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Pietre di Venezia ..:Torna indietro:..
San Giorgio in Alega
di Tello De Marco (foto) | Umberto Sartori (testo) - inviato il 02/11/2007 (letto 7836 volte - 19 commenti)

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San Giorgio in Alega

San Giorgio in Alega

Raccontare l'isola di San Giorgio in Alega è un poco come ripercorrere la mia stessa vita. Quest'isoletta sperduta infatti è legata a ricordi emblematici delle mie età. Un luogo che mi era familiare e quasi quotidiano nell'infanzia, meta com'era della passione per la pesca di mio padre e che ho poi continuato a visitare pur con intervalli sempre più lunghi.
Posso quindi davvero raccontare gli ultimi cinquant'anni di San Giorgio in Alega per testimonianza diretta.
C'è, o meglio c'era, un canale a ridosso dell'isola verso Sud-Est, che al tempo della mia infanzia era frequentato dalle anguille: sulla terza bricola mio padre legava il sandolo noleggiato da Seno e lanciava le sue togne con un ampio movimento rotatorio del piombo sopra la testa. A volte ero con lui, ma più spesso le mie qualità di disturbatore mi avevano già fruttato un "affidamento" alle mura di mattoni della vicina isola.
Nè lì ero solo. Negli ultimi anni cinquanta un gruppo di pescatori curava la terra oltre a depositarvi le reti. Vi erano cani domestici e una sorgente d'acqua dolce.





Vigneti e frutteti ombreggiavano rustici tavoli e panche dove i gitanti e i clienti consumavano pasti di scampagnata o trattavano casse di frutta e di pesce.
L'isola era stata la prima a venire restituita al pubblico dai militari; gli edifici e la cinta muraria erano pressocché intatti. Sull'angolo di Nord-Est ancora si poteva vedere la statua di una Madonnina secentesca; sopra l'aggraziato arco in pietra d'Istria che dava accesso alla cavana in fondo alla darsena, spiccava una croce in marmo policromo assai più antica: sentivo mio padre descriverla come del '400. La chiesa presentava già piccoli danni al tetto, ma era integra nei suoi volumi e nelle strutture portanti. Altrettanto integri, e in parte abitati erano gli altri edifici, alcuni antichi e altri, come la torretta d'artiglieria in cemento, costruiti per la servitù militare.
Accostato al muro di cinta verso Venezia ancora ricordo un piccolo allevamento di conigli e galline.
Sullo spiazzo a destra entrando in darsena un grande cumulo di tubi di cartone catramato, contenitori vuoti delle cariche di lancio dell'artiglieria, per me bambino costituiva un settore esplorativo affascinante quanto proibito, come proibita mi era tutta la parte Ovest dell'isola, già inselvatichita e disseminata di residuati bellici.

Lo scalo di alaggio a sinistra era ancora parzialmente coperto dal tetto in travi assi e tegole: ospitava il rottame di una grossa imbarcazione lagunare ed era ancora in uso come squero per la riparazione di piccole barche. Perfettamente integro era anche il molo d'attracco in pietra d'Istria.

I pescatori-contadini se ne andarono, scacciati da una qualche ordinanza; si disse che l'isola era stata venduta per farne un albergo. Il luogo disabitato divenne ancora più affascinante per la mia lunga adolescenza inquieta e sensuale, ma anche più disponibile per attività illecite. Si cominciò a sentir parlare di refurtiva, contrabbando, armi che potevano esservi nascosti, e i normali gitanti smisero di andarci.
La vegetazione abbandonata a sé stessa rivelò ben presto la virulenza della vite che, non più potata né spogliata dei suoi frutti, scese dagli impalchi artificiali per avvolgere raso terra quasi tutta l'isola compresi gli edifici più bassi, soffocando gli altri alberi da frutto e vincendo anche l'edera che già si era insediata a ridosso dei muri e i cespugli di rovo. Negli ultimi anni però anche la vite ha ceduto, e ora l'isola è avvolta da un altro infestante di cui non conosco il nome, presumibilmente un'edera velenosa.





