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Una vita da bestia -  
di Enrico Caine - inviato il 20/11/2001
L'Uomo è un animale. Gli animali sono bestie. Ergo, siamo bestie.Opinabile semplicismo sillogistico? Forse. Oppure, stimolante spunto per una riflessione sulla nostra condizione di umani. L'animale uomo si sta trasformando: è sempre meno animale e sempre più un qualcosa che lo allontana dalla natura. Noi ''civilizzati'' rischiamo di annegare nel mare delle sovra-strutture, di sprofondare nella palude delle convenzioni, organizzando con stupefacente efficienza la nostra estinzione quali figli della Terra. Ricordiamoci dunque di essere soprattutto animali e comportiamoci quindi conformemente alla nostra specie. E allora, riscopriamo la magia della spontaneità, il fascino dell'atto istintivo, la gioia del vivere liberi. Ritorno allo stato primordiale di Natura? No. Nostalgie anarchiche? Neppure. Recupero di una perduta armonia. Amiamoci quindi con passione senza doverci inebetire per ore o giorni di inutili giustificazioni (bere senza sete e fare l'amore tutte le stagioni sono caratteristiche tipiche della nostra specie), mangiamo quando abbiamo fame, dormiamo quando abbiamo sonno, troviamoci un compagno o una compagna con cui dividere l'esistenza - se ci pare - ma senza l'inganno e l'ipocrisia del matrimonio. Lasciamoci e riprendiamoci con rabbia o con amore, secondo umana natura. Il lavoro nobilità? Mah! Di certo può abbruttire o ubriacare di desiderio di potere. Per il momento ci fa vivere, ma non è detto che ciò non possa cambiare. I figli non sono un diritto-dovere morale ma una necessità. Figliamo serenamente, se lo desideriamo, ma desideriamolo consapevoli di essere parte di un progetto che è più grande di noi, non per appagare il nostro narcisistico egoismo. Usiamo la forza,se necessario, ma solo per sopravvivere o per combattere il sopruso. Balliamo e suoniamo, ci farà sentire più liberi; godiamo della compagnia della gente e scappiamo nella nostra solitudine quando sentiamo impellente il bisogno di comunicare con noi stessi. Impariamo a non legarci alle cose, né alle persone, guardando ai nostri cari con amicizia, e pensando l'amicizia come una preziosa complicità destinata inevitabilmente a svanire e rinnovarsi all'infinito. Rispettiamo la vita e la libertà di tutte le specie viventi augurandoci che presto venga meno il dominio dell'uomo sugli altri animali, frutto di un aberrante atteggiamento che ha radici (in occidente ) tanto profonde quanto speciste: il pensiero pre-cristiano e la grecità classica. Sforziamoci di comprendere che tutti coloro che si oppongono alle sofferenze umane dovrebbero razionalmente essere contrari a quelle inflitte agli animali. Nondimeno, ricordiamoci che, come scrive l'autore di un libro che ha ispirato un movimento mondiale che conta su milioni di iscritti e centinaia di organizzazioni (Peter Singer, Liberazione Animale. Mondadori), gli animali non umani non sono in grado di richiedere da sé la propria liberazione, o di protestare contro la loro condizione con voti, manifestazioni e boicottaggi. Teniamo a mente che i nostri peccati di gola (tra gli altri) implicano atroci sofferenze, interminabili agonie, insopportabili costrizioni per popoloazioni di esseri viventi ogni anno. Una vita vegetariana può essere sana e felice: chi già la pratica (e non per edonistico salutismo) è sulla strada giusta. Per il momento continuo a cibarmi dei cadaveri degli altri animali conscio del fatto che, difformemente dai carnivori non umani, noi siamo in grado di SCEGLIERE. Confido nel molesto, crescente senso di colpa che ciò mi procura.Cerchiamo allora di vivere meglio, di vivere da virtuosi: viviamo da bestie.

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