autorit del Sarpi, ma dobbiamo dare la precedenza agli argomenti che dimostrano come nessuno degli scritti inclusi nel "tesoro bibliografico" scoperto da Daru fosse opera del padre Servita. 3

Anche volendo accettare il valore del Sarpi nelle premesse, ci sono numerose buone ragioni per rigettare come falsi gli Statuti allegati.

In primo luogo, come pu essere che nessun ricercatore abbia trovato riferimento a queste leggi in alcun documento di epoca precedente al manoscritto di Daru? Secondo le costituzioni proprie del Governo Veneziano, misure simili non avrebbero potuto venir decretate senza l'approvazione del Maggior Consiglio, e solo dopo essere passate per tutte le formalit di registrazione negli archivi dei Dieci, dove nessuna ricerca le ha ancora mai trovate.

Inoltre, i presunti Statuti sono zeppi di errori che nessun giureconsulto Veneto del quindicesimo Secolo avrebbe mai commesso.

Cos, a quel tempo, tutti i documenti giuridici e ufficiali della Repubblica erano stilati in Latino, laddove questi pseudo-statuti sono accomodati in dialetto Veneziano, che non divenne lingua ufficiale fino a un secolo dopo.

Di nuovo, quei decreti sono pronunciati in nome degli "Inquisitori di Stato", un titolo che questi magistrati non ebbero prima del 1610.

Infine, in queste ordinanze gli Inquisitori asseriscono giurisdizione sui prigionieri nei piombi, mentre quei locali non vennero adibiti a prigione fino al 1594.

Pertanto gli "Statuti" citati dal Daru sono apocrifi.

Poich essi sono il fondamento delle accuse contro Venezia, dobbiamo togliere dalle nostre menti tutte quelle immagini che sono state costruite per rappresentare la legislatura Veneziana come una congregazione di demoni, invece che un'assemblea di aristocratici seri e reverendi.

Come ritengono, i calunniatori di Venezia, di farci fare i conti con la pace interna che regn nella Repubblica per cosi tanti secoli? Non troviamo ribellioni ne in casa ne nelle colonie; e questo nonostante la frequenza di carestie, epidemie, guerre e scomuniche.

Fosse una simile cancrena esistita come i nemici di Venezia suppongono, e annidata nel cuore stesso della Nazione per divorare gradatamente ogni vestigia di libert e distruggendo ogni senso di sicurezza, avrebbe la Repubblica potuto rimanere cos unitariamente contenta e prospera?

Cardinal Bessarione, Patriarca di Costantinopoli

Il Cardinal Bessarione, in un ritratto del pittore olandese JOOS van Wassenhove (1476?)

Fu nel 1468, quindici anni dopo che i cosiddetti Statuti sarebbero stati promulgati, che l'illustre Cardinal Bessarione, Patriarca di Costantinolpoli, nell'atto di donare la sua preziosa biblioteca alla Repubblica, cos si espresse:

"Quale Paese offre a uno un rifugio sicuro come il vostro, governato da equit, integrit e saggezza? Qui la Virt, la Moderazione, la Seriet, la Giustizia e la Buona Fede hanno fissato la loro dimora. Qui il Potere anche se grande ed estensivo, tanto giusto quanto delicato. Qui il saggio governa, il buono comanda sul perverso e gli interessi particolari sono sempre sacrificati al benessere generale".

Riflessioni come queste spinsero Paul Valery (uno dei pi noti viaggiatori Francesi, miglior conoscitore dell'Italia di quanto lo sia la maggior parte degli stranieri) a scrivere nel 1838:

"Ho abbandonato i miei pregiudizi sugli Inquisitori Veneziani, e lo ho fatto con grande soddisfazione; perch rinfrancante trovare che, infine, nella storia ci sia stato un minor numero di oppressori. Ci si deve rammaricare che uno storico illuminato come Daru abbia voluto credere negli pseudo-statuti dell'"Inquisizione di Stato" che trov manoscritti nella Biblioteca Reale Francese, e che tutti i Veneziani istruiti considerano apocrifi e fabbricati da un ignorante nemico della Repubblica. Gli Inquisitori di Stato erano Guardiani delle Leggi, tribuni silenti cari al popolo. Gli Inquisitori difesero il popolo dagli eccessi del potere aristocratico". 4

dimostrato che i Veneziani moderni non sembrano aver paura di alcuna approfondita indagine sulla storia antica del loro Paese. Anzi la desiderano, come si evidenzia nello zelo con cui hanno cominciato immediatamente, dopo la chiusura della dominazione Austriaca, a pubblicare i tesori pi importanti dei loro fino ad allora impenetrabili archivi.

