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Sul concetto di popolo veneziano -  
di Umberto Sartory - inviato il 02/07/2004 (letto 1628 volte - 0 commenti)

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Venezia ha bisogno di ritrovare il senso di popolo. A questo fine non è opportuno, a miomodo di vedere, che le sue componenti si scaglino l'una contro l'altra. Tutte lecategorie di lavoratori veneziani sono sotto abbaglio di un guadagno in apparenza ingente,che nasconde la realtà di una perdita totale in tempi brevissimi. Ciascuna lo manifesta asuo modo, e tutte insieme nel decadere della città come corpo morale e fisico. Se anchefossero vere le voci cittadine, secondo le quali molti motoscafisti avrebbero un passatogiuridicamente turbolento, è anche vero che il passaggio da, mettiamo, ''rapinatore'' a''motoscafista'', rappresenta una volontà di reinserimento nella vita civile, oltre che unvantaggio per il resto della società.Un rapinatore si nutre di arroganza in eccesso. Se, trasformandosi in ''motoscafista'',nella società civile trova riscontro a questo ''valore'', sarà portato a usare della suaabilità in merito, ritenendola a buon diritto lecita, in quanto praticata in primis daquelle istituzioni che la vita civile rappresentano e amministrano.L'immagine della nostra attuale struttura sociale è quella di un insieme di tribù,ciascuna delle quali cerca con arroganza e persino con protervia di incamerare i massimiprivilegi e di imporre la propria miope visione dei problemi. Miope perché sempre limitataa considerare i propri interessi , senza capacità culturale di valutare l'impatto deipropri privilegi con il Bene Comune.In questo risiede la principale responsabilità della classe dirigente nel suo complesso.Se non si può infatti chiedere la capacità di una globale analisi sociopolitica a unqualsiasi singolo lavoratore, questa diviene invece indispensabile a livello deglielementi dirigenziali nelle categorie e dei rappresentanti politici.Prima causa dell'attuale deficienza è la ''politicizzazione'' dell'intero sistema.Attualmente, i dirigenti di categoria non sono, come in passato, gli esponenti più saggi epiù impegnati della categoria stessa; elementi che abbiano raggiunto, attraverso la''maestranza nel mestiere'' una visione sovrappersonale e ''globale''. Al contrario, essi sonodesignati con scelte di partito e di potere astratte da ogni altra abilità especializzazione sicuramente esperita.Si ottiene cosi che, nella catena dialettica del potere, viene a mancare la componenteumana di conoscenza ed esperienza concreta di ciascuna problematica, mentre tutte vengonoaffrontate in base ad astratti e in fondo inapplicabili modelli solo ''teorici''.Questo è clamorosamente confermato nella ''banchina portuale'' costruita alle Zattere sumodello di una banchina tirrenica, ma si manifesta a livelli di ancor più alta gravità quando la ''classe politica'' espande la sua influenza in settori dai quali dovrebbe esserealiena, nel tentativo di coprire gli ammanchi culturali e finanziari con cui nutre la suaposizione al potere nella dinamica dei suoi conflitti interni. Anziché perseguire latutela del Bene Comune, da tempo ciascun rappresentante conduce primariamente duebattaglie: una personale per mantenere e implementare la propria posizione e una perstrappare privilegi in favore della parte rappresentata. A questi scopi i nostri politicinon si peritano di intimidire i tecnici e gli scienziati, di nascondere e manipolare idati, di avviare campagne di disinformazione e di silenzio.Ne sta facendo le spese Venezia, letteralmente sbranata dalle cecità, dalle invidie edagli odi incrociati e organizzati. No popolo? AHI AHI AHI !!!.Nel nostro progetto, allo stato attuale, i motoscafisti dovranno riconvertire i loroinvestimenti. Non si dimentichi infatti che, ai lauti guadagni di cui si parla,corrisponde anche un investimento iniziale piuttosto ragguardevole, in termini di volgarepecunia ma anche di tempo e dedizione. Mal riposte, d'accordo, ma fino a oggiassolutamente legali o comunque legalizzate da complicità in luoghi che dovrebberocivilmente essere inaccessibili al concetto stesso di complicità.Se la società civile ha mancato nel dare buon esempio e retta via a ''figlioli prodighi''deve condividere la responsabilità nei difetti di formazione di questi ''nuovi cittadini''.Noi abbiamo già abbastanza da fare a chiederci che cosa possiamo fare per salvare Veneziadalla morte imminente, ed eventualmente come farlo. Un popolo prospero e felice può anchepermettersi le rituali zuffe di strada fra Nicolotti e Castellani, ma un popolo che è difronte alla definitiva distruzione deve, imprescindibilmente ritrovare unità operativa edi spirito.

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