La sorgente dapprima si impaludò e poi scomparve tornando sotterranea.
Gli edifici, sotto l'attacco combinato della vegetazione, dell'incuria, dei vandali e dei ladri, che erano rimasti gli unici frequentatori dell'isola oltre ai romantici avventurosi come me, cominciarono a cedere. Archi e architravi, depredati della pietra d'Istria, si sbrecciarono e infine ruppero, cadde il tetto della chiesa e l'acqua cominciò ad attaccare le volte dei sotterranei, che ancora oggi però strenuamente resistono quasi intere.
La Madonnina della cinta murata, nel 1985 a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, fu rubata: legata a una fune, venne trascinata sul fondo nel tentativo dei malintenzionati di non dare nell'occhio. Ma il fondale attorno all'isola è infido per cumuli di macerie scaricati abusivamente negli ultimi cent'anni. La statua si impigliò e la fune si ruppe. Un ultimo barlume di coscienza nei ladri fece loro segnalare anonimamente il fatto e il luogo d'incaglio. La statua fu quindi fu recuperata e ora è in deposito, si dice, presso una Sovrintendenza.


Sono passati cinquant'anni da quando sbarcai per la prima volta a San Giorgio, sento ancora l'aroma delle pesche bianche, delle ciliege e degli amoli, ancora ho nella memoria le immagini di gente cordiale e di un'isola accogliente e pulita.

Davanti agli occhi e all'obiettivo di Tello De Marco, invece, la devastazione dell'isola grida la condizione estrema in cui versa Venezia tutta, nelle mani di barbari del tutto indegni della Storia e della Civiltà veneziane.



Seno - Uno dei noleggiatori di barche, che era situato nel canale di Ognissanti alle Zattere. All'epoca vi erano almeno una decina di stazi attivi in città.
Togne - Semplici lenze lunghe. Tenute arrotolate solitamente su una tavoletta di legno o sughero, al momento dell'uso venivano svolte in apie volute sul fondo della barca. Il pescatore stringeva tra indice e pollice l'estremità a circa settanta centimetri dal piombo e la faceva roteare sopra la testa per lanciarla a qualche decina di metri dalla barca. La togna veniva poi lentamente recuperata.
Amoli - Specie locale di albicocche.

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Commenti a questo articolo
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Inviato da: elbaso

Stringe il cuore vedere come le isole della laguna
siano devastate e ridotte a discariche

elbaso

Inviato il 03-11-2007 13:45
Inviato da: emmegi (emmeginko@gmail.com)

lamentiamoci poi se le compra qualche ricco straniero...

Inviato il 03-11-2007 15:01
Sito web: www.ciacoeoni.net
Inviato da: Umberto Sartory

Lamentiamoci semmai che sia stata resa possibile la vendita di beni demaniali. Ovvero di beni di tutti il cui lucro finisce invece forzatamente nelle tasche solo di alcuni.

Inviato il 05-11-2007 09:35
Inviato da: Tello



Inviato il 05-11-2007 12:05
Inviato da: lorenza

ogni volta nessuno li vota e dopo te li ritrovi di nuovo in mezzo ai piedi-

Inviato il 07-11-2007 09:48
Inviato da: Enzo Fantini (e.m.fantini@arcor.de)



Inviato il 16-01-2008 08:18
Inviato da: laura de rossi (lauraderossi@libero.it)



Inviato il 03-05-2008 06:24
Inviato da: Umberto Sartori



Inviato il 05-05-2008 10:19
Sito web: www.ourvenice.org
Inviato da: Gianni Chinellato (sos@giannichinellato.it)

Carissimi amici...sono una vittima di usura bancaria nel mio blog (www.giannichinellato.it )troverete la mia storia ..l'anno scorso il 23 dicembre assieme ad un'altra vittima siamo scesi nell'isola di S.Giorgio in Alga come APPESTATI BANCARI..per la quarantena e per ricostruire il presepio dopo oltre 2 secoli dall'abbandono dell'isola dei frati carmelitani...sono stati momenti meravigliosi di preghiera e sensazioni incredibili quasi fossero con noi le anime dei frati ..........troverete le foto sul mio Blog ( fotogallery) Un abbraccio Gianni Chinellato

Inviato il 02-12-2008 18:48
Sito web: www.giannichinellato.it
Inviato da: franco (nick_kcin@hotmail.it)



Inviato il 06-02-2010 11:13
Inviato da: Decca (http://www.facebook.com/album.php?aid=175071&id=371554427396&l=013d5193e1)



Inviato il 27-04-2010 05:08
Sito web: http://sites.google.com/site/wwdecca/
Inviato da: Umberto Sartori

Le foto che pubblichi parlano chiaro, caro Decca. Quella che la Madonnina fosse stata rubata e ritrovata fu una voce che corse all'epoca.
Sarebbe bello scoprire che anche la croce in marmo policromo non sia scomparsa ma solo nascosta in qualche anfratto della burocrazia...