Fra questi c' una collezione di documenti relativi alla storia del Palazzo Ducale. Contiene le minute delle sedute del Consiglio dei Dieci dal 1254 al 1600; in esse non si trova alcuna traccia, per esempio, degli annegamenti che sarebbero stati decretati negli pseudo-statuti. Cercherete senza trovarle anche indicazioni di roghi al palo in Venezia, il Paese che, unico fra le terre Europee, mai testimoni quell'orrore.

Quanto al nome del Canal dell'Orfano, nel quale cos tante vittime di una malvagia ragion di stato si dice siano state annegate senza rimorso, quella denominazione non necessariamente deriva dai tanti orfani che sarebbero stati prodotti in esso per ordine degli Inquisitori; i Veneziani moderni ritengono che quel canale fosse cos chiamato da secoli prima che venisse a esistere l'Inquisizione di Stato.

Antoine Claude Pasquin detto Val閞y, frontespizio del Voyage en Italie

Antoine Claude Pasquin detto Val閞y, frontespizio del Voyage en Italie. Image courtesy of http://www.exlibrisroma.it

Molto stato detto a proposito della conveniente opportunit offerta alla malvagit dal mettere a disposizione ricettacoli per denuncie anonime agl'Inquisitori. Certamente non vi erano pi relazioni tra queste "bocche di leone" e la tirannia, di quante ve ne siano tra la tirannia e le cassette postali appese ai nostri lampioni. Quanto alle lettere anonime indirizzate agli inquisitori, gi una legge del 1387 decretava che fossero immediatamente bruciate. E anche quando, verso la fine del sedicesimo secolo, queste manifestazioni furono talvolta ammesse, nessun provvedimento poteva essere preso contro un accusato, senza l'approvazione dei quattro quinti del Consiglio. Si deve anche rimarcare che le precauzioni prese per evitare false testimonianze e false accuse erano maggiori in Venezia che in qualsiasi altro Paese.

Un pozzo alla Giudecca

Uno degli innumerevoli pozzi pubblici in Venezia

stato detto che la principale riserva d'acqua era collocata dentro le mura del Palazzo Ducale, in modo che le autorit potessero spegnere ogni rivolta chiudendo al popolo le forniture dell'indispensabile elemento. Ma a fianco delle due magnifiche riserve nella corte del Palazzo, ve ne erano numerose altre in altri luoghi, e quasi ogni casa privata disponeve di propri pozzi o cisterne. Documenti che risalgono al 1303 parlano di una Magistratura, simile agli attuali Commissari dell'Acquedotto, il cui compito principale era assicurarsi che ogni nuovo edificio abitativo fosse fornito di un pozzo.

Adesso qualche parola sui "Piombi", quelle celle di presunta tortura poste all'ultimo piano del Palazzo Ducale, immediatamente sotto la copertura di piombo. Sar interessante citare la testimonianza di Daniele Manin, il dittatore patriota nella rivoluzione del 1848, a proposito di queste presupposte invenzioni della malignit umana.

Un critico di Parigi, dovendo recensire un lavoro che lamentava i "misteri di Venezia", e che pietisticamente si dilungava sul "Ponte dei Sospiri", sugli "orribili piombi" ecc., mostr il suo articolo al patriota.

Daniele Manin

Daniele Manin riproclama la Repubblica in Piazza San Marco

Dopo averlo letto, Manin gli fece questo discorso: " possibile che voi, uomo educato e serio, crediate a queste storielle insensate? Ancora credete alle fole di quando eravate a balia? Conosco bene sia questi "piombi" che questi "pozzi". Io ci sono stato prigioniero e vi posso assicurare che non erano affatto degli alloggi orribili. Credete quando vi dico che tutto questo discorso sulle crudelt di Venezia non che pettegolezzo.

Poi Manin mostr al suo meravigliato amico come la Serenissima Repubblica non avrebbe potuto sopravvivere cos gloriosamente per cos tanti secoli se il suo Governo non fosse stato indulgente e popolare. 5

Infatti, ancora ai nostri giorni i Veneziani conservano un ricordo affezionato di quel Governo; da questo si comprende il ricostituirsi dell'unit popolare nel proclamare e sostenere la loro Repubblica del 1848, mentre altrove il movimento Italiano non fu che mera attivit di una fazione rivoluzionaria.

