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Alta Velcità -  
di Enrico Caine - inviato il 22/06/2002 (letto 1557 volte - 0 commenti)

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Alta Velocitàdi Enrico CaineCinque miliardi di anni fa quando la Terra era appena nata, nessuno andava di fretta. Il fenomeno più interessante che si presentò sul neonato globo celeste, fu infatti la Vita, che fece capolino un poco più tardi: circa due miliardi e mezzo di anni dopo. Considerato che i ritrovamenti più antichi dei resti dei cosiddetti Ominidi (i nostri scimmieschi progenitori) vengono temporalmente collocati in un'era di circa quattro milioni di anni fa, e che quella testa di rapa di Homo sapiens (modesto, no?) ha cominciato a rompere le palle da non più di cento/cinquanta mila anni, è lecito dedurre che (semplificando un niente) la Terra se la prende con serafica calma. Cosa logica,per un pianetino che, come noi, non sa cos'è, da dove viene, né dove andrà. I pianeti infatti, di norma gigioneggiano, galleggiando nello spazio nero e profondo, misurandosi in galattiche danze con Lune e Soli che fan loro da dame e cavalieri.Gli uomini moderni,invece,corrono come matti. Si svegliano da brevi sonni e si lavano velocemente, consumano una rapida colazione, vanno di corsa al lavoro su scattanti automobili, solcano i cieli su aerei supersonici, siedono su treni ad alta velocità, digitano su computer sempre più sofisticati, e così facendo si dimenticano di vivere. Gli uomini d'oggi si lamentano di non avere abbastanza tempo: per sé, per la famiglia, per gli amici, ma se anche l'avessero probabilmente non saprebbero che farsene, o nella migliore delle ipotesi, lo ammazzerebbero; sono troppo presi a soddisfar ''bisogni'': alcuni veri, come nutrirsi, vestirsi, vivere in modo dignitoso e confortevole (ossia circondati da una sacrosanta ma ragionevole dose di superfluo), ma la gran parte falsi, ossia del tipo di quelli che un certo Marcuse (tra gli altri) già trent'anni fa ci insegnava a riconoscere come bisogni apparenti, sovraimposti all'individuo da interessi sociali particolari, e tendenti a perpetuare la fatica, l'aggressività, la miseria, l'ingiustizia.Non ce lo avessero spiegato, capirei anche; e invece no! Tutti ad ammazzarsi di lavoro (più Voi che me, in verità), per poter consumare tutto quello che c'è da consumare, cervello incluso. Gettiamo vestiti intatti in nome di deliranti mode, cambiamo automobili seminuove per avere sempre l'ultimo modello, sostituiamo televisori, telefoni, frigoriferi, lavatrici e frullatori, magari perché stanchi del colore. Ci facciamo prendere per il culo da produttori (vittime a loro volta di altri produttori) di oggetti la cui durata è stabilita e programmata a tavolino: con una tecnologia di trenta, quaranta anni fa (un'enormità in quel campo), si costruivano oggetti che vivevano, spesso, più del loro possessore, fenomeno impensabile per le cose attualmente in commercio. In un sistema di schizofrenica iper produzione, aggiustare è diventato asociale, e presto sarà considerato reato, mentre tale dovrebbe essere ogni lancio sul mercato di millantati ''nuovi'' prodotti la cui presenza non sia giustificata da una reale applicazione di nuove scoperte scientifiche o tecnologiche.Tutto è ormai in termini di produzione: il fine dell'Homo tecnologicus, che è quello di puntare al massimo, dimentica ancora una volta l'eterna saggezza delle leggi di Natura, il cui fine è invece quello di raggiungere l'ottimo. Viviamo circondati da stracolme e maleodoranti discariche che, di corsa come siamo, presto ci seppelliranno. Con buana pace del nostro simpatico pianetino, che si libererà di noi con lo stesso sollievo con il quale un cane si libera di una grossa, fastidiosa zecca.

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