Inviato il 27-04-2010 19:30
Inviato da: aSerra (armandoserr@gmail.com)



Inviato il 22-06-2010 05:32
Inviato da: Umberto Sartori



Inviato il 23-06-2010 04:53
Inviato da: Elena Gavagnin (gavagnin4@libero.it)



Inviato il 05-01-2014 15:30
Inviato da: Umberto Sartori (umbertosartori@veneziadoc.net)



Inviato il 23-01-2014 09:36
Sito web: http://veneziadoc.net
Inviato da: jacques TURCHET (turchet-27-ingenierie@orange.fr)

Bonjour,

Il est regrettable de voir un tel désastre sur cette île et ce n'est pas une belle image touristique. Malgré l'état de délabrement actuel, je pense que l'île pourrait être nettoyée et les bâtiments restaurés à condition de le vouloir. Il faudrait une association de personnes sérieuses composée de retraités et de personnes sans emploi ayant une spécialité du bâtiment et de l'agriculture pour y faire une agriculture biologique loin de la pollution que nous connaissons. Il suffit de trouver les fonds pour acheter les matériaux et le matériel nécessaire aux travaux. Ce commentaire peut paraître utopique et farfelu mais moi je pense le contraire, je ne suis pas un rêveur mais un professionnel qui a fait ses preuves en France et en Afrique noire tout est question de motivation et financement. Je précise que les personnes volontaires doivent être qui seraient recrutées devraient sérieuses professionnellement et moralement afin d'éviter les désordres et les problèmes engendrés et bien connus.
J.TURCHET

Inviato il 20-01-2017 23:52
Inviato da: jacques TURCHET (turchet-27-ingenierie@orange.fr)

Bonjour,

Il est regrettable de voir un tel désastre sur cette île et ce n'est pas une belle image touristique. Malgré l'état de délabrement actuel, je pense que l'île pourrait être nettoyée et les bâtiments restaurés à condition de le vouloir. Il faudrait une association de personnes sérieuses composée de retraités et de personnes sans emploi ayant une spécialité du bâtiment et de l'agriculture pour y faire une agriculture biologique loin de la pollution que nous connaissons. Il suffit de trouver les fonds pour acheter les matériaux et le matériel nécessaire aux travaux. Ce commentaire peut paraître utopique et farfelu mais moi je pense le contraire, je ne suis pas un rêveur mais un professionnel qui a fait ses preuves en France et en Afrique noire tout est question de motivation et financement. Je précise que les personnes volontaires doivent être qui seraient recrutées devraient sérieuses professionnellement et moralement afin d'éviter les désordres et les problèmes engendrés et bien connus.
J.TURCHET

Inviato il 20-01-2017 23:54
Inviato da: jacques TURCHET (turchet-27-ingenierie@orange.fr)

Bonjour,

Il est regrettable de voir un tel désastre sur cette île et ce n'est pas une belle image touristique. Malgré l'état de délabrement actuel, je pense que l'île pourrait être nettoyée et les bâtiments restaurés à condition de le vouloir. Il faudrait une association de personnes sérieuses composée de retraités et de personnes sans emploi ayant une spécialité du bâtiment et de l'agriculture pour y faire une agriculture biologique loin de la pollution que nous connaissons. Il suffit de trouver les fonds pour acheter les matériaux et le matériel nécessaire aux travaux. Ce commentaire peut paraître utopique et farfelu mais moi je pense le contraire, je ne suis pas un rêveur mais un professionnel qui a fait ses preuves en France et en Afrique noire tout est question de motivation et financement. Je précise que les personnes volontaires doivent être qui seraient recrutées devraient sérieuses professionnellement et moralement afin d'éviter les désordres et les problèmes engendrés et bien connus.
J.TURCHET

Inviato il 20-01-2017 23:54
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