John Howard, courtesy of http://gallery.nen.gov.uk/image72250-swgfl.html

Questi piombi non avrebbero potuto essere ghiacciaie d'inverno e fornaci in estate, se Howard, il grande riformatore delle prigioni inglesi, dichiar ufficialmente la loro salubrit. 6

Tra l'altro, non vero che siano state collocate immediatamente sotto il tetto del Palazzo. Ruskin misur accuratamente lo spazio tra il soffitto delle celle e il tetto, trovandolo in alcuni casi di nove metri, e negli altri mai inferiore ai cinque metri. 7

Dodici anni prima della caduta della Repubblica Veneziana, il celebre astronomo Lalande disse, a proposito degli Inquisitori di Stato:

"Essi sono distinti pi per la loro saggezza che per il talento. Essi sono scelti fra gli uomini la cui et garantisce libert dalle passioni e dai pericoli del pregiudizio o della corruzione. Raramente infatti si verifica qualsiasi abuso del potere assoluto loro conferito". 8 Il lettore ricordi che tale lode viene da un "filosofo".

L'eminente storico Botta dice:

"Venezia fu senza seri conflitti per molti secoli. Essa fu oggetto di attacco per le Nazioni pi potenti - i Turchi, i Germani e i Francesi. Fu sulla strada di conquistatori barbari, e nel mezzo di rivoluzioni delle genti. Tuttavia usc sana e salva da ogni tempesta politica; tale era la perfezione delle sue antiche leggi, cos a fondo avevano spinto le radici date loro dal tempo, che Venezia non dovette mai cambiare il proprio carattere.

mia ferma convinzione che non sia mai esistito un governo pi saggio di quello di Venezia, sia che si consideri la sua preservazione che la felicit dei suoi sudditi. Per questa ragione Venezia mai ebbe pericolose fazioni nel suo seno, e per la stessa ragione mai nutr paura delle nuove idee...

Non so se si dovrebbe provare piet o indignazione verso coloro che tanto ferocemente inveiscono contro l'Inquisizione di Venezia e che pretendono di considerare l'esistenza di quel tribunale come giustificazione per la morte inflitta all'antica e sacra Repubblica". 9

Carlo Botta, Jerome Lalande, John Ruskin, courtesy of Wikipedia

La ragione sovrana per l'ostilit esercitata da cos tanti moderni verso la memoria della Repubblica Veneta il fatto che fosse preminentemente "clericale", come moda "liberale" al giorno d'oggi di definire qualsiasi cosa non sia manifestamente ostile alla Chiesa Cattolica.

Secondo i clamorosi filosofisti della scuola liberale, "clericalismo" uno scherno alla ragione, una negazione della luce del Sole, un imprecare alla libert, un'esaltazione del dispotismo, una subordinazione di ogni potere civile a una teocrazia, un'ignoranza di tutte le conquiste della scienza moderna, un calpestare la dignit umana; infine - e questo somma tutte le iniquit del "clericalismo" - un ritorno all'oscurit caliginosa del Medio Evo.

Cos'altro che malinconia pu indurre in un radicale lo spettacolo di una citt ansante negli incubi di duecento chiese, trenta istituzioni religiose maschili, trentacinque monasteri femminili e innumerevoli confraternite? E, cosa ancor pi triste da riportare, ciascuno di questi monumenti della devozione religiosa dei Veneziani deve la sua origine da qualche voto di ringraziamento per il favore ottenuto da Dio.

Philippe de Commines, courtesy of Wikipedia

Bene la Repubblica merit il titolo di Cristianissima, conferitole da Papa Onorio nel settimo Secolo, il terzo della sua esistenza. Trentanove volte l'anno la capitale vedeva il Doge e il Senato al completo, recarsi a qualche chiesa in pompa magna, per adempiere a voti fatti in occasione di pericolo per lo Stato. 10

Sempre gli osservatori stranieri furono edificati dalla piet manifestata nel compimento di questi doveri. Philippe de Commines scrisse nel 1494:

"Venezia la citt pi gloriosa che io abbia mai visto, ed la pi saggiamente governata. La devozione di Dio condotta qui pi degnamente che altrove; anche se i Veneziani possono avere le loro colpe, io credo che Dio li aiuti tenendo conto della loro riverenza per la Chiesa". 11

Quando la Repubblica fu vecchia di dodici secoli, questo spirito era ancora forte come quando la dubbia propsperit della sua infanzia la attrasse verso gli altari di Dio. Albrizzi scrisse nel 1771:

