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Leone di San Marcuola, incongruenze
di Umberto Sartori - inviato il 18/03/2010
La lettera del gestore dei lavori pubblici nel rio di San Marcuola mi è giunta con allegati questi due articoli di giornale risalenti all'epoca della rimozione del Leone.
Come possiamo vedere nei paragrafi evidenziati in giallo, la versione ufficiale data dalla stampa pone l'accento su come i pezzi recuperati dal fondo del canale si fossero staccati in tempi diversi. Tanto diversi da aver prodotto evidenti differenze nelle alterazioni superficiali dei vari pezzi.

Queste affermazioni corroborano l'estraneità del gestore dei lavori in rio di San Marcuola al danno subito dal Leone. Alcuni pezzi sono rimasti a lungo nel fango, ergo erano caduti in acqua assai prima che iniziassero i lavori. La testa, invece tanto di recente da poter ragionevolmente sostenere che si era staccata dopo la rimozione del cantiere.

Questa precisazione sembra voler tacitare il velato sospetto che s'insinua nell'articolo della Nuova Venezia con questa frase: "... ma dopo la fine dei lavori di Insula per lo scavo dei fanghi, a fine ottobre, l'amara sorpresa: il leone era stato decapitato..."

Ma è una precisazione che presenta una incongruenza palese: se pezzi meno importanti dell'intera testa erano caduti in acqua - prima - dei lavori, come mai le minuscole schegge di marmo erano ancora lì dopo il dragaggio del rio?

Come riporta la Nuova Venezia il danno al Leone era stato scoperto dagli addetti ai lavori non durante le operazioni di cantiere, ma solo - dopo - la sua chiusura, e solo allora sono state avviate le ricerche dei pezzi.

Qualcuno si deve essere accorto di questa incongruenza imbarazzante, infatti due anni dopo, in occasione dell'esposizione sul restauro a ca' Franchetti, la versione ufficiale rilasciata alla stampa risulta diversa.
Scrive il Gazzettino online del 12 Maggio 2007, a firma Silvio Testa:

"E per fortuna è caduto in acqua dopo che Insula aveva concluso i lavori di scavo del rio di San Marcuola, e non prima, altrimenti sarebbe andato perduto per sempre assieme ai fanghi del fondo. Invece il caso ha voluto che il leone in moleca che adornava la porta d'acqua del civico 1805 di Cannaregio, di proprietà delle IX Congregazioni del Clero veneziano, si sia frantumato dopo, che la perdita sia stata segnalata nel 2005 dalla gente, dallo storico Alberto Rizzi e dai giornali, che Insula con la supervisione della Soprintendenza ai Beni ambientali e architettonici abbia immediatamente dragato la zona recuperando ogni frammento..." (Questo articolo è consultabile prsso il sito PatrimonioSOS)

Ohibò! E che fine hanno fatto le "alterazioni superficiali dovute a differenti periodi di immersione nel fango", mentre: "la testa del Leone risulta pulita e si deve essere distaccata in tempi recenti"?

Una cosa deve essere chiara: Noi siamo perfettamente consapevoli delle miserevoli condizioni in cui si trovava il manufatto già - prima - dei lavori nel rio sottostante. Venezia Observer e il Comitato di Salute Pubblica a Venezia documentano e informano la città da anni sugli effetti che zolfo e azoto producono sulle pietre.
Le rendono fragili e friabili, estremamente delicate, idrosolubili.

Proprio per questo quel Leone, particolarmente antico e particolarmente amato dai Veneziani, si sarebbe dovuto severamente documentare prima di iniziare i lavori e proteggere durante lo svolgimento degli stessi.

Questo, se chi amministra avesse a cuore il Bene Comune di Venezia, di cui il Leone in moleca era simbolo dal lontano Quattordicesimo Secolo.

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