"la caratteristica pi degna di nota di questa augusta Repubblica il suo fermo e inviolabile attaccamento per la Chiesa Cattolica. I comandanti dei suoi eserciti, i governatori delle sue fortezze, nelle loro guerre con i Turchi, hanno difeso la Fede con il loro sangue, e spesso tra le pi crudeli torture. Nei momenti pi critici questo saggio governo ha prestato la massima attenzione verso la preservazione della Fede in Ges Cristo nella sua purezza... Quello zelo visibile ancora oggi... I monumenti pi cospicui di Venezia provano la piet del suo governo in ogni periodo della sua esistenza. Il ricordo delle molte vittorie di Venezia rinnovato ogni anno da qualche cerimonia religiosa, condotta con l'appropriata maestosit. Il Doge, a capo del Senato, adempie questo pio dovere... Possiamo quindi dire che i Veneziani sono molto assidui nelle loro pratiche religiose; in ogni giorno di festa, e specialmente nel giorno della Santa Vergine, loro protettrice,12 le chiese si riempiono di persone d'ogni classe e condizione, tutte avvolte nel raccoglimento della memoria". 13

Come altri Paesi, Venezia pass attraverso molte lotte con la Santa Sede, ma queste mai riguardarono questioni di Fede.

Anche durante il terribile allontanamento da Roma nel Pontificato di Paolo V, l'interdetto lanciato da quel Pontefice non spinse Venezia, come predicevano i Riformatori, nei ranghi del Protestantesimo. Come sarebbe stata possibile una simile defezione, si domanda Cant,

"quando Venezia era profondamente Cattolica? Le sue origini, i suoi Patroni, le sue Feste Nazionali, le sue Belle Arti, tutto la proclama tale..." E continua: "quale persona di buon senso potrebbe sostenere che quella Religione stava per perire, mentre proprio allora si andavano edificando tante chiese sontuose? Potrebbe un governo eminentemente conservativo, mentre lo spirito pubblico era cos identificato con il Cattolicesimo, aver anche solo sognato una rivoluzione cos radicale? Abbiamo studiato molti documenti sull'Interdetto di Venezia, e, se abbiamo trovato molta audacia e molto scontento, abbiamo sempre potuto discernere la sottomissione Cristiana e il desiderio di riconciliazione". 14

Cesare Cantu

Cesare Cant, courtesy of Wikipedia

Ma questo spirito Cristiano dispiace ai liberali dei nostri giorni, ed essi hanno quindi rievocato le accuse fatte contro Venezia dal Bonaparte, il capobanda nel grande crimine con il quale l'antica Repubblica fu rimossa dalla lista delle Nazioni". 15

Lasciamo al giudizio del lettore valutare se quelle accuse siano veritiere e se tra tutti i governi, quello in cui meglio fior l'eguaglianza di fronte alla legge, quello che fu il pi patriottico dell'intera Cristianit e il pi longevo, sia proprio quello che la brava gente pi debba detestare.

Veduta di San Marco

Veduta di San Marco alla Festa della Sensa di Giovanni Antonio Canal "Canaletto".

NOTE

1牋 L' 揑nquisizione di Stato di Venezia non deve essere confusa con quella Romana (Sant'Uffizio) o quella Spagnola. Quella Romana fu un tribunale ecclesiastico, la Spagnola un tribunale del Re; entrambe si occuparono di eresie e simili delitti. Il tribunale Veneziano, reso permanente nel 1414, era puramente politico, ed era composto di tre persone - due scelte dai Dieci, e una dal Consiglio del Doge. La sua giurisdizione era universale, non andandone esente neppure il Doge. Originalmente era chiamata "Inquisizione dei Dieci", ma nel 1610 cambi la denominazione in 揑nquisizione di Stato. Il suo potere era illimitato in tutti gli affari di Stato e di Polizia. Disponeva del Tesoro di Stato, dava istruzioni agli ambasciatori, ecc., e alla necessit deponeva il Doge. Comunque, quando intraprese l'azione giudiziaria verso il Doge Marin Faliero, chiam una Giunta di venti aristocratici, che rimase operativa fino al 1582.

2牋"Non ho notizia di alcuno scrittore," dice Daru, "anche tra i Veneziani, che abbia parlato di questi Statuti". Vedi: 揌istoire de la R閜ublique de Venice, edit. 1821, vol. vi, p. 385.

3 燰edi un eccellente articolo nella British Review dell'Ottobre 1877, p. 377. La falsit di questi Statuti, e di molte delle asserzioni del Daru riguardo a venezia, stata perfettamente dimostrata dal conte Tiepolo nel suo: "Discorsi sulla Storia Veneta Udine, 1828.

4 Antoine Claude Pasquin, detto Val閞y (Parigi 1789-1847), "Voyage en Italie, guide du voyageur et de l'artiste, 1838, vol. I, p. 314.
Nonostante il grande successo di pubblico delle sue guide di viaggio, che avrebbero ispirato scrittori come Chateaubriand, la posizione di spicco sia nei salotti letterari francesi che italiani e le alte cariche ricoperte nel funzionariato culturale di Francia, questo letterato fu ben presto fatto cadere nell'oblio, e la sua figura resa evanescente dal punto di vista storico. Non difficile identificare le ragioni di questa obsolescenza nel suo amore per la verit dei fatti.
Valery infatti non scrisse solo guide di viaggio, ma altres autore di "蓆udes morales, politiques et litt閞aires, ou Recherche des v閞it閟 par les faits": principi morali, politici e letterari, ricerca delle verit attraverso i fatti... Propositi pi che sufficenti a procurargli l'ostracismo delle Accademie Otto e Novecentesche.
Pasquin stato oggetto di pochi studi, tra i quali uno ponderoso e recente di Cristina Candellero, la quale non sembra sapersi spiegare il perch della mancata fama di questo Autore...

Ringrazio Francesco Rossi per avermi segnalato il madornale errore in cui ero incorso attribuendo questa citazione al poeta Paul Valery.

5牋J. Morey, in 揑llustrations et C閘ebrit閟 du XIXe Si鑓le, vol. v. Paris, 1884.

6牋揝tate of the prisons in England and Wales, with preliminary observations and an account of some foreign prisons. London, 1777.

7牋揝tones of Venice, vol. ii, p. 293; note. London, 1852.

8牋揤oyage en Italie, Contenant l扝istoire et les Anecdotes les plus Singuli鑢es de l扞talie. Paris, 1786.

9牋揝toria d扞talia da 1789 a 1814. Firenze, 1816.

10牋Le Cerimonie per la Settimana Santa erano particolarmente splendide. Saint-Didier, nel suo 揕a Ville et R閜ublique de Venice, scritto nel 1679, dice che per le luminarie in Venezia la notte del Venerd Santo, si usava consumare pi cera bianca di quanta se ne consumasse in tutta Italia nel corso di un anno.

11牋揗閙oires, b. vii, ch. 8, at year 1494.

12牋La Festa dell'Annunciazione l'anniversario della fondazione della citt Capitale. Per questo sul pavimento della Chiesa di Santa Maria della Salute leggiamo: "Unde origo, inde salus".

13牋揑l Forestiere Illuminato della Citt di Venezia. Venezia, 1771.

14牋揋li Eretici d扞talia, vol. iii, p. 188. Turin, 1866.

15牋(N.d.T) Qui il rev. Parsons dimostra di non aver potuto o voluto approfondire gli studi sul Buonaparte e le dinamiche che ne mossero e promossero le azioni. Se infatti mi appare lecito il definire Napoleone "capobanda" in senso politico e militare, del tutto ingiustificato chiamarlo promanatore della calunniosa "leggenda nera di Venezia".
Autore principale di questa impietosa strategia concettuale non fu infatti l'Imperatore pro-tempore Bonaparte, ma una squadra di demagoghi assai meno in evidenza sulla scena.
Elementi di spicco di questa immane falsificazione ideologica sono, come gi mostra il Parsons, Pierre Antoine Benoit Daru e Victor Hugo. Dal lato francese ve ne furono molti altri, i cui nomi vediamo passare indenni dalle gerarchie napoleoniche a quelle dei pari della Restaurata Corte di Francia. Tra gli italici particolarmente attivi nel propagandare e coprire la menzogna storica, possiamo oggi aggiungere Alessandro Manzoni come capostipite, per scendere poi attraverso Francesco de Sanctis e la retorica del Fascismo fino alle odierne "accademie".
Napoleone, ben lungi dall'essere orditore della calunnia, esaurito il suo interinato come Imperatore, cadde a sua volta vittima della macchinazione diffamatoria, che non si perit di usare e abusare la sua figura fino a renderla fumosa e mitica, contemporaneamente, da due opposti punti di vista completamente contraddittori tra loro. Diavolo per gli uni, angelo per gli altri.

 

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